I negoziatori del Parlamento europeo e dei Paesi membri hanno raggiunto l’intesa sul blocco dei dazi previsto al piano di Turnberry, introducendo un nuovo quadro tariffario transatlantico ed evitando un’escalation che avrebbe colpito duramente anche l’export italiano. L’accordo UE-USA arriva in un momento già complesso, in cui l’Italia è impegnata a trattare con Bruxelles per ottenere margini di flessibilità sui conti pubblici legati alla crisi energetica. Per le PMI e i professionisti italiani si apre una fase di profondo cambiamento.
Dazi USA-UE: cosa prevede il nuovo accordo
Il punto centrale dell’accordo è la conferma del dazio al 15% sulla maggior parte dei beni prodotti in Europa e venduti negli USA. Come contropartita, l’Europa ridurrà i dazi doganali sui prodotti industriali in arrivo dagli Stati Uniti, facilitando l’ingresso delle merci americane nel mercato unico. Inoltre, è stata eliminata la clausola che condizionava l’avvio delle agevolazioni a una verifica preventiva degli impegni americani. Questo significa che le nuove regole diventano operative in modo più fluido e immediato.
Tali condizioni resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2029, offrendo alle aziende un respiro più lungo rispetto alla precedente scadenza fissata al 2028.
L’UE mantiene il diritto di sospensione
L’accordo non è comunque un assegno in bianco a favore di Washington. Per superare le resistenze del Parlamento europeo, è stato concesso agli Stati Uniti tempo fino alla fine del 2026 per eliminare le sovrattasse superiori al 15% sui componenti in acciaio. In caso contrario, la Commissione europea potrà sospendere le agevolazioni tariffarie, sia se gli USA continueranno ad applicare aliquote superiori al 15% sui derivati dell’acciaio e dell’alluminio europei, sia se non risponderanno alle tutele richieste dall’UE sul proprio export.
Roma tratta con Bruxelles per la flessibilità sui costi: le richieste di Meloni
Mentre le imprese esportatrici tirano un sospiro di sollievo per i dazi americani, sul fronte interno resta aperta la sfida legata ai costi di produzione. Il governo italiano sta portando avanti una delicata trattativa con la Commissione europea per ottenere una deroga parziale alle regole di bilancio del Patto di Stabilità, motivata dall’aumento dei costi dei carburanti.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni hanno chiesto di applicare alle spese per l’energia la stessa clausola di salvaguardia già prevista per la difesa. La richiesta è legata alle condizioni eccezionali generate dal doppio choc energetico: la crisi in Medio Oriente con la chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni in Ucraina.
Il vicepresidente della Commissione UE, Valdis Dombrovskis, ha confermato l’apertura a valutare il dossier italiano, ma a precise condizioni. Bruxelles intende autorizzare solo misure temporanee e mirate, evitando interventi che sostengano la domanda di combustibili fossili, col rischio di mantenere alti i prezzi. La posizione dell’Italia – gravata da un debito alto ereditato dal passato e attualmente sotto procedura di infrazione – richiede un compromesso politico che non costituisca un precedente pericoloso per le regole comunitarie.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it