Trasferirsi e lavorare in Portogallo nel 2026: stipendi, costo della vita, tasse e opportunità dopo la fine del NHR

Da paradiso fiscale a hub per professionisti altamente qualificati. Un nuovo modello selettivo che punta su investimenti, competenze tech e capitali internazionali.

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Lavorare in Portogallo nel 2026 è il sogno di tanti italiani, in diverse fasce d’età. Trasferirsi nel Paese per motivi professionali significa entrare in un mercato sempre più selettivo, che secondo le stime ufficiali del governo portoghese potrebbe aver bisogno fino a 1,3 milioni di nuovi lavoratori entro il 2030 per sostenere crescita economica, sistema pensionistico e transizione industriale. Un fabbisogno che Lisbona punta a colmare soprattutto attraverso la politica migratoria e l’attrazione di manodopera straniera altamente qualificata.

Non più dunque soltanto pensionati, remote worker low cost o investitori immobiliari passivi. Spazio a medici, ingegneri, data scientist, cybersecurity, sviluppatori, esperti di energia verde, hub startup, tech‑founder, coworking, multinazionali europee con centri tecnologici e di servizi (shared services). In ambiti strategici come tecnologia, R&D, green energy, export e digitalizzazione, che creano occupazione e valore aggiunto.

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Il Portogallo cambia target e punta su capitali, competenze e investimenti

Secondo le stime di Fitch, i prezzi delle case portoghesi sono aumentati del 18% nel 2025 e cresceranno di un ulteriore 15% nel 2026, senza alcun segnale di inversione di tendenza. Il Portogallo guida già la classifica europea degli aumenti, con prezzi saliti del 17,2% su base annua. Tra il 2010 e il 2025 il valore delle abitazioni in Portogallo è aumentato complessivamente del 141%, più che raddoppiando nell’arco di quindici anni. A Lisbona, il prezzo medio al metro quadro ha toccato i 4.525 euro nell’anno conclusosi a giugno 2025, con una crescita annua del 7,7%.

La pressione immobiliare ha accelerato la ridefinizione politica, già in corso sul fronte fiscale. Il governo portoghese ha chiuso il vecchio regime NHR (Non-Habitual Resident) -introdotto nel 2009 per attrarre residenti stranieri con agevolazioni fiscali significative- il 31 dicembre 2023, sostituendolo con l’IFICI (Incentivo Fiscal à Investigação Científica e Inovação), entrato in vigore dal 1° gennaio 2024: il costo fiscale del vecchio programma aveva reso il sistema insostenibile. Secondo le stime di Immigrant Invest, il regime NHR pesava per oltre 1,7 miliardi di euro all’anno sulle casse dello stato.

Il nuovo regime IFICI mantiene un trattamento fiscale favorevole ma d’ora in poi solo per categorie molto specifiche di lavoratori altamente qualificati.

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Crescono i lavoratori stranieri in Portogallo: numeri, settori e pressione sul mercato del lavoro

Negli ultimi anni il Portogallo ha registrato una crescita significativa della popolazione straniera residente. I dati dell’AIMA (agenzia per l’integrazione, le migrazioni e l’asilo) mostrano che alla fine del 2024 risiedevano in Portogallo 1.543.697 cittadini stranieri, quasi il quadruplo rispetto ai 421.802 del 2017 e un aumento di circa 240.000 unità rispetto al 2023.

Dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2024, il 56,3% riguardava attività professionali o cittadini CPLP (Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese che riunisce nove Stati membri, che godono di specifici accordi di mobilità, visti facilitati e corsie preferenziali per la cittadinanza e la residenza all’interno dell’area lusofona), a conferma di un fabbisogno strutturale di lavoratori stranieri nel Paese. Il distretto di Lisbona da solo ospita oltre 744.000 residenti stranieri (più del 48% del totale), seguito da Faro, Setúbal e Porto.

Secondo l’INE (Istituto nazionale di statistica), il tasso di occupazione in Portogallo si attesta intorno al 65,8% nel 2026, con un tasso di disoccupazione al 5,6%, il più basso dal 2002, a conferma di una domanda di lavoro superiore all’offerta interna.

