Busta paga in Italia: la più ricca a Milano, la più povera è a Vibo Valentia

La busta paga non è uguale in tutte le città italiane. Scopriamo quali differenze ci sono e da cosa sono determinate.

di Pierpaolo Molinengo

Revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.

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  • La busta paga dei lavoratori non è uguale in tutta Italia, ma ci sono nette differenze.
  • I lavoratori più fortunati sono quelli che risiedono a Milano, dove si guadagna di più.
  • Vibo Valentia è la città nella quale le retribuzioni sono terribilmente basse.

Paese che vai busta paga che trovi: in Italia, come nella maggior parte dei paesi europei, sono presenti delle differenze salariali molto importanti. Non tutti i lavoratori infatti percepiscono pari retribuzione, nelle diverse zone del paese.

Tendenzialmente il nord è un polo maggiore di opportunità rispetto al sud Italia, valutando anche che sono presenti molte imprese che garantiscono un’economia più fiorente. Dati recenti, pubblicati dall’ufficio studi Cgia il 28 ottobre 20231, rilevano una forte differenza tra diverse città italiane.

Busta paga in Italia: le principali differenze

Busta paga più altaBusta paga più bassa
Parma: 25.912 euro annuiNuoro: 13.338 euro annui
Bologna: 25.797 euro annuiCosenza: 13.141 euro annui
Modena: 25.722 euro annuiTrapani: 13.137 euro annui
Reggio Emilia: 25.566 euro annuiVibo Valentia: 11.823 euro annui

Solo per avere un’idea di cosa stia avvenendo nel nostro paese, basti pensare che nella Città Metropolitana di Milano, lo stipendio lordo annuo di un lavoratore nel settore privato, nel 2021, è stato pari a 31.202 euro. Completamente diversa è la situazione di un lavoratore a Palermo, che ha percepito solo 16.349 euro.

Trasferirsi dal sud Italia alla capitale economica del paese permetterebbe di ottenere uno stipendio più alto del 90%. Il confronto risulta essere più sconfortante se si prende in considerazione Vibo Valentia, dove la retribuzione media lorda è pari a 11.823 euro. A Milano lo stipendio risulta essere più alto del 164%.

Mediamente la busta paga dei lavoratori italiani si attesta, invece, intorno a 21.868 euro. Questi sono alcuni degli aspetti emersi dall’analisi effettuata dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre su dati Inps.

Gli squilibri retributivi in busta paga

Dall’analisi emergono pesanti squilibri retributivi nelle diverse aree dell’Italia. La busta paga di un lavoratore si differenzia, a volte anche pesantemente, non solo tra nord e sud, ma anche tra aree rurali ed urbane.

Questi sono problemi che in più occasioni le parti sociali hanno tentato di risolvere, dopo che negli anni Settanta è arrivata l’abolizione delle “gabbie salariali”, che stabilivano le retribuzioni in base a diversi parametri, come il costo della vita. L’impiego del contratto nazionale del lavoro (CCNL), ai fini pratici, ha prodotto solo parte degli effetti sperati.

Ad oggi continuano a rimanere le disuguaglianze. Uno dei motivi per i quali continua ad esserci un gap così ampio negli stipendi è determinato anche dalla presenza delle multinazionali e delle grandi imprese. Quasi tutte sono ubicate nelle aree metropolitane del nord Italia.

Le aziende di grandi dimensioni, alle quali possiamo aggiungere anche le utilities, hanno a disposizione una quota di personale con alte qualifiche professionali.

Andando a comparare il dato medio della busta paga dei lavoratori dello stesso settore, invece di prendere unicamente in considerazione quello geografico, scopriamo che le differenze territoriali si riducono. Nella maggior parte dei casi sono anche più contenute di quelle degli altri paesi europei.

Le diseguaglianze salariali in Italia sono importanti. Grazie alla contrattazione centralizzata, però, risultano essere più contenute rispetto a quelle degli altri paesi. Gli esperti della Cgia di Mestre spiegano che la mancanza di contrattazione decentrata provoca salari non agganciati all’andamento dell’inflazione o ad altri parametri importanti per le singole zone.

