Ottica italiana, giro d’affari da 9,2 mld: come diventare ottico e stipendio

Dall'occhialeria all'export, fino al mercato delle lenti a contatto. La domanda di ottici e ortometristi cresce in Italia. La testimonianza del direttore Giorgio Righetti, dell'Istututo Zaccagni.

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stipendio ottico

In un mondo del lavoro sempre più incerto, su cui pesano le tensioni geopolitiche e la corsa all’innovazione, il mondo dell’ottica offre ancora grandi opportunità in Italia. Lo stipendio di un ottico alle prime esperienze, infatti, raggiunge già lo stipendio medio nazionale. Inoltre, la quasi totalità dei professionisti trova il suo impiego entro pochi mesi dal completamento del percorso formativo. Secondo quanto riporta Sviluppo lavoro Italia, nei primi due trimestri del 2025, nella categoria di ottici e optometristi sono stati attivati contratti per 860 lavoratori. Un numero, però, considerato insufficiente a coprire la domanda di una filiera che cresce e che, in virtù di tassi di disoccupazione minimi, si presenta come una grande occasione.

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Professione ottico, in Italia la filiera vale 9,2 miliardi di euro

Lavorare come ottico in Italia significa far parte di una folta schiera di 21.500 professionisti: di questi, 19.500 lavorano nel retail specializzato e 2.000 nelle altre imprese. A differenza dell’oculista – medico specializzato nella diagnosi e cura delle malattie oculari – l’ottico è un professionista dell’arte ausiliaria delle professioni sanitarie: realizza e vende ausili visivi (occhiali, lenti a contatto e dispositivi per ipovedenti); corregge i difetti di rifrazione, confezionando i dispositivi medici visivi o su prescrizione medica o su propria prescrizione nel caso in cui l’utente non abbia malattie degli occhi.

Il giro d’affari della filiera italiana dell’ottica si attesta su un valore sopra i 9,2 miliardi di euro. A farlo sapere a Partitaiva.it è Giorgio Righetti, direttore dell’Istituto Zaccagnini che, con una sede a Bologna e una a Milano, è la più grande scuola italiana di ottica e optometria, fondata nel 1977. 

Giorgio Righetti

Quanto vale l’export dell’ottica

Secondo i dati Anfao 2025, il mercato italiano, solo per quanto riguarda l’occhialeria, vanta una produzione del valore di 5,64 miliardi di euro. “L’occhialeria italiana – spiega Righetti – conta molto sulle esportazioni, che sono state una quota importante nel 2025, anche nel complesso quadro economico internazionale, influenzato dai dazi Usa. L’export verso gli Stati Uniti è stato del 15% nel 2025; l’export verso i Paesi europei è stato del 59%, con tendenze in crescita in Francia (+4,5%), Germania (+8,7%), Spagna (+12,1%) e Regno Unito (+4,7%); Olanda (+15%), Portogallo (+13,1%), Polonia (+16,2%) e Ungheria (+17,4%)”.

L’occhialeria italiana ha esportato, nel 2025, 106 milioni di paia di occhiali (-3% rispetto al 2024), di cui 63 milioni di occhiali da sole e 43 milioni di montature da vista. Il segmento industriale della filiera conta 798 aziende (-2% sul 2024) e 22.837 addetti (-4,4%), con una flessione dovuta principalmente alla mancata stabilizzazione dei contratti a termine.

Le lenti a contatto

Ai dati dell’occhialeria si devono poi aggiungere i numeri delle lenti a contatto. “In base al dato GFK – aggiunge il direttore dell’Istituto Zaccagnini – nel 2025 in Italia il valore delle vendite delle lenti a contatto e dei prodotti per la loro manutenzione è stato di 425 milioni di euro, in crescita rispetto al 2024 dell’1,9%. Inoltre, secondo Euromcontact, l’associazione europea delle imprese produttrici di lenti a contatto e soluzioni per la manutenzione, il mercato europeo delle sole lenti a contatto morbide nel 2024 aveva già raggiunto un valore di 2.328 milioni di euro”. I dati sono relativi a 32 paesi dell’area EMEA e si riferiscono al valore del mercato sell-in (vendite dei produttori ai professionisti della visione).

“Sempre secondo Euromcontact, in Italia il mercato italiano delle lenti a contatto sarebbe il secondo mercato per valore dopo il Regno Unito. Questo risultato evidenzia un trend positivo, trainato principalmente dal segmento delle lenti giornaliere monouso (DD–Daily Disposable), che hanno registrato una crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente”, conclude. 

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Quanti anni ci vogliono per diventare ottico? Il percorso di formazione

Per diventare ottico, in Italia è necessario conseguire il diploma quinquiennale di istruzione tecnica/professionale nell’indirizzo per ottico, oppure un corso di formazione professionale post-maturità. Dopo il diploma, è obbligatorio superare l’esame di Stato per ottenere l’abilitazione all’arte. Per gli optometristi – cioè coloro che possono anche fare una valutazione tecnica delle capacità visive -, invece, è necessaria la laurea triennale.

