Antitrust apre istruttoria su Microsoft 365: cosa rischiano le aziende che usano il servizio e come tutelarsi

Le opzioni di opt-out e le verifiche necessarie sui contratti aziendali.

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Antitrust contro Microsoft
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L’AGCM (l’Antitrust italiana) ha aperto un’istruttoria nei confronti di Microsoft Ireland operations LTD e Microsoft SRL. Al centro della contestazione non è finito il rincaro delle tariffe in sé, ma la modalità con cui tale variazione è stata comunicata e applicata. Questa controversia, ovviamente, potrebbe avere delle conseguenze per le imprese, che tuttavia possono già attivare degli accorgimenti per tutelarsi.

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Antitrust contro Microsoft 365: i motivi dell’istruttoria

Secondo quanto comunicato dall’Autorità, Microsoft è accusata di aver utilizzato una pratica commerciale scorretta e aggressiva per informare gli utenti in merito all’integrazione dei servizi di intelligenza artificiale – Copilot e Designer – all’interno del pacchetto 365, senza però evidenziare adeguatamente tale novità agli utenti.

Tra le criticità segnalate dall’Antitrust, ci sono le informazioni fornite, ritenute non sufficienti a permettere agli utenti di comprendere appieno le modifiche e prendere scelte informate sull’opportunità di procedere o meno al rinnovo contrattuale. Ai consumatori sarebbe stato imposto il passaggio automatico a un nuovo piano di abbonamento con un prezzo più elevato, salvo esplicito esercizio del diritto di recesso.

L’AGCM ha definito tale condotta contraria alla disciplina consumeristica, evidenziando una compressione della libertà di scelta dei clienti. La stessa modalità comunicativa, è stato spiegato, costituirebbe anche una pratica aggressiva perché avrebbe indebitamente compresso l’autonomia negoziale dei consumatori, in grado di condizionare l’acquisto.

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I rischi per imprese e professionisti

L’apertura di un’indagine rappresenta un atto procedurale e non un verdetto definitivo di colpevolezza. Tuttavia, le ricadute economiche per il tessuto imprenditoriale rimangono, soprattutto in virtù delle scadenze previste dal fornitore del servizio.

Al di là di come si risolverà questa faccenda, infatti, gli aumenti di prezzo di Microsoft 365 diventeranno effettivi a partire dal 1° luglio 2026. Senza un intervento attivo di disdetta, le imprese rischiano di subire addebiti superiori rispetto ai budget preventivati. Il rincaro viene giustificato dall’introduzione degli strumenti di intelligenza artificiale. Tuttavia, si rileva che nei termini d’uso della stessa Microsoft alcune risposte di Copilot sono descritte in certi punti come destinate al solo intrattenimento (“entertainment only“). Esiste quindi il rischio di pagare tariffe maggiorate per funzioni non strettamente ottimizzate per la produttività aziendale.

La mancanza di comunicazioni trasparenti – come sottolineato dall’Antitrust – può spingere i professionisti a rinnovare contratti onerosi senza una reale consapevolezza delle modifiche o delle possibili alternative di mercato.

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Come tutelarsi

Poiché l’indagine richiederà tempo e la rimodulazione dei prezzi scatterà regolarmente il 1° luglio 2026, la gestione dei contratti software richiede un approccio tempestivo. Le aziende hanno a disposizione precise opzioni di tutela.

Prima di tutto, è necessario verificare i messaggi e le email inviate da Microsoft relative ai piani in scadenza per identificare l’esatta entità della variazione tariffaria applicata al proprio profilo. Per evitare la transizione automatica al piano più costoso, le imprese e i professionisti che non ritengono necessari i servizi Copilot e Designer possono esercitare il diritto di recesso prima della scadenza dei termini contrattuali.

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Valutazione del rapporto costi/benefici dell’IA

In casi come questi è opportuno analizzare anche se le funzionalità di intelligenza artificiale offrano un valore aggiunto quantificabile per l’attività lavorativa, soppesando il costo del pacchetto rispetto al reale utilizzo operativo da parte dei collaboratori.

L’evoluzione del procedimento potrebbe concludersi nei prossimi mesi con un impegno di Microsoft a modificare le modalità di trasparenza, con un accordo transattivo o con un’archiviazione. Nel frattempo, la protezione del budget aziendale passa attraverso una verifica puntuale delle scadenze e dei servizi attivi.

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