Decreto Trasparenza: cosa cambia per i datori di lavoro

Con il Decreto Trasparenza arrivano nuovi obblighi per imprese e datori di lavoro. Ecco quali informazioni non devono mancare nei contratti di assunzione.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
Decreto Trasparenza: cosa cambia per i datori di lavoro
  • Con il Decreto Trasparenza arrivano nuovi adempimenti in carico ai datori di lavoro.
  • Il datore di lavoro è obbligato a fornire al lavoratore dipendente tutte le informazioni che riguardano il luogo di lavoro, l’eventuale durata del periodo di prova, il compenso, e altre informazioni indispensabili per l’organizzazione del lavoro.
  • La dichiarazione di assunzione diventa con il Decreto Trasparenza un documento più completo, con nuovi obblighi per le imprese.

Il Decreto Trasparenza costituisce una vera e propria mini-riforma del mondo del lavoro, perché introduce nuovi adempimenti obbligatori per imprese e datori di lavoro. Si tratta di nuove regole per organizzare i rapporti tra datori di lavoro e dipendenti, tramite una dichiarazione di assunzione più completa.

Il decreto è entrato in vigore già al 13 agosto 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, tuttavia per molti datori di lavoro può risultare complesso stare al passo con le nuove regole. Di fatto ad oggi i datori sono obbligati a fornire ai lavoratori dipendenti tutta una serie di informazioni inerenti l’attività lavorativa, le modalità di svolgimento, il luogo e la retribuzione.

Le nuove regole seguono i provvedimenti sul lavoro dell’Unione Europea, a proposito della trasparenza e della protezione dei dati. Il fattore più rilevante riguarda l’eventuale trattamento dei dati nel caso in cui il titolare utilizzi sistemi di monitoraggio automatizzati e informatizzati circa il lavoro dei dipendenti.

Quali lavoratori sono coinvolti dal Decreto Trasparenza

Il nuovo decreto coinvolge una serie di lavoratori, escludendone altre categorie. Vediamo nel dettaglio chi sono gli interessati dalle nuove regole, per cui i datori di lavoro dovranno procedere con maggiore attenzione per ciò che riguarda la trasparenza delle informazioni:

  • lavoratori dipendenti, assunti a tempo determinato o indeterminato, full time o part time;
  • lavoratori agricoli con contratto di tipo subordinato, determinato o indeterminato, full time o part time;
  • lavoratori marittimi e della pesca;
  • lavoratori domestici;
  • lavoratori impiegati con contratto di lavoro a somministrazione;
  • impiegati con contratti di collaborazione continuativa etero-organizzata;
  • impiegati con contratti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • lavoratori con contratto di prestazione occasionale “PrestO”;
  • lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni;
  • lavoratori dipendenti di enti pubblici economici.

Questi sono tutti i soggetti per cui i datori di lavoro dovranno seguire le nuove regole dettate dal Decreto Trasparenza, attraverso la dichiarazione di assunzione, anche dove è previsto un periodo di prova iniziale.

Contratto di assunzione Decreto Trasparenza

Quali lavoratori sono esclusi dal Decreto Trasparenza

Bisogna tenere presente che non tutti i contratti di lavoro o gli accordi tra impresa e lavoratore sono subordinati al Decreto Trasparenza, perché ne rimangono escluse alcune categorie:

  • lavoratori con rapporto di lavoro occasionale, d’opera o professionale;
  • lavoratori sportivi con rapporto di lavoro autonomo, non coordinato e continuativo;
  • lavoratori subordinati con lavoro minimo (sono inclusi i lavori con durata inferiore a tre ore a settimana);
  • lavoratori autonomi con rapporto di agenzia o di rappresentanza commerciale;
  • familiari lavoratori nell’impresa a conduzione familiare.

Orario di lavoro: cosa cambia con il Decreto Trasparenza

Il Decreto Trasparenza va anche a chiarire quali devono essere le informazioni obbligatorie che il datore di lavoro deve garantire al lavoratore che riguardano l’orario di lavoro. In particolare il nuovo decreto tiene conto sia di situazioni di lavoro che prevedono orari ben stabiliti, sia condizioni in cui sono variabili. Pensiamo ad esempio alle mansioni svolte in smart working.

In particolare, nel caso in cui gli orari siano fissi, il datore di lavoro è tenuto a comunicare con apposito documento di assunzione quali sono le ore effettive del lavoratore, specificando quali sono le condizioni per il lavoro straordinario, la retribuzione e le possibilità di cambio di turni.