Busta paga e salario minimo

I lavoratori devono affrontare dei minimi tabellari troppo bassi? Secondo la Cgia di Mestre non è questo il problema, ma è un altro. Nel corso dell’anno le persone lavorano un numero di giornate troppo contenuto. Per risolvere il problema non serve istituire un salario minimo. Ma andrebbe contrastato l’abuso dei contratti a tempo ridotto.

Ma questo non basta. Secondo l’analisi, per innalzare il valore della busta paga dei dipendenti, soprattutto di quelli con qualifiche professionali minori, bisognerebbe continuare con il taglio dell’Irpef. E proseguire con la contrattazione decentrata.

In Italia c’è il numero più alto a livello europeo di lavoratori coperti dalla contrattazione collettiva nazionale. Sarebbe importante spingere per diffondere la contrattazione di secondo livello, che consente di modificare i CCNL specifici per adattarli all’azienda e alle esigenze particolari. E, soprattutto, premiare la decontribuzione e il raggiungimento degli obiettivi di produttività. 

Contratti di lavoro attivi

contratti depositati regioni italia

Al 15 giugno 2023, secondo i dati del Ministero del Lavoro2, sono stati attivati 10.568 contratti. Di questi:

  • 9.532 sono di natura aziendale;
  • 1.036 sono di natura territoriale.

Il 72% dei contratti attivi è stato sottoscritto al nord, il 18% al centro ed il 10% al sud. Le regioni dove ne sono stati sottoscritti di più sono:

  • Lombardia: 3.218;
  • Emilia-Romagna: 1.362;
  • Veneto: 1.081.

Busta paga: la più ricca è a Milano

Andando ad analizzare la busta paga dei lavoratori dipendenti del settore privato scopriamo che a Milano si guadagna di più. Lo stipendio è pari a 31.202 euro. I redditi sono buoni anche a:

  • Parma: 25.912 euro;
  • Bologna: 25.797 euro;
  • Modena: 25.722 euro;
  • Reggio Emilia: 25.566 euro.

Nelle città emiliane a contribuire a tenere alti gli stipendi sono i settori ad alta produttività. E soprattutto con un elevato valore aggiunto, come la produzione di auto di lusso. Questo ha garantito di riuscire ad ottenere delle buone buste paga.

I lavoratori pagati di meno si trovano a:

  • Nuoro: 13.338 euro;
  • Cosenza: 13.141 euro; 
  • Trapani: 13.137 euro;
  • Vibo Valentia: 11.823 euro.

Busta paga in Italia – Domande frequenti

Quali sono le città nelle quali i lavoratori italiani hanno lo stipendio più alto?

Milano è la città nella quale i lavoratori guadagnano di più. Seguono Parma, Bologna ed altre città emiliane, dove hanno sede diverse eccellenze del Made in Italy. Scopri qui gli ultimi dati sugli stipendi.

Dove si guadagna di meno in Italia?

In fondo alla classifica italiana ci sono Vibo Valentia, dove lo stipendio medio è 11.823 euro all’anno e Trapani con 13.137 euro annui.

Quali sono le motivazioni che hanno portato a così importanti disuguaglianze salariali?

Nelle principali aree metropolitane del nord Italia i lavoratori beneficiano della presenza di molti gruppi industriali, che contribuiscono ad alzare gli stipendi.

Quanti tipi di busta paga ci sono?

La busta paga dipende dal contratto collettivo nazionale del lavoro specifico applicato, con regole precise per la retribuzione, ferie, tfr e altre variabili.

Come leggere la busta paga in Italia?

Saper leggere la busta paga è importante per estrapolare diverse informazioni: dallo stipendio ai contributi versati, dalle tasse pagate al numero di giorni di ferie disponibili.

  1. Ufficio Studi CGIA, news del 28 ottobre 2023 ↩︎
  2. Report deposito contratti, 15 giugno 2023, Lavoro.gov.it ↩︎
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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Ho una laurea in materie letterarie. Ho iniziato ad occuparmi di Economia fin dal 2002, concentrandomi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i miei interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrivo di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.
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Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 18 Maggio 2024
Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

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