Florovivaismo, al Senato la nuova legge, tutele per la filiera e oltre 120 milioni di incentivi nel 2026: le opportunità

Il punto sul settore, tra sfide globali, transizione digitale con l'agricoltura 4.0 e i nuovi incentivi ISMEA e PAC per il ricambio generazionale.

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Con circa 24.000 imprese e oltre 100.000 addetti distribuiti su una superficie di 30mila ettari, il florovivaismo rappresenta oggi un’eccellenza italiana e un settore fondamentale della nostra economia. Non si tratta di un semplice comparto produttivo, ma soprattutto di un patrimonio inestimabile di competenze e know-how. Nonostante stia fronteggiando sfide complesse e importanti, a cominciare dall’aumento dei costi di produzione fino ad arrivare alla serrata concorrenza dei mercati esteri, il settore continua a crescere, confermandosi come un pilastro imprescindibile del made in Italy.

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Florovivaismo, eccellenza italiana che vale 3,3 miliardi di euro

Il florovivaismo è diventato un’eccellenza italiana in virtù della sua straordinaria capacità di mettere insieme qualità, bellezza ed estetica da una parte e produttività economica dall’altra. Una combinazione vincente che, di generazione in generazione, si è conservata intatta ed ha reso grande l’Italia nel mondo.

Il settore oggi vale 3,3 miliardi di euro e rappresenta, come confermato dall’Associazione vivaisti italiani (Avi), l’8,6% del valore della produzione agricola nazionale, pur operando su appena lo 0,35% della superficie agricola utilizzata (SAU). Attualmente, il comparto guarda con ottimismo alle sfide dell’innovazione, forte della consapevolezza di possedere quel valore aggiunto fatto di competenze che può fare la differenza nella partita più importante che il sistema produttivo italiano gioca quando si confronta con i mercati esteri: quella della competitività.

A proposito di mercati internazionali, a rendere il florovivaismo un’eccellenza italiana è anche il contributo decisivo che arriva dall’export, capace di generare qualcosa come 1,3 miliardi di euro. Si tratta di una cifra astronomica, specialmente se pensiamo ai conti che il settore ha dovuto fare nel passato più recente con la crisi dei costi energetici e dei fertilizzanti, scatenata dal conflitto tra Usa e Iran.

Creatività, bellezza e un legame profondo tra comunità, lavoro e territorio: sono queste le qualità che il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, ha ampiamente riconosciuto al florovivaismo in occasione dell’inaugurazione dell’allestimento del giardino ornamentale nel cortile d’onore di Montecitorio.

Che cos’è, dunque, il florovivaismo italiano? “È un’eccellenza del comparto agricolo – ha spiegato la terza carica dello Stato – e una delle espressioni più autentiche del made in Italy, che si esprime attraverso sapienti abilità manuali. Questo è il segno tangibile di una cultura secolare e identitaria tramandata fino ai giorni nostri da generazioni di vivaisti”.

Secondo Fontana, la necessità primaria è quella di promuovere una visione del vivaismo inteso come vero e proprio patrimonio culturale e ambientale, riconoscendo anche il suo valore cruciale per la salvaguardia dell’ecosistema. “Prendersi cura del verde – ha aggiunto – significa anche prendersi cura degli spazi condivisi, del paesaggio e della qualità della vita. Non bisogna poi sottovalutare il contributo dell’innovazione e della ricerca nel rafforzare la competitività delle aziende. Si rivela pertanto imprescindibile favorire la piena sinergia tra Istituzioni, imprese e realtà territoriali. È questo il modo migliore per guardare insieme al futuro di un settore che ha ancora tanto da raccontare e da offrire”.

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Florovivaismo italiano, nuovo quadro normativo per rilanciare il settore

Il comparto del florovivaismo in Italia si appresta ad affrontare un’importante fase di rinnovamento, partendo proprio dal quadro normativo di riferimento. La proposta di legge sul florovivaismo, infatti, ha l’ambizione di diventare un provvedimento di carattere strategico, in grado di rispondere finalmente alle istanze di un comparto che chiede da tempo maggiori tutele. Il provvedimento punta a rafforzare la collaborazione con le istituzioni e gli investimenti sulla logistica, ma affronta in modo diretto anche le questioni legate al tema fitosanitario che, come sottolineato dal ministro per l’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sono sempre più rilevanti nel mondo della globalizzazione.

Un sistema che, secondo Lollobrigida, mette al centro anche la formazione per garantire personale qualificato che possa essere utile alla crescita delle aziende, per valorizzare e mantenere un livello di qualità che è il nostro vero valore aggiunto sui mercati internazionali. “In ogni angolo del mondo – ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura – troviamo piante italiane, perché il nostro modello di produzione viene considerato come un punto di riferimento ovunque”.