Dove lavorano gli stranieri: tech, turismo, sanità e costruzioni trainano la domanda

Il comparto tecnologico continua a rappresentare una delle principali aree di attrazione per lavoratori internazionali. Lisbona e Porto hanno consolidato negli ultimi anni il proprio ruolo di hub startup e centri di servizi digitali, con investimenti in ricerca e innovazione sostenuti dal programma IFICI.

Accanto al tech, il turismo resta un bacino occupazionale enorme per lavoratori stranieri: hotel, ristorazione e strutture ricettive impiegano un’alta quota di personale non UE, con contratti spesso stagionali e salari medi intorno a 1.000-1.200 euro lordi al mese. Anche la sanità e i servizi alla persona registrano una crescente dipendenza da lavoratori internazionali: l’invecchiamento demografico e la carenza di infermieri e operatori socio‑sanitari portoghesi hanno spinto il governo a facilitare l’ingresso di professionisti stranieri. Infine, il settore delle costruzioni e dell’ingegneria civile continua ad assorbire manodopera straniera grazie agli investimenti infrastrutturali e alla riqualificazione urbana, con un mix di operai qualificati, tecnici e ingegneri provenienti da CPLP, Paesi dell’Europa orientale e del Maghreb.

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Stipendi medi e costo della vita in crescita: quanto si guadagna oggi in Portogallo

Nonostante la crescita economica registrata negli ultimi anni, il Portogallo continua a presentare livelli salariali inferiori rispetto alla media dell’Europa occidentale. Secondo le ultime rilevazioni dell’INE, il salario medio lordo mensile per lavoratore dipendente si attesta intorno a 1.600–1.700 euro lordi nel 2025.

Per molte professioni nei servizi, nel commercio e nel turismo, le retribuzioni si collocano ancora intorno a 1.000–1.200 euro netti al mese, mentre nei comparti altamente qualificati (IT, ingegneria, management) il quadro cambia sensibilmente, con stipendi lordi tra 2.000 e 2.500 euro al mese.

Lisbona sempre più cara: affitti e costo della vita sopra i redditi medi

Lisbona è oggi uno dei mercati immobiliari più sotto pressione d’Europa, con un aumento cumulato degli affitti di oltre il 40% rispetto al 2020, prima della stretta e poi del rallentamento nel 2025–2026.

Secondo i dati di ErasmusPlay, il prezzo medio mensile per un monolocale a Lisbona nel febbraio 2026 si attesta intorno a 1.102 euro, mentre il prezzo medio per un bilocale si colloca intorno a 1.600–1.800 euro nelle zone più centrali.

CittàTipo di immobilePrezzo medio mensile
LisbonaMonolocale centrale1.102 euro
LisbonaBilocale centrale1.600–1.800 euro
PortoBilocale1.200–1.400 euro (stima basata su 17,4 €/m²)
BragaBilocale800–1.000 euro (stima basata su 12,8 euro/m²)
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Le opportunità di lavoro: dove il Portogallo continua ad assumere

La carenza di manodopera interna dunque sta spingendo molte aziende a cercare personale all’estero, soprattutto nei settori tecnologici, energetici, turistici e dei servizi internazionali. In questo scenario, Lisbona e Porto continuano a concentrare la maggior parte delle opportunità per lavoratori stranieri, grazie alla presenza di multinazionali, startup e centri operativi internazionali. 

Tech e cybersecurity: le figure più richieste

Il settore tecnologico continua a rappresentare l’area con la maggiore domanda di profili qualificati. Le aziende cercano sviluppatori backend e frontend, cloud engineer, professionisti DevOps, specialisti AI e cybersecurity analyst, figure centrali nella trasformazione digitale delle imprese europee.
Secondo le statistiche di mercato, il salario medio lordo per un sviluppatore software in Portogallo nel 2025 si attesta tra 2.000 e 2.500 euro al mese, con punte superiori per senior e profili specializzati in cybersecurity e cloud.

