Mercato del lavoro primo trimestre 2026: vola il lavoro indipendente, ma sale il costo del lavoro per le imprese

L'analisi ISTAT evidenzia il boom del lavoro autonomo, l'aumento dei contratti intermittenti e il calo della disoccupazione al 5,3%, a fronte di un netto incremento dei contributi sociali per le aziende.

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Il quadro macroeconomico italiano del primo trimestre 2026 delinea un mercato del lavoro in fase di assestamento consolidato. L’input di lavoro complessivo, espresso dalle ore lavorate, registra un incremento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua, muovendosi in parallelo con l’andamento del Pil (+0,3% congiunturale e +0,8% tendenziale). Per i professionisti e le piccole e medie imprese (PMI), l’analisi integrata dell’ISTAT offre indicazioni strategiche fondamentali, evidenziando una forte spinta verso il lavoro autonomo e una decisa trasformazione nell’adozione delle tipologie contrattuali.

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Il boom del lavoro indipendente e la flessibilità vontrattuale

La crescita dell’occupazione nel primo trimestre del 2026 – che porta il numero totale di occupati a 24 milioni 207 mila unità (+67 mila rispetto al quarto trimestre 2025) – è sostenuta in modo quasi esclusivo dal comparto autonomo. I dati destagionalizzati evidenziano infatti un incremento significativo degli occupati indipendenti (+72 mila unità, pari a +1,4% congiunturale), a fronte di una sostanziale stabilità dei dipendenti a termine (+9 mila, +0,3%) e di una leggera flessione dei dipendenti a tempo indeterminato (-13 mila, -0,1%).

Nel confronto su base annua (dati grezzi), la tendenza si radicalizza: l’occupazione cresce unicamente tra gli indipendenti (+4,7% in un anno), mentre cedono terreno i lavoratori dipendenti, sia stabili (-0,5%) sia a termine (-4,2%).

Dal lato delle imprese, la domanda di lavoro si orienta verso una progressiva rimodulazione degli orari e dei canali di inserimento:

  • le posizioni lavorative dipendenti totali crescono dello 0,5% congiunturale e dell’1,5% tendenziale, con una dinamica più accentuata nella componente a tempo pieno rispetto al part-time;
  • la quota delle posizioni a tempo parziale scende lievemente al 28,8% (-0,1 punti percentuali sia rispetto al trimestre precedente sia su base annua);
  • le posizioni a chiamata registrano un incremento del 3,1% rispetto al trimestre precedente e un balzo dell’8,7% in un anno, segnando la crescita più intensa dalla fase di ripresa post-Covid;
  • la domanda di lavoratori tramite agenzie interinali cala dello 0,3% nei tre mesi e dello 0,6% su base annua, risentendo principalmente della contrazione dei contratti part-time.
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Costo del lavoro in aumento: l’impatto sui bilanci aziendali

Per le PMI e i professionisti, la gestione del capitale umano deve fare i conti con un sensibile incremento dei costi strutturali. Nel primo trimestre 2026, il costo del lavoro per unità di lavoro equivalente (Ula) cresce dell’1,2% in termini congiunturali e del 3% su base annua. Questa accelerazione è l’effetto combinato dell’aumento delle retribuzioni lorde di fatto (+3% annuo) e, soprattutto, dell’incremento dei contributi sociali, saliti del 3,5% rispetto al primo trimestre 2025.

Sotto il profilo delle retribuzioni contrattuali, il dato relativo al totale dell’economia segna un +5,4% annuo, valore fortemente influenzato dagli arretrati corrisposti nei comparti dell’istruzione (+26,2%) e delle amministrazioni pubbliche (+9,3%) per il rinnovo del triennio 2022-2024. Al contrario, nei settori prettamente privati dell’industria e dei servizi di mercato, la crescita salariale si mantiene stabile e moderata, attestandosi al +2,4% (+2,2% per l’industria e +2,6% per i servizi di mercato).

In questo contesto di incremento dei costi di fatto, si allenta la pressione sulla ricerca di nuovo personale: il tasso di posti vacanti scende all’1,7%. Parallelamente, si contrae il ricorso agli ammortizzatori sociali, con la cassa integrazione guadagni (Cig) che scende a 7,7 ore ogni mille ore lavorate (-0,3 ore su base annua).