Proprio di recente, in commissione Agricoltura al Senato, insieme al presidente De Carlo, è stato ufficialmente incardinato lo schema di decreto legislativo. Il relatore del provvedimento è il senatore della Lega Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della Commissione Attività Produttive a Palazzo Madama, il quale ha l’obiettivo di rendere questo testo il punto di partenza di un processo che porti risposte concrete e tutele a un settore che da tempo auspicava il cambiamento.

“Apriremo ad un ciclo di audizioni per poter raccogliere le informazioni necessarie a redigere il parere finale – ha spiegato Bergesio – Si tratta di un tema molto sentito dal comparto, che vede l’Italia come punto di riferimento internazionale per bellezza e sostenibilità. L’obiettivo della norma è valorizzare l’intera filiera, dalla produzione alla logistica, garantendo strumenti capaci di rafforzare la competitività dei nostri imprenditori sui mercati globali”.

Florovivaismo, non solo attività agricola: le proposte dell’Associazione Vivaisti Italiani

Secondo Emanuela Milone, presidente dell’Associazione vivaisti italiani, la nuova cornice normativa deve essere considerata solo un punto di partenza e non di arrivo. Intervistata da Partitaiva.it, ha spiegato: “Il decreto Legislativo di cui alla legge delega n. 102/2024, attualmente ai passaggi negli organi istituzionali, rappresenta indubbiamente una conquista identitaria e una pietra miliare per il nostro comparto. Per anni siamo rimasti in un ibrido normativo; questa legge ci conferisce finalmente la dignità giuridica necessaria per porre le basi su cui costruire reali condizioni di sviluppo”.

Emanuela Milone

Secondo la numero uno dell’Avi, per rilanciare concretamente il comparto è urgente avere, oltre agli strumenti giuridici, anche le risorse finanziarie per fare sistema e accedere in modo mirato ai fondi strutturali della transizione green. Più nello specifico, per un vero rilancio è necessario intervenire prioritariamente su quattro macro-aree:

  1. attivazione del Tavolo di Filiera, Uno strumento fondamentale per garantire un dialogo ministeriale costante e una rappresentanza forte, capace di porre le basi per consolidare e far valere le istanze italiane all’interno dei tavoli e delle istituzioni dell’Unione europea;
  2. contrasto ai rincari e autonomia energetica. Servono misure stabili per neutralizzare le speculazioni sui costi delle materie prime e dei vettori energetici tradizionali, incentivando la transizione verso l’autosufficienza tramite tecnologie green (come il fotovoltaico integrato direttamente nelle strutture aziendali);
  3. innovazione tecnologica e ricerca, Risulta necessario adeguare le risorse per la ricerca, oggi decisamente esigue, per consentire l’apertura alle Nuove Tecniche Genomiche (NTGs), lo studio di substrati alternativi alla torba (che non penalizzino i margini aziendali) e l’ammodernamento delle aziende in un’ottica di Agricoltura 4.0;
  4. semplificazione, Occorre superare la frammentazione dei controlli fitosanitari a livello nazionale e difendere la competitività del settore a Bruxelles. Questo significa accelerare la registrazione di nuove molecole fitosanitarie a minor impatto per la salute e l’ambiente (comprese quelle di biocontrollo) e ribadire con forza che il vaso è uno strumento di produzione insostituibile, non un rifiuto da tassare.
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Florovivaismo professionale: come avviare un’attività

La filiera del florovivaismo italiano rappresenta oltre il 6% della produzione agricola nazionale. A livello continentale, l’Italia esprime il 15% della produzione florovivaistica comunitaria, collocandosi stabilmente al terzo posto in Unione Europea in termini di valore complessivo. Ma quanto guadagna al mese un vivaista? Quali sono i prodotti indispensabili per il florovivaismo professionale? Se si desidera avviare un’attività imprenditoriale in questo specifico settore, è necessario procedere con ordine seguendo passaggi ben definiti.

Il primo passo fondamentale da compiere riguarda la specializzazione. È necessario scegliere una nicchia di mercato specifica su cui puntare:

  • piante ornamentali;
  • piante da giardino;
  • alberi e arbusti;
  • piante da frutto;
  • piante aromatiche e officinali;
  • piante rare o tropicali.

