Decreto sul salario giusto, oggi il voto di fiducia: stop ai vecchi bonus, arrivano nuovi incentivi per il 2026

Per i datori di lavoro privati cambiano le assunzioni agevolate e arrivano vincoli stringenti legati all'applicazione dei CCNL

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Voto di fiducia decreto sul salario giusto, Camera dei deputati

Oggi, mercoledì 10 giugno 2026, alla Camera dei deputati, a partire dalle ore 10:20, hanno avuto inizio le dichiarazioni di voto per la conversione in legge del decreto sul salario giusto. Il disegno di legge , sui cui è stata posta la fiducia del governo, interviene sulle regole per garantire un’adeguata retribuzione e introduce anche nuovi incentivi all’occupazione e norme di contrasto al caporalato digitale.

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Cosa prevede il decreto sul salario giusto

Al capo II, il decreto delinea criteri stringenti per garantire livelli retributivi minimi uniformati alla contrattazione collettiva, stabilendo che il trattamento economico complessivo del lavoratore dipendente privato non può essere inferiore a quello definito dai CCNL stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Viene demandata alla contrattazione anche la libera determinazione degli adeguamenti. Tuttavia, in caso di contratti scaduti, per la frazione temporale successiva ai primi 12 mesi di vacanza contrattuale, la legge introduce un acconto forfettario pari al 30% della variazione dell’IPCA (indice dei prezzi al consumo armonizzato), fatte salve diverse pattuizioni delle parti.

Il rispetto di questo salario giusto non è solo un obbligo contrattuale, ma diventa il presupposto essenziale per accedere a qualsiasi beneficio o incentivo contributivo.

Arriva il codice alfanumerico unico per contro i contratti pirata

Per contrastare il dumping contrattuale (pratica per cui un’azienda applica contratti collettivi pirata o meno favorevoli, firmati da sigle sindacali poco rappresentative), il datore di lavoro ha l’obbligo di indicare il codice alfanumerico unico del CCNL più rappresentativo (attribuito dal CNEL) sia nelle comunicazioni obbligatorie di assunzione sia direttamente nel prospetto di paga dei lavoratori privati non dirigenti.

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Incentivi all’occupazione: la mappa dei nuovi bonus 2026

Il capo I del decreto rimodula invece integralmente il pacchetto di esoneri contributivi per l’anno in corso, abrogando le precedenti disposizioni della legge di bilancio e del decreto coesione che avevano regolato i primi mesi del 2026.

I datori di lavoro possono fare affidamento sulle seguenti misure:

Incentivo / articoloDestinatari della misuraAgevolazione economica massimaDurata massima
Bonus donne 2.0 (art. 1 e 5)Donne svantaggiate (prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi o da almeno 6 mesi se rientranti in specifiche categorie, es. over 50 o con persone a carico).Esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali fino a 650€ mensili (elevato a 800€ se residenti nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno).12 o 24 mesi, a seconda della durata della disoccupazione e dello svantaggio.
Esonero giovani under 35 (art. 2 e 5)Soggetti di età inferiore a 35 anni, per personale non dirigenziale.Esonero integrale della quota a carico del datore di lavoro fino a 500€ mensili (elevato a 650€ per unità produttive ubicate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria).12 o 24 mesi, in base alle condizioni soggettive e occupazionali del lavoratore.
Esonero ZES unica Mezzogiorno (art. 3 e 5)Lavoratori con almeno 35 anni di età, disoccupati da almeno 24 mesi, assunti da datori di lavoro privati che occupano fino a 10 dipendenti nel mese di assunzione.Esonero integrale della quota contributiva a carico del datore di lavoro nel limite massimo di 650€ mensili.Fino a un massimo di 24 mesi.
Incentivo stabilizzazione (art. 4)Trasformazione a tempo indeterminato (dal 1° agosto al 31 dicembre 2026) di contratti a termine instaurati entro il 30 aprile 2026, riguardanti under 35 mai occupati stabilmente in precedenza.Esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali nel limite massimo di 500€ mensili.Fino a un massimo di 24 mesi.
Conciliazione famiglia-lavoro (Art. 6)Aziende in possesso di idonee certificazioni a supporto della natalità e cura, conformi alla prassi UNI PdR 192 del 14 aprile 2026.Esonero contributivo riparametrato mensilmente in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50.000€ annui per azienda.Applicazione su base mensile secondo criteri interministeriali.

Condizioni di accesso ai bonus

Tutti i benefici richiedono che l’assunzione comporti un incremento occupazionale netto e l’assenza di licenziamenti nei 6 mesi precedenti nella medesima unità produttiva e non sono riconosciuti per i rapporti di lavoro domestico e i contratti di apprendistato. Dagli sgravi, poi, sono esclusi i premi INAIL.

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Contrasto al caporalato digitale

Il decreto (al capo III) introduce nuove norme per la gestione del lavoro tramite piattaforme e algoritmi sono per contrastare le forme di caporalato digitale. L’obiettivo è garantire maggiore trasparenza e protezione a chi lavora nel settore delle consegne e dei servizi digitali, in particolare alla figura dei rider.

In primo luogo, viene introdotta la presunzione di subordinazione. Il modo in cui un rapporto di lavoro viene definito sulla carta non è più l’unico elemento che conta. La legge introduce il principio secondo cui, se la piattaforma organizza, controlla o stabilisce il compenso in modo unilaterale (anche attraverso un algoritmo), il rapporto può essere considerato a tutti gli effetti un lavoro subordinato. Per stabilirlo, si guarderà quindi a come il lavoro viene svolto concretamente nella realtà.

Inoltre, ora le piattaforme digitali sono obbligate a registrare e conservare per almeno 5 anni i dati analitici relativi a:

  • accessi ed espulsioni dalla piattaforma;
  • assegnazioni e rifiuti delle prestazioni;
  • tempi di esecuzione e corrispettivi erogati.

Tali dati devono sono messi a disposizione del lavoratore, delle autorità ispettive e degli enti previdenziali (INPS, INAIL, INL) per le attività di controllo.

Trasparenza algoritmica e tutela del lavoratore

I lavoratori hanno il diritto di ricevere in forma chiara e accessibile le informazioni sui parametri dei sistemi algoritmici che regolano l’assegnazione dei compiti e la formazione dei compensi. Inoltre, viene sancito il diritto del lavoratore di ottenere una spiegazione intelligibile e il riesame umano a fronte di decisioni automatizzate che incidano sul proprio compenso o sulle condizioni lavorative.

Tutele per i rider

Per i ciclofattorini e i lavoratori autonomi della consegna merci in ambito urbano (i cosiddetti rider), l’accesso alle piattaforme deve avvenire esclusivamente tramite sistemi di identità digitale certificati (SPID, CIE o CNS) o account biometrici a più fattori associati a un singolo codice fiscale, con divieto assoluto di cessione dell’account a terzi (pena sanzioni amministrative da 800 a 1.200 euro).

A decorrere dal 1° luglio 2026, scatta poi l’obbligo per i committenti di redazione e consegna del Libro Unico del lavoro (LUL) anche per i rider autonomi, sul quale vanno annotati mensilmente il numero di consegne effettuate e l’importo totale corrisposto.

Viene esteso il regime dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali territoriali al 5% per le somme destinate dai clienti a titolo di liberalità (le mance) ai lavoratori subordinati delle piattaforme nei settori della ristorazione e delle attività ricettive, entro il limite del 30% del reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente.

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