Raul Gardini e Alex Benedetti non hanno retto il peso dei debiti, che gravava – oltre che sul portafogli – sul piano psicologico. E tanti altri vip – da Cristina Chiabotto a Tiziano Ferro – hanno affrontato pesanti difficoltà economiche, superate talvolta grazie alla legge “anti-suicidi” o “salva suicidi” (n.3/2012). Scelte sbagliate o avventate, investimenti non sostenibili, cattivi consigli finanziari: basta poco per ritrovarsi sul lastrico, indipendentemente dal fatto che si sia imprenditori, lavoratori dipendenti, autonomi o semplici cittadini. Ma uscirne è possibile: a spiegarlo, a Partitaiva.it, diversi professionisti qualificati che ogni giorno aiutano persone che – loro malgrado e spesso senza colpe dirette – si trovano ad affrontare gravi situazioni di indebitamento e pregiudizio.
Indice
- I suicidi e i fallimenti in aumento in Italia: i numeri
- La spirale del sovraindebitamento dei vip: dal suicidio del dj Benedetti al lieto fine per Cristina Chiabotto
- Legge anti-suicidi e abbattimento dei debiti: come funziona
- Fallimento come stigma sociale, sentenze che tradiscono lo spirito della legge anti-suicidi
- Legge anti-suicidi, fuori dalla crisi da sovraindebitamento in 5 step
- Quartu Sant’Elena apre lo sportello dedicato: primo caso in Italia
I suicidi e i fallimenti in aumento in Italia: i numeri
Secondo l’Istituto superiore di sanità, ogni anno in Italia si registrano in media 4.000 suicidi. A partire dal Covid, sono state le motivazioni economiche ad assumere contorni sempre più preoccupanti all’interno di un fenomeno, quello suicidario per l’appunto, che negli anni ha mietuto vittime illustri tra azionisti e dirigenti aziendali ma anche tra persone comuni: padri di famiglia, piccoli imprenditori, liberi professionisti sopraffatti dai debiti che hanno perso ogni speranza e hanno deciso di farla finita.
Preoccupa pure il dato sui fallimenti in aumento: l’anno scorso erano stati 9.194, ma secondo i dati dell’Osservatorio procedure e liquidazioni di Cerved, nel secondo trimestre del 2025, le liquidazioni sono aumentate del 18% rispetto al 2024. Il problema non è solo rappresentato dai numeri, ma da una cultura che fatica ad accettare il fallimento come parte integrante del percorso professionale o imprenditoriale e che fatica persino a riconoscere la necessità del passaggio di testimone.
Secondo uno studio di Unioncamere-InfoCamere, a giugno 2025 i titolari d’impresa con almeno 70 anni erano più del 10% del totale, in aumento rispetto al 2015 (8,9%). Un aumento di 24.496 unità in un decennio in cui invece l’intero universo delle imprese individuali si è ridotto di oltre 300 mila unità. Numeri e dinamiche che potrebbero finire per condizionare un altro dato, che è quello della vita media di una impresa italiana che ad oggi è di circa tredici anni.

La spirale del sovraindebitamento dei vip: dal suicidio del dj Benedetti al lieto fine per Cristina Chiabotto
Sebbene non fossero la causa primaria, i debiti pesarono sulla scelta estrema di Raul Gardini, dirigente aziendale e azionista di maggioranza del gruppo Ferruzzi. Quando decise di togliersi la vita era il 23 luglio 1993; le indagini di Mani Pulite riguardavano anche le tangenti Enimont.
In tempi più recenti, a turbare l’opinione pubblica è stata la tragica fine di Alex Benedetti, direttore di Virgin Radio. I giornali scrissero di “una complicata vicenda economica”. A febbraio scorso, Alex ha deciso di farla finita gettandosi dalla finestra del suo ufficio a Milano. Seppure le indagini della procura siano ancora in corso, l’ipotesi è quella di un debito da 70 mila euro che il deejay temeva di non riuscire a gestire.
“Il mio frigo? Vuoto”, ha detto Leopoldo Mastelloni, attore e regista napoletano, che si è lasciato ad andare ad uno sfogo amaro in una intervista a Il Giornale. Mastelloni, senza troppi giri di parole, ha ammesso di pensare spesso al suicidio, perché – sopraffatto dai debiti – è costretto a un tenore di vita estremamente modesto, contando solo su una pensione minima.
