Fondo nuove competenze 3, 125,9 milioni per formare i dipendenti delle imprese: come funziona

Per la copertura verranno utilizzati i fondi PNRR per lo sviluppo e la transizione digitale

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I datori di lavoro potranno di nuovo ottenere i contributi per la formazione dei propri dipendenti grazie al rifinanziamento del Fondo nuove competenze 3 (FNC). L’obiettivo è quello di promuovere la transizione digitale ed ecologica, ma anche l’occupazione, favorendo l’aggiornamento delle competenze. Il ministero del Lavoro ha infatti stanziato 125,9 milioni di euro aggiuntivi per questa misura. Ma l’accesso resta subordinato al rispetto di precisi requisiti e tempistiche.

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Come funziona in Fondo nuove competenze

Il Fondo nuove competenze (FNC) è un’agevolazione statale, gestita dal ministero del Lavoro, che permette alle imprese di formare i propri dipendenti durante l’orario di lavoro, senza sostenere costi aggiuntivi sul fronte salariale. Il datore di lavoro riceve, cioè, un rimborso per la parte delle ore di lavoro dedicate alla frequenza di corsi di aggiornamento o riqualificazione professionale e ne trae un doppio vantaggio. Da un lato aggiorna le competenze dei proprio dipendenti, dall’altro recupera il tempo speso in formazione senza gravare sul bilancio.

L’accesso al fondo è subordinato alla presentazione di un’apposita domanda. Ma prima l’azienda deve aver sottoscritto un accordo collettivo di rimodulazione dell’orario di lavoro, con le rappresentanze sindacali. Questo documento deve specificare il numero di lavoratori coinvolti e le ore destinate alla formazione (minimo 30, massimo 150) e va inviato insieme alla richiesta dei rimborsi.

I beneficiari

I beneficiari sono i datori di lavoro privati, incluse le società a partecipazione pubblica (se a prevalente capitale privato) e le imprese di ogni dimensione, purché abbiano unità produttive in Italia. Sono ammesse anche le associazioni professionali e gli studi tecnici, se regolarmente iscritti e con dipendenti a carico.

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A quanto corrisponde il contributo

L’impresa riceve un contributo a fondo perduto che copre integralmente i contributi previdenziali e assistenziali corrispondenti alle ore di formazione. Mentre la quota di retribuzione oraria è calcolata in maniera forfettaria. Normalmente, il fondo rimborsa il 60% della retribuzione oraria lorda del lavoratore, stabilita dal CCNL di riferimento. La percentuale sale al 100% della retribuzione se l’azienda sottoscrive accordi che prevedono, oltre alla formazione, una riduzione stabile dell’orario di lavoro (a parità di stipendio) o l’assunzione di nuovi lavoratori, stagionali o precedentemente disoccupati, al termine del percorso formativo.

Obblighi e vincoli

Le imprese ammesse al finanziamento devono avviare le attività formative entro i termini stabiliti indicati nella comunicazione di approvazione dell’istanza. I datori di lavoro devono assicurare che la formazione sia erogata da enti accreditati a livello regionale o nazionale. In caso di irregolarità contributiva (DURC), il beneficio decade con l’obbligo di restituzione delle somme eventualmente anticipate.

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Come fare domanda

La domanda si presenta esclusivamente online, accedendo al portale del Programma nazionale giovani, donne e lavoro tramite SPID, CIE o CNS. Il sistema a questo punto guiderà l’utente nella compilazione dell’istanza, che richiede l’inserimento dei dati identificativi dell’impresa, l’indicazione dell’ente formatore scelto e il caricamento degli allegati tecnici (come il progetto di formazione e l’accordo collettivo). Sono autorizzati a procedere il rappresentante legale dell’azienda o un delegato incaricato.

Le domande vengono protocollate in ordine cronologico e così valutate, fino a esaurimento dei fondi. Per ogni richiesta accolta viene inviata una notifica via PEC all’azienda, che può scegliere se richiedere un anticipo del 40% per avviare subito i corsi, oppure attendere il saldo finale a conclusione delle attività e della rendicontazione delle ore effettivamente svolte.

Priorità di accesso

I 125 milioni di euro stanziati a gennaio 2026 servono a finanziare le domande già trasmesse nel 2025 e rimaste in lista d’attesa. Queste, infatti, hanno la priorità. Dopo di che seguiranno le altre – nuove – istanze. È prevista l’apertura di un nuovo sportello nella seconda metà del 2026.

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