Customer care internazionale e servizi condivisi

Negli ultimi anni il Portogallo si è affermato come hub europeo per i servizi condivisi e il customer support internazionale, con centri operativi a Lisbona e Porto che sfruttano il costo del lavoro competitivo e la buona padronanza dell’inglese.
Le offerte riguardano soprattutto customer care, moderazione contenuti, supporto tecnico, sales e trust & safety. In molti casi la conoscenza dell’italiano rappresenta un vantaggio competitivo, soprattutto nei servizi rivolti al mercato europeo.

Turismo e hospitality: domanda alta ma salari bassi

Il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori occupazionali del Paese, con migliaia di offerte lavorative stagionali. Tuttavia, il salario medio netto in questo settore si colloca ancora intorno a 1.000–1.200 euro al mese, spesso legato a turni, flessibilità e contratti temporanei.
Questa combinazione di alta domanda e bassi salari rende il comparto particolarmente attrattivo per lavoratori stranieri, ma poco conveniente per chi punta a una retribuzione stabile e sostenibile a lungo termine.

Green economy e ingegneria: la spinta degli investimenti UE

La transizione energetica rappresenta una delle principali aree di sviluppo economico del Portogallo, con investimenti legati al Green Deal europeo che sostengono progetti in energia rinnovabile, reti intelligenti, mobilità sostenibile ed efficienza energetica.
La domanda riguarda soprattutto ingegneri, tecnici specializzati e project manager nei settori legati all’energia solare ed eolica, con stipendi lordi medi che superano spesso i 2.000 euro al mese per profili senior.

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Freelance e nomadi digitali: Lisbona resta attrattiva, ma entrare costa molto di più

Nonostante il cambiamento normativo e l’aumento del costo della vita, Lisbona continua a mantenere un’elevata attrattività per freelance e professionisti digitali. Tecnici del web, marketer digitali, content creator, consulenza aziendale e designer sono tra le professioni più ricercate da aziende e clienti internazionali.

Il Digital nomad visa seleziona redditi più alti

Il Digital nomad visa introdotto dal Portogallo inizialmente ha rappresentato uno degli strumenti più favorevoli ai remote worker, con una soglia iniziale di reddito mensile minimo intorno a 2.500 euro per il singolo richiedente e 3.000 euro per coppie, secondo le indicazioni ufficiali del governo.

Il Portogallo ha alzato il requisito di reddito per il visto da nomade digitale a 3.280 euro mensili nel 2026. Una soglia che, in un Paese dove il salario minimo nazionale si attesta intorno agli 870 euro, taglia fuori di fatto la fascia media dei lavoratori da remoto.

A questo si aggiungono obblighi documentali più stringenti e la necessità di dimostrare capacità economiche adeguate al costo della vita locale, con un costo medio mensile per un libero professionista a Lisbona che supera oggi i 2.000 euro (affitto, spese, tasse, contributi).

VistoDestinatari principaliSoglie economiche 2026
Digital Nomad Visafreelance/remote worker internazionali3.000–3.500 euro lordi al mese
D7 (redditi passivi)pensionati o lavoratori con redditi da estero1.500–2.000 euro lordi al mese
D8 (investitori)investitori con azioni in aziende locali500.000 euro in fondo/azienda + 5+ posti di lavoro
Lavoro subordinatodipendenti con contratto portoghese1.200–1.500 euro lordi al mese (minimo settoriale)
tot bonifici istantanei

Tasse in Portogallo nel 2026: quanto si paga e cosa cambia dopo l’NHR

La fiscalità resta uno dei temi centrali per chi valuta di lavorare o trasferirsi in Portogallo, ma il quadro del 2026 è molto diverso rispetto agli anni in cui il Paese era considerato uno dei principali paradisi fiscali europei per pensionati e residenti stranieri. La fine del regime NHR ha segnato un cambio di strategia netto da parte del governo portoghese.

