Come investire nel venture capital e far crescere start up e PMI innovative? Opportunità per imprese ed investitori

Tutti i vantaggi del mondo del venture capital, le fasi degli investimenti e i fondi disponibili.

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Uno dei problemi più frequenti che le startup e le PMI innovative si trovano ad affrontare è quello di non riuscire ad andare oltre l’idea e a dare sostenibilità nel tempo al progetto imprenditoriale. La soluzione più frequentemente rincorsa risiede nell’accesso ai bandi. Ma esiste anche una strada alternativa, meno battuta, ma forse più promettente: i venture capital.

Proprio in questa direzione si inserisce “Dentro il Venture Capital”, convegno organizzato da GGT Law & Tax come momento di approfondimento e confronto su struttura, funzionamento, logiche di investimento e opportunità offerte dal venture capital. L’evento, moderato da Rosario Faraci, professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese all’Università di Catania, ha visto il contributo di professionisti, operatori del settore e imprenditori. 

Cos’è il venture capital? Non socio ostile ma “alleato” di startup e PMI

Liquidità in cambio di quote societarie, ecco cos’è il venture capital (in italiano capitale di rischio o di ventura): un investimento finanziario ad alto rischio destinato a startup o PMI innovative con un forte potenziale di crescita. 

A differenziare il venture capital dalle banche è la natura stessa del finanziamento: il venture capital entra nel capitale di rischio dell’azienda diventandone socio e puntando su una crescita esponenziale. Gli investitori (detti venture capitalist) puntano poi a rivendere le quote societarie con un enorme guadagno una volta che l’azienda si espande. Le banche, invece, concedono credito a debito, mantenendosi estranee alla gestione e richiedendo la restituzione del capitale con gli interessi.

Tra i relatori del convegno svoltosi nel capoluogo etneo c’era Marco Anfuso, CEO di Regran srl, il quale raccontato la storia della sua impresa spiegando come questa sia diventata oggi una realtà italiana d’eccellenza specializzata nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica. 

Alessandro La Rosa, altro relatore presente all’incontro organizzato da GGT Law & Tax, ha dato una definizione originale di venture capital: non socio ostile, ma alleato. La Rosa è CEO di Creation Dose Group, una MarTech company con sede principale a Catania, specializzata in creator economy, influencer marketing e produzione di contenuti digitali. “I fondi di venture capital sono uno strumento sempre più centrale nei percorsi di crescita, innovazione e sviluppo delle imprese – ha spiegato nel suo intervento – ma esistono criticità che oggi impediscono al venture capital di esprimere a pieno il suo potenziale”.

Secondo La Rosa la necessità è quella di risolvere un problema di tipo culturale, quasi di diffidenza da parte delle start up e delle PMI innovative verso il mondo del venture capital: “Venture capital e imprese sono mondi spesso troppo distanti tra loro. Il problema non è dato soltanto dall’esiguità di operatori presenti sul territorio ma anche da un approccio al mondo del venture capital che di fatto è sbagliato. Spesso le imprese non sanno bene cosa questi operatori stanno realmente cercando, ecco perché poi quelle che ricevono gli investimenti sono poche: perché non rispettano gli obiettivi di quei determinati fondi di venture capital”.

Come funzionano i fondi di venture capital? Le fasi dell’investimento

Ma come funziona il venture capital? “La prima cosa che direi è che il venture capital non finanzia semplicemente un’idea ma investe in un progetto imprenditoriale ad alta potenzialità e nelle persone che lo guidano”, spiega a Partitaiva.it Giacomo Giurazza, partner & key man del fondo Vertis Venture 6 Digital Sud, anche lui relatore all’incontro che si è svolto a Catania. Il percorso, generalmente, si articola in più fasi:

  1. presentazione del progetto, attraverso business plan, piano industriale e strategia di sviluppo;
  2. valutazione preliminare, nella quale il team del fondo analizza mercato, tecnologia, competenze ed esperienze dei manager e prospettive di crescita;
  3. due diligence, ovvero un approfondimento sugli aspetti finanziari, legali, societari e commerciali dell’azienda, nonché approfondimenti sulla tecnologia e brevetti, se esistenti;
  4. definizione dell’investimento, con accordi su valutazione dell’azienda, importo, governance, modalità di disinvestimento e obiettivi di sviluppo condivisi;
  5. ingresso del fondo nel capitale, accompagnato da un lavoro costante di supporto strategico;
  6. percorso di crescita e creazione di valore, che può includere nuove assunzioni qualificate, espansione commerciale, internazionalizzazione o acquisizioni di aziende concorrenti;
  7. exit, cioè l’uscita del fondo dopo alcuni anni attraverso la vendita delle quote o altre operazioni straordinarie (ad es. quotazione in Borsa). 

“È importante sottolineare che il rapporto tra impresa e venture capitalist è una partnership di medio-lungo periodo, basata sulla fiducia reciproca e condivisione degli obiettivi”, continua l’esperto di finanza.