Da questa scelta strategica dipenderà direttamente la capacità dell’impresa di differenziarsi dalla concorrenza. Successivamente, oltre che per richiedere finanziamenti, andrà redatto un accurato business plan che dovrà definire con esattezza elementi cardine quali: il terreno necessario, i costi di realizzazione delle serre, l’impianto di irrigazione, l’acquisto di piante madri e semi, le attrezzature tecniche, il personale necessario e i costi amministrativi di gestione.

Gli adempimenti burocratici

Sul piano burocratico, per avviare un’attività di florovivaismo professionale sarà necessario:

  1. aprire una partita IVA agricola;
  2. iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio (CCIAA).
  3. verificare e richiedere le autorizzazioni comunali necessarie.
  4. rispettare rigorosamente la normativa fitosanitaria regionale e nazionale.

Molti vivaisti scelgono di iniziare l’attività con una superficie contenuta, compresa tra i 500 e i 2.000 metri quadri, optando per la produzione di piante ad alta richiesta e prediligendo canali commerciali dinamici come la vendita diretta, i mercati locali e i canali social media.

Panoramica degli investimenti e dei guadagni nel settore

I costi iniziali variano sensibilmente in base alla struttura dell’azienda, così come i ritorni economici (espressi in utile netto annuo o stipendio dipendente):

Tipologia / ProfiloParametro EconomicoValore Stimato
Piccolo vivaio (avvio iniziale)Investimento iniziale€5.000 – €20.000
Vivaio strutturato (grandi dimensioni)Investimento inizialeOltre €100.000
Vivaista dipendenteStipendio medio mensile€1.100 – €1.800
Proprietario di piccolo vivaio familiareUtile netto annuo€12.000 – €18.000
Proprietario di vivaio medioUtile netto annuo€35.000 – €55.000
Vivaio ben avviato (serre, vendita diretta, servizi)Utile netto annuoOltre €80.000 – €100.000
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erché il florovivaismo professionale può attrarre sempre più giovani

L’Associazione vivaisti italiani è attivamente impegnata nel coinvolgimento delle nuove generazioni, in particolare supportando gli studenti degli istituti agrari.

“In occasione della fiera MyPlant & Garden di Milano – racconta la presidente Milone – proponiamo ogni anno l’iniziativa ‘Think Green be Green’: un appuntamento in cui gli imprenditori florovivaisti aprono il loro mondo ai ragazzi, facendo scoprire uno dei settori più sostenibili e innovativi del panorama agricolo”.

La proposta centrale di Milone è quella di investire sul cosiddetto “vivaio delle competenze”. Oggi, infatti, il florovivaismo è a tutti gli effetti scienza applicata, caratterizzato da un’altissima intensità tecnologica, ingegno e forti investimenti. I giovani sono naturalmente attratti da questo connubio tra natura e innovazione, ma per consolidare questo interesse è indispensabile strutturare la formazione.

Milone si dice convinta del fatto che il ricambio generazionale porti un valore aggiunto straordinario al comparto. Nelle nuove generazioni si riscontra una grande voglia di mettersi in gioco, ma sussiste la necessità impellente di colmare il divario esistente tra la domanda e l’offerta di profili specializzati. Questo obiettivo si può raggiungere unicamente attraverso una filiera educativa ben strutturata: partendo dall’orientamento mirato nelle scuole secondarie, consolidando i percorsi PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) e stringendo accordi solidi con le Università per attivare curricula specialistici e Dottorati in Azienda.

“Se mostriamo ai ragazzi che il florovivaismo è l’innesco di tutta la catena agroalimentare e ambientale, e il motore primario per gli obiettivi del Green Deal Europeo, allora il settore non sarà solo attrattivo, ma diventerà una scelta professionale d’eccellenza e d’orgoglio per il loro futuro”, conclude la presidente dell’Avi.

Gli errori da non fare

A un giovane imprenditore che desidera fare il suo ingresso in questo settore, Emanuela Milone offre consigli mirati, delineando chiaramente gli errori da evitare. Oggi a chi fa impresa viene chiesto un compito complesso: fare di più e meglio con meno, aumentando qualità e quantità della produzione ma riducendo l’impatto ambientale e l’uso delle risorse naturali.

Questa sfida si vince solo innovando, ricordando però che l’innovazione non è tecnologia fine a se stessa, ma è soprattutto conoscenza e competenza. Innovare e migliorare significa avere un profondo rispetto e studiare “il vecchio” – ovvero il patrimonio di saperi tradizionali – utilizzandolo come solida base per trovare soluzioni nuove e migliorative. L’innovazione deve rispondere direttamente a due pilastri imprescindibili: la sanità vegetale e la qualità produttiva. Una pianta sana si adatta meglio al contesto e richiede meno interventi chimici o fitosanitari da parte dell’uomo.

