Il rischio di una carenza degli approvvigionamenti di cherosene (jet fuel) in Europa sembra concretizzarsi. Il sistema del trasporto aereo continentale potrebbe essere alla vigilia di una crisi senza precedenti, causata principalmente dalle tensioni geopolitiche nell’area del Golfo Persico. A dirlo sono le stime del Corriere della Sera sulla base di fonti di Bruxelles.
Per il mondo delle PMI e dei professionisti, per i quali il viaggio d’affari e la rapidità dei collegamenti sono fondamentali, lo scenario che si prospetta per la tarda primavera e l’estate 2026 richiede una pianificazione immediata dei rischi. Tra questi, anche le crescenti proteste dei lavoratori del comparto che hanno comportato già l’annullamento di diversi voli.
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Quando finiranno le scorte di cherosene? Il countdown di maggio
Le stime circolate nelle ultime ore sono allarmanti: le riserve strategiche di carburante per aviazione in Europa potrebbero esaurirsi tra la seconda e la terza settimana di maggio. La causa scatenante è il blocco delle rotte marittime provenienti dal Golfo Persico, passaggio obbligato per il greggio e i prodotti raffinati diretti verso il Vecchio Continente. Sebbene alcune spedizioni siano ancora in viaggio, l’orizzonte temporale per la loro integrazione è estremamente ridotto.
La situazione è aggravata dal fatto che la capacità di stoccaggio europea non è uniforme: secondo le fonti, solo due Paesi disporrebbero di riserve strategiche sufficienti a garantire l’operatività per 90 giorni.
I primi effetti in Italia: restrizioni e priorità nei voli
I segnali della crisi sono già visibili negli scali italiani. Secondo i bollettini tecnici ripresi dalla stampa economica, alcuni aeroporti chiave del Nord Italia (tra cui Milano-Linate, Venezia, Treviso, Bologna) hanno già iniziato a implementare limitazioni nel rifornimento di carburante. Lo stesso è avvenuto a Brindisi, Pescara e Reggio Calabria.
Per gestire la scarsità di cherosene, è stata stabilita una scala di priorità che penalizza inevitabilmente il traffico commerciale di breve e medio raggio:
- voli sanitari e di emergenza (ambulanze aeree);
- voli di Stato;
- voli di lungo raggio (superiori alle 3 ore), per evitare che aeromobili impossibilitati a rifornirsi restino bloccati in scali intermedi.
Questa gerarchia mette a rischio i collegamenti nazionali e intra-europei, quelli più utilizzati dai professionisti per meeting quotidiani e dalle PMI per il monitoraggio dei mercati vicini.
L’impatto per le imprese: costi e logistica
Per le piccole e medie imprese, l’allarme cherosene si traduce intanto in un aumento dei costi dei biglietti: la scarsità di offerta e il ricorso a carburanti alternativi (come il SAF, che però copre meno dell’1% della domanda globale) spingeranno i prezzi verso l’alto. Il rischio di non poter operare il volo di ritorno per mancanza di carburante nello scalo di partenza, poi, costringerà molte aziende a riconsiderare le trasferte non essenziali.
Le previsioni: un’estate sotto scacco?
Nonostante i tentativi di mediazione diplomatica, i tempi tecnici per il ripristino delle normali rotte di approvvigionamento sono lunghi. Anche in caso di tregua immediata, le grandi navi cisterna impiegherebbero circa due mesi per ristabilire i flussi regolari verso i porti europei. Per i professionisti, il consiglio degli esperti è di monitorare costantemente le comunicazioni dei vettori e di prevedere, ove possibile, alternative ferroviarie per le tratte continentali, in attesa che le misure di emergenza comunitarie riescano a stabilizzare il mercato del jet fuel.
Voli cancellati per mancanza di carburante: spetta il rimborso del biglietto?
Chiunque vedesse cancellato il proprio volo per la crisi di cherosene, potrebbe chiedere il rimborso? A questa domanda ha risposto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori (UNC) ad Adnkronos. La tutela per i passeggeri è garantita dal Regolamento europeo 261/2004. In caso di volo cancellato per carenza di carburante, il professionista o l’impresa ha sempre diritto a scegliere tra il rimborso integrale del biglietto o l’imbarco su un volo alternativo (re-routing) verso la destinazione finale. Resta inoltre fermo il diritto all’assistenza, che comprende pasti, bevande e, se necessario, la sistemazione in albergo con relativo trasferimento.
Tuttavia, esiste una distinzione fondamentale tra il rimborso e la compensazione pecuniaria (l’indennizzo extra che varia dai 250 ai 600 euro). Poiché la carenza è legata al blocco dello Stretto di Hormuz e alla guerra in Iran, tali eventi potrebbero essere classificati come “circostanze eccezionali”, esonerando le compagnie aeree dal pagamento del risarcimento danni, pur mantenendo l’obbligo di rimborsare il costo del volo. Dona chiarisce inoltre un punto fondamentale per le policy aziendali: non è necessario stipulare assicurazioni integrative specifiche per questo rischio, poiché la normativa UE protegge già il passeggero in tutti i voli in partenza dall’Unione o operati da vettori comunitari.








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Il team editoriale di Partitaiva.it