Per ciò che riguarda invece le mansioni con orario di lavoro flessibile, il datore di lavoro è tenuto prima di tutto a comunicare al lavoratore questa tipologia di programmazione del lavoro, a informare sul numero minimo di ore da svolgere, e qual è il periodo di preavviso minimo da cui il lavoratore può iniziare a svolgere la propria mansione.

In particolare, il caso del lavoro flessibile con il Decreto Trasparenza viene regolarizzato: il datore di lavoro può imporre al lavoratore, con orario flessibile, di svolgere il lavoro in un dato momento solo se questa mansione si svolge in tempi già comunicati dal datore, e se il lavoratore è stato informato con un dovuto preavviso.

Le informazioni obbligatorie con il Decreto Trasparenza

Con il Decreto Trasparenza quindi, vanno specificate molte più informazioni sui contratti di lavoro rispetto a quanto si faceva in passato. In particolare, le informazioni che non devono mancare riguardano:

  • identità dei datori di lavoro e dei lavoratori;
  • luogo di lavoro: può essere fisso o variabile;
  • sede e domicilio del datore di lavoro;
  • inquadramento del lavoratore, qualifica e descrizione del lavoro;
  • data di inizio del rapporto di lavoro;
  • tipologia di rapporto di lavoro e durata;
  • identità delle imprese utilizzatrici, nel caso di somministrazione;
  • informazioni sul periodo di prova, durata;
  • formazione eventuale erogata dal datore di lavoro;
  • ferie e congedi previsti per il lavoratore;
  • termini di preavviso di recesso da parte del datore e del lavoratore;
  • retribuzione e modalità di pagamento;
  • programmazione dell’orario di lavoro e eventuali straordinari o cambiamenti di turno;
  • variabilità eventuale dell’orario di lavoro o del luogo;
  • indicazione del contratto collettivo nazionale di riferimento;
  • enti previdenziali che ricevono i contributi per il lavoro.

Va tenuto presente che sul contratto deve essere anche indicata la durata dell’eventuale periodo di prova, che non può mai superare i 6 mesi, e non è possibile applicare un nuovo periodo di prova in caso di rinnovo di un contratto esistente.


Informazioni sui sistemi di monitoraggio automatizzati

Sempre più spesso le aziende impiegano software o programmi di monitoraggio dell’andamento del lavoro, e questi sistemi vanno dichiarati sul contratto in modo specifico. Anche se si tratta di aspetti specifici su cui questi programmi intervengono, sul contratto devono essere indicate tutte le informazioni sulla finalità dei dati acquisiti dall’azienda, sugli obiettivi e su quali sistemi sono applicati.

Inoltre devono essere riportati la logica e la funzionalità di questi sistemi, eventuali meccanismi usati per valutare le prestazioni dei lavoratori e quali sono le misure adottate per eventuali decisioni automatizzate. Inoltre vanno anche approfondite le informazioni su cybersicurezza impiegata e sulle variabili che possono impattare sulle metriche usate.

Si tratta di informazioni che possono essere inserite nel contratto di lavoro, oppure in documenti appositi, e devono essere comunicate ai lavoratori entro 7 giorni se riguardano gli orari di lavoro, 30 giorni se invece riguardano altre informazioni non essenziali.

I datori di lavoro e le imprese che non rispettano le linee guida del Decreto Trasparenza possono incorrere in importanti sanzioni in denaro. Si tratta di multe che possono andare da 250 a 1.500 euro per un singolo lavoratore, che vengono estese anche a più di 5.000 euro se non vengono rispettate per diversi lavoratori.

Decreto Trasparenza – Domande frequenti

Cos’è il Decreto Trasparenza?

Si tratta di un nuovo decreto che regolarizza l’obbligo per i datori di lavoro di inserire alcune informazioni importanti nel contratto in essere con il lavoratore. Ecco cosa non può mancare.

Quali informazioni deve contenere un contratto di assunzione?

Tutte le informazioni che riguardano il datore di lavoro e il lavoratore, gli orari, il luogo di lavoro, le modalità, la retribuzione, l’eventuale periodo di prova, l’utilizzo di sistemi informatici automatizzati, ferie e permessi.

Quali lavoratori sono esclusi dal Decreto Trasparenza?

Sono esclusi dalle regole del Decreto Trasparenza i lavoratori autonomi, lavoratori occasionali e sportivi con lavoro autonomo, i familiari nel caso di impresa a conduzione familiare.

Fact-Checked
dottore commercialista giovanni emmi
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 4 Ottobre 2022
Dottore commercialista specializzato in organizzazione e gestione dello studio professionale, consulenza direzionale e digitalizzazione dei processi. Nonostante sia un pianificatore nato, ha delle intuizioni geniali.
Autore
Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.

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