Inflazione o crescita economica? I primi dati 2023

In che modo l'inflazione continuerà a condizionare il 2023? Ma soprattutto riprenderà la crescita economica? Scopriamolo insieme.

Inflazione o crescita economica
  • Per il 2023 oltre all’inflazione si preannuncia una vera e propria recessione.
  • A pesare sull’economia ci sarà ancora il prezzo dell’energia e delle materie prime.
  • Cina e Stati Uniti d’America giocheranno un ruolo importante nello scacchiere economico mondiale.

Il 2022 doveva essere l’anno della ripresa dopo il Covid-19. È stato, invece, pesantemente condizionato dalla guerra in Ucraina, dal caro energia e dall’inflazione. Quali sono, ora come ora, le aspettative per il 2023?

Per il momento possiamo affermare che il nuovo anno non ha ancora visto scomparire definitivamente il Covid-19 e la guerra continua. L’inflazione continuerà a incidere sui consumatori. Ovviamente il suo sviluppo sarà differente e condizionerà in maniera diversa le abitudini dei consumatori e le necessità delle aziende.

Nel 2023 l’economia è destinata a peggiorare? Alcuni esperti ritengono che si andrà ancora di più in recessione: questo porterà le banche centrali ad allentare la stretta monetaria. Una scelta che, sicuramente, piacerà ai mercati (sia a quelli azionari e a quelli obbligazionari).

Questo potrebbe portare, ovviamente il condizionale è d’obbligo, ad un miglioramento nel secondo semestre 2023. Ma vediamo i dettagli.

Inflazione e recessione: le incognite del 2023

Ancora per qualche mese le curve dei rendimenti dovrebbero rimanere invertite. Tra tre o quattro mesi, comunque, e dovrebbero iniziare a normalizzarsi: questo dovrebbe avvenire nel momento in cui le banche centrali sono vicine a raggiungere il picco.

Nel corso del primo semestre il prezzo del petrolio dovrebbe continuare a salire e inizierà a scendere nella seconda parte dell’anno, nel momento in cui inizierà la recessione negli Usa.

Antonio Cesarano, Chief global strategist di Intermonte, per il 2023 prevede: “un anno abbastanza positivo per il mercato azionario, mentre non sarà particolarmente brillante dal lato macroeconomico.”

Il 2023 non sarà condizionato unicamente dall’inflazione. A pesare sull’economia ci sarà anche lo spettro della recessione, che sembra già essere iniziata in Europa, ma della cui entità e profondità non si sa ancora nulla. La Bce ritiene che possa essere rapida e profonda. La Fed, invece, non si è ancora pronunciata.

Gli esperti, comunque, ritengono che la politica da falco sui tassi potrebbe spingere l’economia verso la recessione, costringendo le banche centrali a diventare delle colombe. In Europa, la recessione sarà condizionata dalla crisi energetica e potrebbe arrivare prima rispetto a quella americana, come spiega Cesarano:

Un’altra caratteristica del 2023, è che, a differenza del 2022, non sarà, almeno sulla carta, un anno elettorale. In questo si differenzierà anche dal 2024, in cui avremo le presidenziali a Taiwan, le europee e lo scontro per la Casa Bianca negli Stati Uniti. E questo indubbiamente rende potenzialmente il 2023 più adatto ai negoziati, specie quelli di pace in Ucraina, perché in genere si negozia meglio senza scadenze elettorali”.


Inflazione e crescita economica nel 2023

In Europa la recessione è già iniziata ed è arrivata in anticipo rispetto a quella degli Stati Uniti d’America. Saranno i prezzi dei prodotti energetici a condizionarla e, eventualmente, a farla diventare più profonda. L’Europa ha varato l’embargo al petrolio russo lo scorso 5 dicembre 2022 e dal 5 febbraio 2023 lo estenderà anche ai prodotti raffinati: una decisione che rende particolarmente incerte le prospettive sulle forniture in arrivo da Mosca.

Il prezzo del gas ha beneficiato di un autunno insolitamente mite. La domanda è calata e la timida ripresa del flusso tramite il gasdotto ucraino hanno permesso ai prezzi di raffreddarsi. È stato, inoltre, ritardato il prelievo dagli stoccaggi, che sono rimasti pieni.