Dal comico Corrado Guzzanti al cantante Tiziano Ferro. E poi, Gianna Nannini, Gino Paoli, Valentino Rossi, Vasco Rossi, Ezio Greggio. Attori, artisti e altre celebrità dello spettacolo sono stati associati a vicende tanto clamorose, quanto controverse, legate a investimenti fallimentari o debiti mai pagati. Anche Cristina Chiabotto, conduttrice televisiva ed ex modella italiana, è finita sull’orlo del baratro. Ma è stata lei stessa a raccontare di essere riuscita, grazie alla legge anti–suicidi, ad affrontare un debito con il Fisco da 2,5 milioni di euro.

Legge anti-suicidi e abbattimento dei debiti: come funziona
La legge del sovraindebitamento n.3/2012 nasce per offrire una via d’uscita a chi si ritrova travolto da debiti e obblighi finanziari che non è più in grado di sostenere. Lo squilibrio tra entrate e uscite, dunque, può essere ribilanciato con specifiche procedure che oggi sono state integrate nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza e che consentono di ridurre o cancellare il debito in base alle reali capacità economiche del debitore. Così è possibile avviare un percorso di ripianamento sostenibile dei debiti verso PA, privati o banche, anche attraverso l’abbattimento del 50% di quanto dovuto.
Pure i debiti con il Fisco possono essere cancellati. Negli anni, la normativa è stata progressivamente integrata e migliorata con un duplice obiettivo: offrire maggiori tutele per i debitori e al contempo semplificare e velocizzare i passaggi burocratici.
Il “salvataggio” della persona finita nella morsa dei debiti può avvenire seguendo procedure diversificate, a seconda dei casi:
- piano di ristrutturazione, che stabilisce tappe e tempistiche del percorso di risanamento dei debiti;
- concordato minore, strumento utilizzato soprattutto da imprese o liberi professionisti che propongono un accordo ai creditori;
- liquidazione controllata, ovvero la compensazione dei debiti attraverso la vendita dei beni di proprietà del debitore;
- esdebitazione dell’incapiente, che permette ai debitori privi di beni o redditi sufficienti e non colpevoli della situazione di insolvenza di ottenere la cancellazione dei propri debiti.
Non è oro tutto quello che luccica. Jimmy Greselin, responsabile polo legale dell’Associazione Legge3.it, spiega che la legge anti suicidi contiene limiti e lacune importanti. “È una legge fatta malissimo – chiosa – e di volta in volta, addirittura, viene peggiorata. Andrebbe migliorata riportandola in primis entro quei parametri europei che ci verranno imposti l’anno prossimo. L’intento del legislatore chiaramente non è mai stato punitivo. Anzi, siamo di fronte a una legge ispirata al principio anglosassone secondo cui se fallisci puoi ripartire, perché se riparti torni a essere risorsa. Tuttavia c’è ancora molto da fare, soprattutto perché viviamo in un Paese che considera il debitore un soggetto fraudolento, un frodatore”.
Una mentalità che è viva e vegeta e di cui, spiega Greselin, sono intrisi anche i tribunali: “Ci confrontiamo quotidianamente con giudici che ragionano così, tra l’altro coadiuvati dall’Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento – ente terzo e imparziale che aiuta persone e PMI in difficoltà economica a gestire e ristrutturare i propri debiti, attraverso la presentazione di un piano di rientro omologato da un giudice, ndr – che non esiste in nessun altro Paese e che ci siamo inventati noi, probabilmente per dare lavoro a qualcuno. Un organismo formato da gestori della crisi che spesso non sanno assolutamente nulla di come gestire le situazioni debitorie”.
