Donne e molestie sul lavoro: in Italia riguardano il 13,5% delle lavoratrici

Recenti dati Istat rilevano uno scenario preoccupante: quasi 2 milioni di lavoratrici donne sono coinvolte in molestie sul lavoro.

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  • I recenti dati Istat raffigurano un quadro allarmante sulle molestie sul lavoro subite dalle lavoratrici: il 13,5% delle donne che lavorano ne è colpito.
  • Sono 2,322 milioni le persone tra i 15 e i 70 anni di età che hanno subito almeno una molestia sul lavoro.
  • Solo il 6,3% delle lavoratrici accedono a corsi formativi su questo tema presso la propria azienda.

Sono almeno 1 milione e 900 mila le donne tra 15 e 70 anni di età che durante la propria carriera lavorativa hanno subito molestie sul luogo di lavoro, secondo la recente indagine Istat “Le molestie: vittime e contesto1” basata sui dati degli anni 2022 e 2023.

Si tratta del 13,5% delle donne che lavorano attivamente o hanno lavorato in passato, con una incidenza maggiore (intorno al 21,2%) per le più giovani. Sono riportati dati allarmanti, che evidenziano uno dei problemi sociali più diffusi nel paese, che coinvolge soprattutto le lavoratrici.

Intimidazioni, molestie sessuali e offese sono diffuse anche fuori dall’ambiente lavorativo, tuttavia questo sembra essere il luogo in cui questi episodi sono più frequenti. Anche gli uomini, soprattutto giovani, subiscono molestie sul luogo di lavoro, anche se in percentuale minore.

Molestie sul luogo di lavoro: gli ultimi dati

Le giovani donne che si trovano in una fascia di età tra 15 e 24 anni sono le più vulnerabili dal punto di vista delle molestie sul lavoro, con dati che rilevano che a subirle sono almeno il 21,2%. Si tratta quindi di persone che si trovano tendenzialmente al loro primo impiego, prima o dopo aver terminato un percorso di studi e molte di queste sono minorenni.

Come riporta Istat, la direttiva UE definisce in modo preciso cosa si intende per molestie sessuali, includendo qualsiasi forma di comportamento indesiderato, sia verbale, non verbale che fisico, che va a violare la dignità della persona, in questo caso la lavoratrice, creando un ambiente ostile, umiliante e offensivo.

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L’ambiente di lavoro sembra proprio uno dei luoghi in cui maggiormente questa situazione si presenta, rivelando uno scenario italiano su cui c’è ancora molto da migliorare. Complessivamente, il 13,5% delle donne lavoratrici ha subito una molestia sul luogo di lavoro durante la propria carriera, contro il 2,4% degli uomini.

Oggi oltre a comportamenti di questo tipo riscontrati presso aziende e uffici, si registra un’incidenza piuttosto alta delle molestie tramite social network e altri strumenti digitali, con offese o messaggi espliciti. Il rischio di subire questo tipo di molestia online è particolarmente alto quando le lavoratrici utilizzano software o programmi di lavoro da remoto o in presenza.

Viene rilevato che le vittime di molestie sul lavoro sono soprattutto donne con elevato livello di studio, diplomate o laureate. Anche se i dati mostrano una minore diffusione di ricatti sessuali sul posto di lavoro negli ultimi anni, le molestie sono ancora molto diffuse sul lavoro e sono pochissimi coloro che denunciano.

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Molestie sul lavoro: le donne sono più colpite degli uomini

A subire maggiormente molestie sessuali sul luogo di lavoro sono le donne, come abbiamo visto con una maggiore incidenza per le giovanissime, mentre per gli uomini la percentuale è più contenuta. Anche per i lavoratori la situazione è più critica nelle fasce di età più giovani, ovvero coinvolge maggiormente chi è appena entrato nel mondo del lavoro.

Complessivamente le donne sono vittime di molestie sul lavoro almeno 4,5 volte in più rispetto ai colleghi uomini, che registrano una percentuale complessiva del 2,4% dei lavoratori. Anche gli uomini che lavorano utilizzando internet rischiano maggiormente di subire molestie, per l’1,5%, contro lo 0,4% di chi non usa strumenti web.