I veri problemi inizieranno a partire proprio con il 2023. Fino ad ora l’Europa è riuscita a contare sulle forniture russe, anche se in misura ridotta, per completare i rifornimenti in vista della stagione fredda. Adesso i flussi provenienti da Mosca rischiano di ridursi drasticamente. Purtroppo il gas naturale liquefatto potrebbe non essere sufficiente a sostituirli.

La vera incognita inizierà in primavera, quando è tempo di iniziare a ricostituire le scorte europee. Da tenere sotto controllo, a quel punto, è la ripresa della Cina, che potrebbe portare ad un aumento dei prezzi dei prodotti energetici.

Una delle altre incognite riguarda poi i piani di rifinanziamento in Europa: la Germania ha varato un piano refunding da 550 miliardi di euro e l’Italia uno da poco meno di 500 miliardi, che comprende le scadenze di Bot e Btp, gli interessi sul debito e soprattutto la bolletta energetica.

In generale si prospetta un anno in cui i mercati potranno essere in positivo, ma in cui l’economia effettiva sarà ancora in negativo. Un contrasto di questo tipo si è visto soprattutto nel periodo di pandemia.

inflazione e recessione

Non solo inflazione: il prezzo del petrolio

Lasciata alle spalle l’inflazione, adesso a pesare sul prezzo del petrolio potrebbe essere la stessa recessione. Il prezzo dell’oro nero potrebbe mantenersi su quota 70-80 dollari al barile.

A condizionarne il costo, in positivo, saranno le riaperture in Cina, nel corso della prima metà dell’anno, che potrebbero far sperare in una ripresa dell’economia cinese. Il governo Usa, inoltre, riprenderà gli acquisti di greggio per ricostruire le scorte, dopo aver immesso sul mercato 180 milioni di barili per abbassare il prezzo del petrolio.

Le riserve strategiche statunitensi, che erano arrivate a oltre 700 milioni di barili di greggio, ora sono a meno di 400 milioni di barili. Questa situazione rischia di minare la credibilità militare degli Stati Uniti d’America.

Nel frattempo in Italia sono stati tolti i tagli alle accise sui carburanti applicati nei mesi addietro, con un preoccupante rialzo dei prezzi generali di benzina e diesel. In quest’ottica attualmente il governo ha introdotto alcune misure per limitare le speculazioni sui prezzi.

Nel 2023 non ci saranno le elezioni

A differenza del 2022 e del 2024 il 2023 non è un anno elettorale. Questo potrebbe favorire i negoziati di pace in Ucraina. Su questo fronte la Cina sta facendo pressing su Mosca, perché non ha alcun interesse che la guerra continui, dato che l’Europa è un suo importante cliente.

Da tenere sotto controllo è un’altra crisi geopolitica: quelle che si è aperta tra la Cina e Taiwan. Cesarano nomina il 2023 come:

l’anno in cui si scatenerà un attacco di Pechino a Taiwan, anche perché alle elezioni regionali di novembre ha vinto nettamente il partito filocinese di opposizione, il Kuomintang, che è favorevole a creare una Cina unica, come chiede Pechino. Questo dovrebbe scoraggiare la Cina ad attaccare Taiwan, perché se il Kuomintang dovesse vincere le presidenziali del 2024, i cinesi potrebbero mettere le mani sull’isola senza bisogno di uno scontro militare“.

Inflazione o crescita economica – Domande frequenti

Nel 2023 i consumatori dovranno ancora pagare dazio all’inflazione?

Nel corso del nuovo anno l’economia sarà condizionata principalmente dalla recessione. L’inflazione passerà in secondo piano.

I prezzi del gas e delle materie prime continueranno ad aumentare?

Il primo scoglio da superare in questo senso, per l’Europa, è la primavera, quando si dovranno integrare le scorte e mancherà un fornitore importante: la Russia. Non è detto che gli altri fornitori siano in grado di sostituirla completamente: questo potrebbe comportare una ripresa dei prezzi.

La guerra in Ucraina quanto durerà ancora?

Dare una risposta a questa domanda non è possibile. Il 2023 non è anno di elezioni: eventuali trattative di pace sarebbero facilitate. Ma non è detto che le parti le vogliano intraprendere, anche se la Cina sta facendo pressing sulla Russia per una chiusura anticipata della guerra. Qui tutte le prospettive 2023.

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Ho una laurea in materie letterarie. Ho iniziato ad occuparmi di Economia fin dal 2002, concentrandomi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i miei interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrivo di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

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