Oggi questo livello di eccellenza e di precisione si raggiunge grazie agli strumenti dell’agricoltura 4.0, che permettono di efficientare ogni processo attraverso l’integrazione di:

  • sensoristica avanzata;
  • robotica applicata;
  • intelligenza artificiale.

Un altro consiglio utilissimo è quello di fare rete fin dal primo momento. Il dialogo, il confronto e l’associazionismo non sono attività secondarie o opzionali, ma vere e proprie skill di gestione aziendale a tutti gli effetti. Da soli, chiusi nelle proprie serre o nei propri campi, non si risolveranno i problemi macroeconomici o le dinamiche complesse di mercato; partecipare attivamente significa unire le competenze per trasformare il proprio valore in peso politico e strategico.

Tra gli errori da non commettere, Milone evidenzia i seguenti:

  • considerare la tecnologia un sostituto dell’esperienza. Pensare che l’ultimo software di intelligenza artificiale, la sensoristica o il robot più avanzato possano sostituire l’esperienza sul campo e l’osservazione biologica della pianta è una trappola. La tecnologia automatizza e ottimizza, ma se non è guidata da una solida competenza agronomica, rischia di tramutarsi solo in un costo inutile. Bisogna prima imparare a “leggere” la pianta e la terra, e solo successivamente applicare il digitale;
  • voler azzerare il passato. L’errore tipico dei giovani spesso è quello di voler “azzerare tutto ciò che è stato fatto prima” per imporre esclusivamente la propria visione. Il rinnovamento non deve essere una demolizione. Chi cancella il know-how storico di chi lo ha preceduto perde una mappa fondamentale del territorio; la vera abilità sta nel comprendere le radici tradizionali per innestarvi sopra riforme moderne ed efficienti;
  • sottovalutare la complessità burocratica e gestionale. L’errore più grande è non capire che quella florovivaistica è, per sua natura, un’azienda estremamente complessa. Non siamo di fronte a una semplice attività agricola tradizionale: parliamo di una realtà ad altissima intensità di capitale, di investimenti e di tecnologia. Gestire questa complessità richiede una visione multifunzionale, dove le competenze agronomiche devono viaggiare di pari passo con quelle ingegneristiche, finanziarie e di marketing. Chi entra in questo settore deve essere pronto a governare un sistema articolato, tanto stimolante quanto appassionante.
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Le opportunità per chi vuole aprire un vivaio: i finanziamenti disponibili

Per chi desidera aprire un vivaio nel 2026, le opportunità più interessanti e concrete non derivano tanto da bandi specifici dedicati esclusivamente al florovivaismo, quanto piuttosto dalle misure d’incentivazione destinate ai giovani agricoltori, all’acquisto di terreni, alla costruzione di serre e agli investimenti aziendali generali.

1. ISMEA – Generazione Terra 2026

Si conferma come uno dei programmi di riferimento più importanti per chi deve avviare l’attività da zero. Posso fruirne i cittadini con meno di 41 anni. Il bando finanzia fino al 100% dell’acquisto di terreni agricoli, con un plafond disponibile di 120 milioni di euro per il 2026. I destinatari sono tanto i giovani già attivi in agricoltura, quanto gli startupper agricoli.

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2. Premio Primo Insediamento Giovani Agricoltori (PAC 2023-2027)

Le Regioni stanno pubblicando periodicamente i bandi specifici della sottomisura SRE01. Questi provvedimenti prevedono generalmente:

  • contributi a fondo perduto per l’avvio dell’azienda agricola;
  • sostegno economico diretto ai giovani che si insediano formalmente come capi azienda;
  • possibilità di abbinare al premio specifici investimenti per la realizzazione di serre, impianti irrigui e strutture produttive connesse.

3. Investimenti aziendali (serre, impianti, macchinari)

Attraverso i programmi regionali della PAC (CSR/PSR), vengono periodicamente aperti bandi volti a finanziare:

  • strutture di protezione e serre;
  • impianti di irrigazione automatizzati e a risparmio idrico;
  • attrezzature specifiche per l’attività vivaistica;
  • interventi di efficientamento energetico delle strutture;
  • realizzazione e ammodernamento di strutture destinate alla vendita diretta.

4. Parco Agrisolare

Qualora il progetto aziendale preveda la costruzione di capannoni o di serre dotate di coperture idonee, è possibile accedere alle misure dedicate all’installazione di impianti fotovoltaici nelle aziende agricole. La misura garantisce contributi economici di grande rilievo per l’abbattimento dei costi legati agli impianti energetici aziendali.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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