In vista dell’imminente Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, Giorgia Meloni interviene in parlamento per comunicare la linea del governo sulla crisi geopolitica in Medio Oriente, sull’uso delle basi militari USA e sulle strategie caro bollette e aumento dei prezzi sui carburanti. Sul tavolo anche le cosiddette accise mobili, un inasprimento dei controlli per monitorare l’andamento dei prezzi di benzina e diesel ai distributori e nuovi aiuti per imprese e famiglie, sia a livello nazionale che europeo.
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La linea di Meloni sulla guerra in Iran: “Italia non andrà in guerra, condanno la strage delle bambine a Minab”
In aula la premier ha ribadito – seppur tra le critiche dell’opposizione che l’accusa di essersi espressa con quasi due settimane di ritardo – che l’Italia non entrerà in guerra. Sull’uso delle basi USA sul territorio italiano ha detto che si atterrà agli accordi internazionali. Per attività diverse rispetto a quelle definite dai trattati, servirà l’ok del parlamento.
Per l’occasione la presidente del Consiglio ha condannato la strage delle bambine a Minab e ha attaccato i giudici sulle revoche dei trasferimenti nel CPR in Albania per i migranti che hanno commesso reati. Lo scontro politico si riaccende all’alba del prossimo referendum sulla giustizia.
La risposta al caro energia
Poiché la consapevolezza del governo è che la partita decisiva contro il caro energia dipenda soprattutto dalla sicurezza dello Stretto di Hormuz, la richiesta di Giorgia Meloni sarà quella di un fronte comune. Da lì transita circa il 20% del gas e del petrolio mondiale, quindi un prolungato stallo o un inasprimento delle tensioni belliche si tradurrebbero facilmente in una spirale inflattiva.
L’interruzione o il rallentamento dei flussi attraverso questo snodo comporterebbe un aumento immediato dei costi di approvvigionamento e, di riflesso, dei premi assicurativi per la navigazione, con ricadute dirette sui prezzi industriali e al consumo. Tenendo conto delle possibili conseguenze, l’Italia chiederà al Consiglio europeo di trovare una risposta diplomatica e di sicurezza comune europea per stabilizzare i mercati e prevenire shock energetici più gravi.
Le accuse delle opposizioni
Le opposizioni – in particolare PD, M5S e AVS – hanno mosso critiche sulla tempistica dell’intervento della presidente del Consiglio che, a 12 giorni dall’attacco in Iran da parte degli Stati Uniti, è stato ritenuto tardivo. Nel mirino dei partiti è finita anche la gestione della comunicazione da parte di Palazzo Chigi: l’accusa è quella di aver preferito i canali social e le interviste dirette al dibattito parlamentare.
Uno scudo per la competitivitÃ
Un punto centrale che la premier intende sollevare a Bruxelles è la necessità della sospensione temporanea del sistema ETS (emission trading system). Questo meccanismo, che impone quote di emissione di CO2 a carico delle industrie pesanti, incide indirettamente sui prezzi finali dell’energia. In un momento di crisi dei prezzi dei carburanti e dell’elettricità , l’Italia chiederà una pausa per salvaguardare la competitività industriale europea.
Accise mobili per ridurre il costo dei carburanti: come funzionano
Meloni in parlamento ha confermato che il governo stia valutando la possibilità di ricorrere alle accise mobili. Con questo sistema, di fatto, l’incasso extra delle tasse (l’IVA) che lo Stato riceve quando il carburante costa di più verrebbe usato per abbassare le accise (le tasse fisse), riducendo il costo dei carburanti.
Tuttavia, secondo le simulazioni più recenti, il risparmio sarebbe minimo (sia su benzina che su diesel). Per questo motivo, il governo è alla ricerca di risorse aggiuntive per rendere il provvedimento più incisivo. Le opzioni sul tavolo includono un nuovo decreto-legge o un emendamento alla legge di conversione del decreto bollette per velocizzare l’introduzione di nuovi aiuti rivolti alle famiglie e alle imprese. Inoltre, il piano del governo prevede un inasprimento dei controlli anti-speculazione per monitorare le dinamiche di prezzo lungo tutta la filiera. A tal proposito, l’esecutivo sarebbe pronto ad alzare le tasse contro le aziende che starebbero speculando sull’aumento.
Sulla questione energetica, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato un appello per un’immediata attuazione di misure di sostegno per le imprese. Ha sottolineato che il costo fuori controllo della navigazione e lo stallo nello Stretto di Hormuz stanno mettendo a dura prova l’economia italiana. Il timore, condiviso dal mondo delle imprese, è che l’inflazione energetica possa frenare i cantieri del PNRR, dove i costi di materiali in alcuni casi sono rincarati di oltre il 100%
Considerata la situazione, Orsini ha sollecitato anche l’attivazione di provvedimenti sull’iper-ammortamento e la conclusione del piano Industria 5.0 per le imprese che hanno investito nel Paese. In questo senso, ha spiegato, sarebbe necessaria l’attivazione di misure di sostegno a livello europeo, simile a quanto avvenuto durante la crisi Covid, oltre alla creazione di un mercato unico dell’energia.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it