Il regime fiscale ordinario

Oggi, per chi rientra nel regime fiscale ordinario, l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRS) prevede aliquote progressive che partono dal 13% circa e possono arrivare fino al 48% per i redditi più elevati, a cui si aggiungono eventuali contributi straordinari e previdenziali. Questo significa che pensionati, freelance e lavoratori autonomi che non accedono a regimi agevolati si trovano spesso davanti a una pressione fiscale sensibilmente più alta rispetto al passato.

Il nuovo regime IFICI

Il nuovo regime IFICI adotta invece condizioni fiscali vantaggiose solo per categorie molto specifiche di contribuenti. Il sistema prevede una tassazione fissa del 20% sui redditi prodotti in Portogallo da professionisti altamente qualificati impiegati in settori considerati strategici, come tecnologia, ricerca scientifica, innovazione, sviluppo industriale ed energia. In alcuni casi sono inoltre previste esenzioni o trattamenti agevolati sui redditi esteri, nei limiti fissati dalla normativa. Pensionati e investitori passivi, che erano tra i principali beneficiari del precedente regime, oggi restano esclusi e rientrano nel sistema fiscale ordinario portoghese.

AspettoVecchio NHRNuovo IFICI
Anno di introduzione20092024
Obiettivo principaleattrazione di pensionati e lavoratori da remoto con reddito straniero esenteattrazione di professionisti e aziende in R&D e innovazione
Tassazione reddito stranieroin genere esentato per 10 anni (con limiti)esente solo per attività di ricerca e innovazione, con aliquota forfettaria del 20%
Settori privilegiatitutti, con poche restrizioniR&D, tecnologia, innovazione, settori strategici
Accessibilità per i freelanceampia, con poche soglie di redditoselettiva, con requisiti più stringenti

Golden visa: meno immobili, più investimenti finanziari

Il Golden visa legato agli investimenti immobiliari è sparito. A partire da ottobre 2023, gli investimenti immobiliari, per anni principale porta d’ingresso al programma, non consentono più di ottenere il permesso di soggiorno per investimento. Si chiude così una fase che aveva contribuito alla forte crescita del mercato residenziale soprattutto a Lisbona e Porto, dove la domanda internazionale aveva spinto in alto i prezzi delle abitazioni e accelerato la pressione sul mercato locale.

Il governo portoghese punta oggi ad attrarre meno capitali legati alla speculazione immobiliare e più investimenti considerati produttivi per l’economia reale, soprattutto nei comparti innovazione, ricerca e sviluppo industriale.

Le nuove regole prevedono quindi percorsi alternativi basati su investimenti finanziari e attività ad alto valore aggiunto. Tra le opzioni oggi disponibili rientra la sottoscrizione di fondi d’investimento per almeno 500mila euro, con l’obbligo di destinare almeno il 60% del capitale ad aziende portoghesi e mantenere l’investimento per un periodo minimo di cinque anni. Restano inoltre possibili investimenti da almeno 500mila euro in ricerca scientifica, innovazione e progetti di R&D attraverso enti accreditati, così come investimenti in imprese locali finalizzati alla creazione di occupazione stabile per lavoratori portoghesi.

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“Il Portogallo fatica a rientrare nella combinazione ideale”: i pensionati italiani lasciano il Paese

Molti pensionati italiani residenti in Portogallo rientrano nei regimi di salvaguardia dell’NHR, ma una parte di questi soggetti valuta il trasferimento verso altre destinazioni considerate oggi più convenienti sul piano fiscale e del costo della vita, come Grecia, Albania e Croazia.

“Il dato più immediato che osserviamo è statistico: dall’abolizione dell’NHR, la stragrande maggioranza delle richieste che riceviamo ha come destinazione paesi diversi dal Portogallo. E, fra chi ancora ci contatta con il Portogallo in mente, una volta illustrato che il regime è stato abolito -sia nella versione originaria di detassazione totale, sia in quella successiva con imposta al 10%- la quasi totalità desiste e valuta alternative”, spiega a Partitaiva.it Simone Rummolino di Expatria, specializzato in consulenza e assistenza per trasferimenti all’estero, residenza fiscale e mobilità internazionale