Le sedi di formazione

L’esempio di Istituto Zaccagnini aiuta a comprendere il contesto formativo italiano. Nelle sedi principali di Bologna e Milano si tengono, oltre al biennio di Ottica, corsi annuali e biennali di specializzazione in Optometria per studenti e per lavoratori e una serie di corsi superiori di specializzazione e master in tutte le principali discipline dell’ottica, dell’optometria delle scienze neurologiche. “Ogni anno – spiega il direttore Righetti – l’IBZ diploma tra i 270 e 300 ottici e optometristi. Di questi diplomati all’IBZ, il 98,5% trova un lavoro o una collocazione qualificata e stabile in meno di sei mesi. L’Istituto Zaccagnini diploma quasi l’85% degli ottici richiesti dal mercato regionale e oltre il 25% delle richieste nazionali. Nel mondo dell’optometria, il tasso nazionale di specializzati all’IBZ sale al 35%”.

In Italia sono attivi 8 corsi di laurea triennale in Ottica e Optometria inseriti nella classe di laurea L-30 di Scienze e tecnologie fisiche e sono a Torino, Milano, Padova, Firenze, Roma3, Napoli, Lecce, Terni. “Il percorso universitario citato – chiosa Righetti – il cui tempo medio di laurea è pari a 4 anni e 11 mesi, va detto, non consente di diventare ottico, perché dopo la laurea è necessario comunque sostenere l’esame di stato per ottenere l’abilitazione come candidato privatista presso un altro istituto superiore professionale oppure accedendo al secondo anno del corso biennale abilitante per ottici post diploma di scuola superiore”. In base ai dati Alma Laurea, negli 8 atenei citati, si laureano in ottica e optometria mediamente ogni anno meno di 140 studenti.

Le novità della normativa introdotta nel 2023

Dal 2023, con il decreto interministeriale 2018 n. 92 che ha riformato la professione dell’ottico, sono diventate effettive – a livello nazionale – le norme che stabiliscono il nuovo percorso formativo di questa figura professionale. Il decreto ha definito che gli studenti che avranno completato il biennio post maturità oppure il quinquennio per l’abilitazione alla professione di ottico dovranno avere una formazione orientata ad assistere, consigliare il cliente sui prodotti migliori per la correzione del difetto visivo, ma non solo. 

Il “nuovo” ottico è chiamato anche a “effettuare, con adeguate tecnologie e nei casi consentiti dalla normativa vigente, l’esame delle abilità visive e della capacità visiva binoculare in relazione alla progettazione e all’assemblaggio degli ausili ottici necessari, segnalando all’attenzione medica eventuali condizioni del cliente che indichino anomalie degli occhi e della salute” (competenza numero 3, allegato M, decreto interministeriale 92, 24 maggio 2018). Nasce così il profilo di uno specialista che deve segnalare al medico eventuali situazioni di allerta, facendo così da prima barriera di controllo e difesa della visione e della salute dell’occhio.  

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Quanto guadagna un ottico? Lo stipendio

Un giovane neodiplomato, assunto in un negozio di ottica, viene inquadrato al terzo livello del commercio con una RAL non inferiore ai 25.000 euro e ha diverse possibilità di carriera. Un dettaglio di non poco conto è che nel settore non ci sono differenze di remunerazione tra donne e uomini. Studiare per diventare ottici può rispondere a queste esigenze: si presenta come un percorso qualificante, sicuro dal punto di vista della probabilità di trovare un lavoro. 

Una conferma arriva dallo studio Decoding Gen Z: a market research blueprint for educational outreach, realizzato da Lucrezia Gilardoni e Giacomo Pasotti sotto la guida di Federico Frattini, dean della Graduate school of management del Politecnico di Milano nell’ambito del master international part-time MBA. L’indagine ha permesso di evidenziare gli aspetti che orientano le scelte scolastiche e professionali dei giovani nati tra il 2003 e il 2009: motivazione, clima relazionale, flessibilità, apertura alle esperienze internazionali. 

Alla domanda “Quanto sono importanti per te i seguenti aspetti quando pensi al tuo futuro professionale?”, la risposta più frequente è “fare un lavoro che mi piace”, seguita da “avere un lavoro stabile”. Al terzo posto si classifica “guadagnare bene”, al quarto “libertà e indipendenza”, al quinto “la flessibilità”. In valori percentuali, nell’81% delle risposte si privilegia il desiderio di un lavoro piacevole, nel 60% si guarda anche alla stabilità e il 50% a conciliare vita e lavoro.

Alla domanda “Quanto è importante per te la flessibilità nei corsi di studio?”, il 27,1% risponde “moltissimo”, mentre il 59,8% auspica “un mix tra orari fissi e libertà”.  Il 72% degli studenti predilige le lezioni in presenza mentre il 63% apprezza stage o progetti di laboratorio da affiancare alle attività in aula.  Quanto alle esperienze oltre confine, il 54,3% considera l’idea di studiare all’estero una possibilità concreta; il 31% preferisce rimanere in Italia; il 14,7% dice non di averci mai pensato. Regno Unito con il 37%, la Spagna con il 35% e gli Stati Uniti con il 34% sono le mete più ambite.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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