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Offerta di lavoro: cala la disoccupazione, ma cresce l’inattività

Sullo sfondo delle dinamiche aziendali, i dati sull’offerta evidenziano una forte contrazione delle persone in cerca di occupazione, che scendono a 1 milione 364 mila unità (-394 mila in un anno, pari a -22,4%). Il tasso di disoccupazione si attesta così al 5,3% nei dati destagionalizzati (-0,4 punti in tre mesi) e al 5,4% nei dati grezzi.

Tuttavia, la flessione dei disoccupati non alimenta interamente i tassi di occupazione, bensì si traduce in un consistente aumento dell’inattività tra i 15 e i 64 anni, che sale al 33,8% (+1,0 punti in un anno, per un totale di 12 milioni 551 mila persone). Questo incremento coinvolge principalmente i giovani fino a 35 anni e la componente maschile. L’aumento degli inattivi è guidato dalle forze di lavoro potenziali (+7,3%) e da motivi legati allo studio (+3,5%) o all’attesa di esiti per passate azioni di ricerca (+27,2%), mentre cala vistosamente il numero di quanti si dichiarano “scoraggiati” (-18,1%).

Per quanto concerne i canali di reclutamento, pur restando prevalente il canale informale (il 72% dei disoccupati si rivolge a parenti, amici e conoscenti) e l’invio di curricula (67,5%), si registra una crescita significativa per coloro che decidono di affidarsi ad agenzie private di intermediazione o somministrazione, che salgono al 20,3% del totale (+2,6 punti percentuali).

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Mercato del lavoro 2026: il confronto con il pubblico impiego nel 1° trimestre

Per i professionisti e i consulenti d’impresa, un utile benchmark di riferimento per comprendere le macro-tendenze retributive e i divari di genere è offerto dal modulo sui dipendenti pubblici del Registro Tematico del Lavoro (RTL-Pubb), che analizza in modo dettagliato la struttura del settore statale.

I dati strutturali (riferiti a regime sul consuntivo 2022) indicano che una posizione lavorativa media nel pubblico impiego garantisce una retribuzione lorda annua di 32.566 euro, a fronte di 1.482 ore retribuite e uno stipendio orario medio di 22 euro. Il settore pubblico si caratterizza per una fortissima presenza femminile (58,5% delle posizioni medie) e livelli di istruzione elevati, con il 48,2% dei dipendenti in possesso di almeno una laurea.

Emergono tuttavia dinamiche e disparità organizzative nette:

  • il 54,6% delle posizioni medie è occupato da dipendenti over 50, mentre i giovani sotto i 40 anni rappresentano appena un quinto (20,3%) della forza lavoro totale;
  • il tempo indeterminato è ampiamente predominante, coprendo l’86,6% delle posizioni lavorative medie;
  • il part-time si attesta al 7,8% complessivo, ma risulta fortemente polarizzato tra le donne (10,5% rispetto al ridotto 3,9% degli uomini);
  • si registra un divario retributivo medio annuale del +17,6% a favore degli uomini, condizionato da fattori legati alla qualifica, all’anzianità lavorativa e all’orario complessivo. Il gap tocca il picco massimo nelle Università pubbliche (+20,6%), mentre si inverte a favore delle donne nelle Regioni (-8,4%).
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Tabella di sintesi dei principali indicatori del mercato del lavoro

Indicatore economicoValore assoluto/tassoVariazione congiunturale (su IV trim. 2025)Variazione tendenziale (su I trim. 2025)
Ore lavorate (contabilità nazionale)11.609.473 mila+0,3%+1,0%
Occupati totali24.207 mila+0,3%+0,2%
    – di cui dipendenti a tempo indeterminato16.396 mila-0,1%-0,5%
    – di cui dipendenti a termine2.503 mila+0,3%-4,2%
    – di cui indipendenti (autonomi)5.308 mila+1,4%+4,7%
Tasso di occupazione (15-64 anni)62,7%+0,2 p.p.+0,1 p.p.
Tasso di disoccupazione (15-74 anni)5,3%-0,4 p.p.-1,5 p.p.
Tasso di inattività (15-64 anni)33,7%+0,1 p.p.+1,0 p.p.
Costo del lavoro (per ULA)Indice 113,0+1,2%+3,0%
Tasso di posti vacanti1,7%-0,1 p.p.-0,4 p.p.

I dati provvisori riferiti ad aprile 2026 indicano un ulteriore incremento congiunturale del numero di occupati (+0,5%) e del relativo tasso (+0,3 punti percentuali), associato a una contestuale diminuzione sia del tasso di disoccupazione (-0,1 punti) sia di quello di inattività (-0,3 punti).

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