Simone Rummolino

Secondo il responsabile, “Il fenomeno era già in declino indipendentemente dalla riforma fiscale. Parlo per esperienza diretta, avendo vissuto in Portogallo: l’aumento generalizzato dei prezzi era in atto da anni, e la narrazione del Portogallo come destinazione low cost non corrispondeva più alla realtà. A dirla tutta, non vi corrispondeva appieno negli anni precedenti la pandemia. Il racconto mediatico ha avuto un’inerzia notevole rispetto ai dati di mercato: si è continuato a vendere l’idea di un Portogallo economico ben dopo che Lisbona, Porto, l’Algarve e le aree turistiche più ambite avevano raggiunto costi della vita e prezzi immobiliari sostanzialmente allineati, e in alcuni casi superiori, a quelli di realtà italiane comparabili”.

Le aspettative deluse

“L’aspettativa di chi si trasferiva era il risparmio, in genere abbinato a sicurezza e clima mite -prosegue il professionista-. C’era poi una componente meno raccontata ma altrettanto reale: il desiderio di cambiamento, di avventura, di voltare pagina in una fase della vita in cui ci si può finalmente permettere di farlo. Sicurezza, clima e voglia di una nuova stagione ci sono ancora, naturalmente e restano motivazioni legittime. Ma il risparmio, conti alla mano, oggi non c’è più. Quando le persone vedono i numeri reali, principalmente degli affitti, la valutazione cambia in fretta. L’NHR aveva compensato sul piano fiscale un costo della vita già cresciuto molto: rimossa quella leva, la convenienza è scomparsa. E se restano in piedi le motivazioni più esistenziali, oggi esistono altre destinazioni che le sanno intercettare meglio”.

I nuovi flussi verso Grecia, Albania e Croazia

Esiste però una categoria di richieste che continua a esistere e che merita una lettura diversa, precisa il consulente. “Genitori, spesso in fascia silver, con figli stabilmente impiegati nell’hinterland di Lisbona, Porto. In questi casi parliamo più propriamente di un ricongiungimento familiare che di un trasferimento in senso tradizionale. La logica decisionale è completamente diversa: non si valutano regimi fiscali, si valuta la prossimità affettiva. E quella resta un driver legittimo, indipendente dalle riforme”.

Il dato forse più interessante riguarda però chi è già in Portogallo, precisa l’esperto. “Una buona parte di chi rientra nel regime di salvaguardia NHR -soprattutto chi si è trasferito nel 2017 o in anni precedenti- sta oggi attivamente cercando nuove destinazioni. Le alternative più frequentemente valutate sono Grecia, Albania e, più di recente, Croazia: Paesi che per ragioni diverse (regimi fiscali, costo della vita, clima, vicinanza all’Italia) stanno occupando lo spazio narrativo che fu del Portogallo di qualche anno fa. Una parte di questi soggetti, peraltro, stava seguendo con attenzione la proposta italiana di un regime al 4% pensato per il ripopolamento delle aree interne: un emendamento al decreto fiscale che, dalle ultime dinamiche parlamentari, risulta essere stato ritirato, pur potendo essere ripresentato in provvedimenti successivi”. 

Si delinea quindi un possibile flusso di ritorno, conclude Rummolino, oggi sospeso tra un’opportunità normativa ancora in evoluzione e altre destinazioni estere che stanno guadagnando terreno. “È un movimento che osserviamo da vicino e che, al di là dei singoli regimi, conferma una tendenza chiara: chi si trasferisce oggi lo fa con strumenti di valutazione molto più sofisticati rispetto a dieci anni fa, e si muove dove trova la combinazione migliore tra fiscalità, costo della vita, qualità dei servizi e progetto personale. Il Portogallo, per ora, in questa combinazione fatica a rientrare”.


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Natalia Piemontese

Giornalista

Giornalista pubblicista con una specializzazione verticale nell'analisi del mercato del lavoro e delle dinamiche HR. Mi occupo di trasformare scenari socio-economici complessi in asset editoriali, basati sul rigore giornalistico e sulla decodifica dei dati.

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