Bonus rinnovabili per imprese del Mezzogiorno, contributi a fondo perduto per fotovoltaico: le domande

Con la pubblicazione del decreto direttoriale n. 33 del 18 febbraio 2026, è stato disposto lo slittamento della scadenza

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Il nuovo termine per la presentazione delle istanze di accesso al bonus rinnovabili per le imprese del Mezzogiorno è fissato al 3 luglio 2026. La proroga è stata confermata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE), così da concedere più tempo alle imprese per la definizione dei progetti da presentare. Sebbene la scadenza sia stata rimodulata, i criteri di ammissibilità definiti dal programma nazionale PN RIC 2021-2027 rimangono però gli stessi.

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A chi spetta il bonus rinnovabili per imprese del Mezzogiorno

L’agevolazione è riconosciuta alle imprese di qualsiasi dimensione, purché situate nel Sud Italia. Queste, cioè, devono avere l’unità produttiva (oggetto dell’intervento) in: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia. Tuttavia, il 60% dei fondi totali è riservato alle piccole e medie imprese (PMI). Di questa quota, 1/4 è destinata specificatamente alle micro e piccole imprese.

Possono accedere ai fondi anche le reti di imprese dotate di soggettività giuridica. Questo permette a più realtà del territorio di aggregarsi per sviluppare progetti di autoproduzione energetica più complessi, purché le unità produttive siano situate nelle regioni ammesse.

In ogni caso, gli impianti devono essere posizionati su immobili o strutture pertinenziali, come tettoie e parcheggi, situati in aree a destinazione produttiva di comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti. E resta fermo il vincolo dell’autoconsumo, ovvero l’energia prodotta deve servire prioritariamente il fabbisogno della ditta, mentre l’eventuale eccedenza non immessa nei sistemi di storage deve essere ceduta gratuitamente al GSE per un periodo di 20 anni.

Gli esclusi

Indipendentemente dalla dimensione aziendale, restano escluse le imprese impegnate nella produzione agricola primaria, pesca e acquacoltura, nel settore carbonifero e quelle in stato di difficoltà o con cause ostative (antimafia, sanzioni interdittive).

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Come funziona

La dotazione finanziaria complessiva ammonta a 262 milioni di euro e serve per finanziare progetti organici volti alla produzione e all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto che varia in base alla dimensione dell’impresa e alla tecnologia scelta, con percentuali che premiano maggiormente le realtà più piccole.

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Come ottenere il bonus fotovoltaico per le imprese del Mezzogiorno

Il funzionamento dell’incentivo si basa su una procedura a sportello gestita telematicamente tramite il portale GSE. Le imprese interessate devono presentare la domanda prima dell’avvio dei lavori, allegando una relazione tecnica asseverata e la documentazione contabile richiesta. Anche se il termine ultimo per l’invio delle domande tramite il portale del GSE è stato posticipato al 3 luglio 2026, una volta ottenuta la concessione dal ministero, l’azienda ha 18 mesi di tempo per completare l’installazione e mettere in esercizio l’impianto.

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Quanto spetta

Per le micro e piccole imprese, il contributo a fondo perduto per l’installazione di pannelli fotovoltaici raggiunge il 58% della spesa totale ammessa. La quota sale al 63% nel caso si scelgano sistemi termo-fotovoltaici, mentre scende al 48% per i dispositivi di accumulo. Le medie imprese possono contare invece su una copertura del 48% per il fotovoltaico, del 53% per il termo-fotovoltaico e del 38% per i sistemi di accumulo. Mentre per le grandi realtà industriali le soglie sono fissate al 38% per i moduli elettrici, al 43% per quelli ibridi e al 28% per l’accumulo.

Sono però previste specifiche premialità legate alla qualità tecnica e all’efficienza gestionale. L’impiego di moduli fotovoltaici ad alta efficienza iscritti al registro ENEA permette infatti di incrementare il contributo di un ulteriore 5% o 2%, a seconda della classe del componente, mentre il possesso della certificazione energetica ISO 50001 garantisce una maggiorazione del 2%. Grazie a queste maggiorazioni, quindi, una piccola impresa ha la possibilità di coprire fino al 65% dell’investimento complessivo.

Come avviene il pagamento

Il pagamento del contributo a fondo perduto non avviene in un’unica soluzione alla fine dei lavori. La procedura di incasso può essere infatti suddivisa in due momenti: una prima tranche durante l’esecuzione dell’intervento (al raggiungimento di una determinata percentuale di realizzazione tecnica o di spesa sostenuta); una seconda tranche a saldo, una volta che l’impianto è stato completato e messo in esercizio.

Per agevolare l’avvio del progetto, è prevista la possibilità di richiedere un’anticipazione pari al 30% dell’importo concesso, subordinata alla presentazione di una fideiussione bancaria o di una polizza assicurativa a garanzia delle somme ricevute.

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Progetti ammessi

Il bonus copre la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici o il potenziamento di quelli esistenti (non è ammesso il semplice rifacimento), purché la potenza nominale complessiva sia mantenuta tra un minimo di 10 kW fino a un massimo di 1.000 kW.

Oltre ai moduli fotovoltaici tradizionali per la produzione di elettricità, è ammessa l’installazione di sistemi termo-fotovoltaici ibridi, capaci di generare simultaneamente energia elettrica e calore. Sono agevolabili anche i sistemi di accumulo elettrochimico di tipo “behind-the-meter”, solo se integrati in un progetto di produzione rinnovabile e a condizione che almeno il 75% dell’energia stoccata provenga direttamente dall’impianto incentivato.

Le spese ammissibili

Le spese ammissibili al contributo a fondo perduto coprono l’intero perimetro dell’investimento, includendo la fornitura e la posa in opera dei moduli e degli inverter, ma anche le opere civili e strutturali necessarie per l’installazione su edifici o pertinenze aziendali. Sono compresi inoltre gli oneri di connessione alla rete elettrica e le spese tecniche per progettazione e diagnosi energetiche, queste ultime generalmente riconosciute entro il limite del 10% del totale investito.

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