Il ddl sui caregiver familiari, ovvero su che assistono parenti non autosufficienti, ha ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri. Si tratta di una misura che punta al riconoscimento legale di questa figura e al riconoscimento di un vero e proprio bonus caregiver per il 2026, oltre a una serie di tutele a lavoro. I requisiti da rispettare, tuttavia, non sono di poco conto e rischiano di escludere parte dei potenziali beneficiari. Secondo le stime ISTAT, ci sarebbero oltre 7 milioni di italiani a ricoprire questo ruolo.
Indice
Caregiver familiare: chi è
Per essere riconosciuti come caregiver familiare occorre il rapporto di parentela o affinità con l’assistito: occorre che quest’ultimo sia il figlio, un altro parente entro il secondo grado, il coniuge, il partner di un’unione civile o di una convivenza di fatto, nonché un parente entro il terzo grado nei casi specifici stabiliti dalla legge 104.
Inoltre, è necessario che l’assistito sia riconosciuto come disabili ai sensi della legge 104 del 1992 e sia titolare di indennità di accompagnamento e non autosufficienti.
Secondo quanto previsto, il caregiver dovrà coincidere con il convivente prevalente, ovvero sulla persona su cui grava il maggior carico di assistenza al familiare non autosufficiente. Può essere preso in considerazione anche il caregiver non convivente, a patto che presti assistenza per almeno 30 ore settimanali.
Il monte ore
In funzione della quantità di tempo investita nel ruolo, si distinguono i caregiver per:
- 91 o più ore a settimana;
- da 30 a 90 ore a settimana;
- da 10 a 29 ore a settimana.
Bonus caregiver 2026, a chi spetta
Il contributo economico di 400 euro al mese sarà garantito solo ai familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore settimanali, con reddito non superiore a 3 mila euro annui e un ISEE non superiore a 15 mila euro. Le somme saranno erogate trimestralmente o semestralmente.
Il calcolo esatto, tuttavia, dipenderà anche dal numero di domande. Il bonus sarà compatibile con altre misure di sostengo regionali per i caregiver. Il plafond è di 257 milioni di euro, ma per il 2026 sarà disponibile poco più di un milione, che servirà per la costruzione della piattaforma online dedicata.
Le tutele differenziate per i caregiver familiari
Il contributo economico, tuttavia, non sarà l’unico vantaggio. Saranno riconosciuti il diritto al congedo parentale se chi deve essere assistito è un minore di 18 anni, ferie e permessi solidali, supporto psicologico, modiche nell’orario di lavoro, smart working e riconoscimento delle competenze acquisite con le cure, che potrebbero poi essere spendibili in campo socio-sanitario.
Gli studenti caregiver potranno contare pure sull’esonero delle tasse universitarie e sul riconoscimento delle ore come crediti per il PCTO.
Le domande
Le domande dovranno essere presentate a partire da settembre 2026 sul portale web dell’INPS. Con ogni probabilità ci sarà l’opportunità di fare richiesta tramite CAF e patronati.
La reazione dei sindacati, Santo Biondo (UIL): “Contributo inadeguato”
“Il ddl caregiver è un primo passo, ma va migliorato: non dà risposte sufficienti né sui costi materiali né su quelli psicologici e lavorativi che, nel nostro Paese, gravano su milioni di famiglie. Il provvedimento rischia di non supportare adeguatamente le riforme sulla disabilità e non autosufficienza”. È quanto ha dichiarato il segretario confederale della UIL, Santo Biondo.
“Il contributo di massimo 400 euro mensili è del tutto inadeguato per compensare un carico assistenziale che può arrivare fino a 91 ore settimanali. Tra l’altro, non viene garantito nella misura piena ed è subordinato al numero delle domande presentate. Non si specifica neanche se il contributo debba intendersi come misura stabile o come soluzione temporanea. Desta poi ulteriore preoccupazione – ha aggiunto Biondo – la soglia ISEE fissata a 15.000 euro che restringe sensibilmente la platea dei beneficiari, escludendo migliaia di famiglie che, pur superando formalmente tale limite, vivono in condizioni economiche e sociali di forte fragilità. La stessa ministra ha riconosciuto l’inadeguatezza di questo parametro, ma tale consapevolezza non sembra tradursi in modifiche concrete. Dopo oltre trent’anni di attese e quattordici proposte di legge, il Paese ha bisogno di strumenti certi e duraturi. Auspichiamo, quindi, vi sia una maggiore apertura al confronto e un’attenta valutazione delle proposte che, finora, non hanno trovato quel riscontro necessario a garantire un riconoscimento reale del ruolo dei caregiver familiari”.















Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it