Che rischi corre un commercialista che fa pubblicità ingannevole?

Può un professionista farsi pubblicità online? Sì, ma con alcuni accorgimenti strategici (ed etici). Ecco alcuni consigli per promuoversi correttamente

di Giovanni Emmi

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La pubblicità ingannevole è una pratica commerciale scorretta, che viene combattuta dalla legge e dalle associazioni dei consumatori.

Esiste un codice di autodisciplina, cui hanno aderito società importanti, che è un sistema di autoregolamentazione delle imprese, rappresenta uno sforzo apprezzato anche dal mercato e premia le aziende attente a questo fenomeno.

Il modo più immediato per limitare la pubblicità ingannevole, tuttavia, è quello di una valutazione culturale e etica che dipende dalla diffusione della cultura imprenditoriale e dal suo coefficiente di trasparenza.

La pubblicità ingannevole vale anche per i professionisti?

Avvocati, Dottori Commercialisti e Consulenti del lavoro come si regolano per le attività pubblicitarie?

Un fenomeno in crescita, quello della pubblicità per i professionisti, da quando vi è un uso, a volte sfrenato e incontrollato, del social media marketing.

Per i commercialisti le maglie sono abbastanza larghe, salvo per la pubblicità comparativa. Per gli avvocati, invece, decisamente più strette e gli abusi sono facilmente passibili di censura.

Sul web puoi essere chi vuoi!

Enfatizzare le caratteristiche di un prodotto è cosa abbastanza comune, e oggi anche i professionisti si propongono per attività in cui vantano competenze specifiche, senza alcun riscontro di queste skills.

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E se il professionista non avesse queste competenze?

Quale potrebbe essere un limite per la pubblicità ingannevole di un professionista?

Le attività professionali si caratterizzano per una valorizzazione delle competenze basate sull’esperienza.

In questo periodo storico, la digitalizzazione e la automazione dei processi, accoppiata alla evoluzione tecnologica e a una sostanziale velocizzazione nella acquisizione della conoscenza, rendono il professionista esposto alla concorrenza in modo diverso rispetto al passato.

L’esempio dei commercialisti

La formazione di un professionista come un commercialista, fino a qualche anno fa, richiedeva una esperienza di lungo corso, certificata da un tirocinio di durata triennale che sfociava in un esame di abilitazione.

Oggi si discute della abolizione dell’esame di abilitazione per fare il commercialista: per quale motivo?

Tutto è diventato più veloce, anche la acquisizione delle competenze in materie riservate dalla legge ai commercialisti.

Le aree di specializzazione, tuttavia, sono parecchie e di solito i commercialisti sono esperti solo in alcune di esse.

  • revisione legale;
  • fisco;
  • gestori della crisi di impresa;
  • finanza agevolata;
  • enti pubblici;
  • consulenza del lavoro;
  • controllo di gestione;
  • valutazioni di azienda;
  • operazioni societarie;
  • amministrazione giudiziaria;
  • mediazione;
  • digitalizzazione dei processi aziendali;
  • innovazione;
  • organizzazione aziendale e consulenza direzionale.

Sono alcune delle aree di specializzazione dei commercialisti.

Ogni professionista è abilitato a svolgere una qualsiasi attività di quelle elencate, tuttavia non è detto che abbia la necessaria esperienza per gestire un cliente che chiede una prestazione specifica e definita.

E se il commercialista ha un collaboratore, anche esterno, che è esperto in consulenza del lavoro?

In questo caso potrebbe proporre un’attività di consulenza del lavoro sul sito web, sui social, magari in un video, pur non essendo tecnicamente in grado di svolgerla in quel momento.

Pensiamo a un avvocato penalista, che si propone per attività di diritto tributario, senza avere l’esperienza.

Posso pubblicizzare un’attività professionale anche se non possiedo competenze?

Proporsi per una attività professionale, promuoverla, addirittura pubblicizzarla personalmente, senza averne le competenze, è possibile?

Ci sono società di consulenza che promuovono attività professionali per le quali acquisiscono le competenze da commercialisti.

Il tema della pubblicità è molto delicato. Per i commercialisti è veramente molto difficile definire un perimetro, perché si rischia di penalizzare la categoria rispetto ad altri player che non hanno uguali vincoli, soprattutto per le attività non protette.

Per questo motivo il tema della pubblicità ingannevole per un professionista, più che sul piano giuridico, si gioca sul piano etico.

Il web ed i social, nonostante tutto, sono democratici e l’efficacia di una pubblicità ingannevole sul web, da parte di un professionista dura poco.

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Quale consiglio per farsi pubblicità correttamente

Conoscere queste dinamiche per un professionista è indispensabile. Il professionista vive di contatto anche personale con il cliente, che si consuma non solo nel rapporto professionale ma anche nel rapporto umano.

Aumentare a dismisura le interazioni con un progetto incentrato sulla pubblicità rischia di trasformare l’essenza stessa della professione del commercialista. Di portarlo verso una dimensione in cui si perde l’equilibrio nel rapporto con il cliente e si trasforma in un rapporto distaccato.

Gestire la pubblicità con oculatezza diventa un modo per mantenere una dimensione professionale consona al ruolo sociale del commercialista e non rischiare di fare un passo troppo lungo e troppo in fretta.

Il rischio più grande che corre un commercialista per la pubblicità ingannevole, in conclusione, non verrà dall’ordinamento professionale ma dal mercato.

Sul web puoi essere chi vuoi, ma se sei un professionista il tempo dirà quello che sei.

Autore
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Giovanni Emmi

Dottore Commercialista

Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

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