La scelta del gestore: la proposta al Senato
Greselin presenta qualcosa come cinque ricorsi al giorno: “Da Nord a Sud, il problema è sempre lo stesso: ci scontriamo con una giurisprudenza ondivaga. Come se non bastasse, anche se l’intento è stato sempre quello di migliorare la legge, negli anni in realtà la situazione è peggiorata a causa dell’interpretazione che di volta in volta ne viene data. Interpretazioni che, a volte, sono addirittura contrarie alla Cassazione e al Codice della crisi di impresa o che ne tradiscono l’essenza. Al Senato giace una mia proposta di legge che prevede la possibilità di scegliere il gestore, come avviene nei normali fallimenti, attingendo ad apposito Albo istituito dal ministero della Giustizia, ma bypassando l’obbligatorietà della nomina dell’OCC che poi, a sua volta, nomina un gestore”, conclude Greselin.
Legge anti-suicidi, fuori dalla crisi da sovraindebitamento in 5 step
Il responsabile del polo legale di Legge3.it spiega a Partitaiva.it come si declina l’assistenza offerta dalla sua Associazione alle persone in difficoltà: “Primo step – dice – è l’analisi della situazione per capire in via preliminare se il soggetto rientra nei parametri del Codice della crisi. Ci accorgiamo subito dei furbi e le assicuro che ce ne sono tantissimi”. Il passo successivo è verificare il rispetto di tutti i requisiti, dopo di che inizia la consulenza vera e propria. “Raccogliamo tutti i dati e, in pratica, svolgiamo l’attività che tecnicamente dovrebbe svolgere l’OCC. Se lasciamo che siano loro a farlo c’è il rischio che la pratica venga respinta. Sostanzialmente, forniamo al gestore l’intero pacchetto di dati già confezionato”.
A quel punto iniziano i colloqui con il gestore per capire quale somma è possibile mettere a disposizione dei creditori. “Successivamente, il gestore – spiega l’esperto di Legge3.it – prepara una relazione sulla base della documentazione da noi fornita. Il suo compito è quello di circolarizzare i debiti, cioè scrivere a tutti i creditori per cercare di capire quale cifra esattamente è a loro dovuta. Noi, invece, presentiamo ricorso al giudice: questa è paradossalmente la fase più veloce perché spesso entro una settimana riceviamo risposta”.
La legge salva suicidi consente di ripresentare il ricorso più e più volte, con la possibilità di valutare anche di cambiare Tribunale di riferimento. Occorre aspettare cinque anni per ripresentare ricorso solo se la pratica viene accettata ma il debitore poi non la rispetta. “Se il giudice respinge, noi impugniamo in Appello e poi in Cassazione. Non ci arrendiamo mai perché l’unica cosa certa è che il debitore ha il diritto di essere sdebitato. Se questo non avviene è solo per un errore o per un capriccio del giudice”, conclude.
Quartu Sant’Elena apre lo sportello dedicato: primo caso in Italia
Gianluca Angius, consulente dell’associazione Liberi dal debito, è specializzato nella legge n.3/2015 e ogni giorno incontra imprenditori, liberi professionisti e semplici cittadini. Lo fa nei locali che il Comune di Quartu Sant’Elena, in provincia di Cagliari, da febbraio ha deciso di mettere a disposizione di chi è alla ricerca di aiuto o, più semplicemente, di informazioni sulle tutele che lo Stato garantisce a chi si trova in una crisi di sovraindebitamento. Una collaborazione, quella con il Comune sardo, che potrebbe diventare un modello da replicare così da offrire personale qualificato e competente a disposizione dei cittadini.
“Un caso unico in Italia – ci racconta Angius – poiché si tratta del primo protocollo di intesa stipulato con un ente comunale, anche se l’Associazione che rappresento offre assistenza su tutto il territorio nazionale, con consulenti che verificano che vi siano le condizioni per accedere alle tutele previste dalla legge anti-suicidi e alla procedura da sovraindebitamento”. Lo sportello garantisce il rispetto totale della privacy e, da febbraio a oggi, ha aiutato 300 persone. La metà di queste sono state già ricevute per appuntamento.
Qual è il profilo della persona che più di frequente chiede aiuto? “Le proporzioni sono molto equilibrate – fa sapere Angius –. Non parliamo soltanto di piccole e medie imprese o di partite IVA, ma anche di semplici consumatori. Per esempio, il dipendente che ha comprato casa e macchina, il familiare che non può più contare sul doppio stipendio in casa e che non può onorare gli impegni presi”.
Patrizia Penna
Giornalista professionista