Giacomo Giurazza

I vantaggi del venture capital

Quali sono i vantaggi del venture capital rispetto ad altre forme di finanziamento come i prestiti bancari o i bandi pubblici? “La differenza principale – fa sapere Giurazza – è che il venture capital investe nel potenziale futuro dell’impresa, mentre il credito bancario valuta soprattutto la capacità di rimborso e le garanzie disponibili”. Un investimento di venture capital:

  • non genera rate da restituire né appesantisce l’indebitamento aziendale; 
  • rafforza la struttura patrimoniale dell’impresa; 
  • consente di affrontare piani di crescita più ambiziosi; 
  • porta competenze manageriali e strategiche; 
  • apre l’accesso a network di investitori, partner industriali e mercati internazionali; 
  • aumenta la credibilità dell’azienda verso clienti, fornitori e altri finanziatori. 

“I bandi pubblici sono strumenti importanti – prosegue – ma spesso hanno tempi, vincoli e finalità specifiche. Il venture capital, invece, offre capitale paziente e flessibile, orientato alla crescita e all’innovazione. In sintesi, il venture capital non sostituisce gli altri strumenti finanziari: li integra. Per un’impresa innovativa che vuole accelerare il proprio sviluppo, rappresenta spesso il catalizzatore che permette di trasformare un progetto promettente in un’azienda di successo”.

“Nel Mezzogiorno non manca il talento imprenditoriale – aggiunge Giurazza – manca ancora una sufficiente disponibilità di capitale di rischio e, soprattutto, una maggiore conoscenza delle opportunità che il venture capital può offrire. Colmare questo gap significa favorire crescita, innovazione e occupazione qualificata sul territorio”.

Quali sono i fondi di venture capital in Italia? Le operazioni di Vertis Venture 6 Digital

Giurazza è partner di Vertis SGR S.p.A., società attiva nella gestione di fondi di private equity e venture capital. Si tratta dell’unico operatore di venture capital presente al Sud.

Vertis ha realizzato finora 37 operazioni d’investimento in società localizzate nel Sud Italia impiegando circa il 50% dei capitali a disposizione. Da dicembre 2024, ha reso operativo il Fondo Vertis Venture 6 Digital la cui dotazione è di 50 milioni di euro. L’obiettivo è quello supportare la crescita delle migliori startup innovative basate nel Sud Italia, realizzando interventi in qualunque stadio di sviluppo a partire dal seed fino allo scaleup. 

I numeri del Fondo sono stati resi noti durante il convegno: sono state già eseguite sette operazioni d’investimento e altre sei saranno realizzate entro dicembre 2026.  Le operazioni di investimento del Fondo riguardano iniziative che operano in settori volti a favorire la transizione digitale, in particolare: AI, cloud, assistenza sanitaria, microelettronica, proptech, spacetech, agritech, Industria 4.0, cybersicurezza, fintech e blockchain.

In 24 mesi sono state individuate 496 iniziative interessanti per i fondi Digital Sud: il 32% (159) con sede in Campania, il 30% (148) in Puglia, il 14% (69) in Sicilia, il 7% (37) in Sardegna, il 4% (21) in Abruzzo e il 5% (24) in Molise, Basilicata e Calabria. Il restante 8% (38) è rappresentato da società che hanno intenzione di aprire una sede al Sud Italia. 

La prevalenza delle iniziative si trova in uno stadio di vita Startup con il 52% (257), seguite poi dal Seed con il 31% (153) e Scaleup con il 17% (86).

Perché le imprese restano ancora lontane

In Italia, e in particolare nel Mezzogiorno, esiste una limitata cultura del capitale di rischio. Molte imprese sono nate e cresciute facendo affidamento sull’autofinanziamento, sul credito bancario o sul supporto dei soci, e quindi non hanno familiarità con l’idea di aprire il capitale a un investitore esterno.

“Dall’altro lato – spiega Giacomo Giurazza – il venture capital cerca aziende nella fase iniziale con una forte ambizione di crescita, capacità di innovare, tecnologia e potenziale di scalabilità. Non sempre gli imprenditori percepiscono che il venture capital non è semplicemente una fonte alternativa di finanziamento, ma un partner che condivide rischi, obiettivi e visione di sviluppo. La distanza si riduce quando cresce la conoscenza reciproca: gli imprenditori comprendono meglio il funzionamento del venture capital e gli investitori sono sempre più presenti sui territori, vicini alle esigenze delle imprese”.

Esiste, dunque, una componente culturale non trascurabile. “Molti imprenditori associano l’ingresso di un investitore alla perdita del controllo dell’azienda o a un’ingerenza nella gestione. In realtà il venture capital entra con una logica completamente diversa: valorizzare l’impresa, accelerarne la crescita e creare valore insieme all’imprenditore, restando socio di minoranza”, aggiunge.

“Il venture capitalist investe perché crede nel progetto, nella sua potenziale crescita e nelle persone che lo guidano. Il suo obiettivo non è sostituirsi all’imprenditore, ma mettergli a disposizione competenze, relazioni, governance e risorse finanziarie per raggiungere traguardi che da soli sarebbero più difficili o più lenti da conseguire”, precisa l’esperto.

Accanto al dato culturale, il mondo del venture capital si scontra con un altro dato, quello dell’esiguità degli operatori specializzati nel Mezzogiorno rispetto ad un potenziale imprenditoriale presente sul territorio che è notevole. “Una maggiore presenza territoriale di fondi chiusi contribuirebbe a creare un ecosistema più maturo e dinamico”, conclude.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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