I dati Istat prendono in considerazione sia il settore privato che quello pubblico, rilevando queste discrepanze sul numero di lavoratrici che subiscono molestie:

  • lavoratrici nel settore privato: 14,4% delle molestie subite;
  • lavoratrici nel settore pubblico: 13,5% delle molestie subite.

Le molestie subite dalle donne lavoratrici sono perpetuate per l’81% da colleghi e dirigenti uomini e per il 6,2% da altre donne. Questa differenza è meno ampia per ciò che riguarda le molestie subite da lavoratori uomini.

Va evidenziato anche che in questo contesto allarmante che riguarda il mondo del lavoro italiano, i casi si ripetono e spesso coinvolgono le stesse lavoratrici. Non si tratta quindi di episodi una tantum, ma spesso le molestie vengono subite dalle stesse persone e portate avanti nel tempo.

A questi dati si aggiunge quello che riguarda quante lavoratrici effettivamente denunciano questi episodi o situazioni perpetuate: solamente il 2,3% si rivolge alle autorità e il 2,1% ad altre istituzioni.

Le differenze territoriali

Va evidenziato che le situazioni qui descritte non si verificano con la stessa incidenza in tutte le zone e regioni italiane: Il Nord-Ovest e il Sud Italia sono le zone in cui maggiormente si verificano molestie sul luogo di lavoro a danno di lavoratrici donne, con particolari picchi:

  • Piemonte: 20,3%;
  • Umbria: 16,0%;
  • Sicilia: 15,8%;
  • Campania: 15,7%;
  • Lazio: 15,1%.

Per i lavoratori uomini invece il picco di incidenza si registra soprattutto al Centro Italia, per la precisione nella regione Lazio, per il 5,3%.

Molestie online: la diffusione

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Un fattore da tenere in considerazione riguarda il moltiplicarsi delle piattaforme digitali che lavoratori e lavoratrici utilizzano quotidianamente sia per lavoro che nella sfera privata.

Le molestie online negli ultimi anni hanno subito un’impennata, per cui l’1,9% delle donne e lo 0,8% degli uomini ha dichiarato di aver subito molestie tramite messaggi telefonici, dentro o fuori dall’ambito lavorativo.

Andando a vedere invece l’incidenza dei social network, questi episodi hanno coinvolto il 2,1% delle donne e l’1,3% degli uomini. Paradossalmente, queste percentuali aumentano quando le persone utilizzano internet per lavoro, ma anche per motivi di studio, raggiungendo il 3,1% delle donne sui social e l’1,6% degli uomini.

Un altro dato che riguarda l’uso dei social rileva che il 4,1% delle donne dai 14 ai 70 anni sceglie di non pubblicare foto sui social per timore di ritorsioni, molestie o ricatti. Questo dato rileva quanto le piattaforme online siano viste da molte come principale fonte di pericolo in termini di molestie.

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Solamente il 2,3% delle donne denuncia una molestia sul lavoro

I dati che riguardano il numero di denunce presentate di fronte a questi eventi sono bassissimi: solo il 2,3% delle donne decide di denunciare effettivamente l’accaduto, alle forze dell’ordine o ad altre istituzioni.

Tenendo in considerazione solamente le molestie fisiche, perpetuate sul luogo di lavoro ma anche al di fuori, la maggioranza delle donne le ha ritenute gravi (almeno l’81,9%), tuttavia il 94% delle donne non ha denunciato. La percentuale scende leggermente per gli uomini.

Negli ultimi anni sono nate diverse iniziative di sensibilizzazione sulla tematica, ad esempio il Movimento globale #MeeToo si è diffuso in modo virale sui social media proprio per denunciare la situazione preoccupante esistente nei posti di lavoro, che mette a rischio moltissime lavoratrici.

Il movimento incentiva quindi le vittime di queste situazioni a non rimanere in silenzio e a denunciare subito quando queste si verificano.

La Polizia di Stato inoltre ha istituito un’applicazione smartphone, YouPol, per segnalare episodi di violenza di genere, scambiando messaggi e contenuti multimediali direttamente con la polizia e segnalando la posizione della vittima grazie alla geolocalizzazione.

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Valeria Oggero

Giornalista

Giornalista pubblicista, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.

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