Guerra USA-Iran, ora si rischia lo shock alimentare: ecco in quali settori si prevedono i rincari maggiori

Le imprese adesso devono prepararsi a una nuova ondata inflazionistica che potrebbe erodere ulteriormente i margini di profitto nel secondo semestre del 2026.

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Lo spettro di un nuovo aumento generalizzato dei prezzi a causa della guerra in Iran e del blocco nello Stretto di Hormuz si fa sempre più concreto. A venire travolti da questa nuova e severa ondata di rincari sono però fertilizzanti, mangimi, energia, trasporti e logistica. Di riflesso, le tensioni si stanno rapidamente trasferendo sui prodotti di maggior consumo e, in un quadro internazionale già reso complesso dalle pesanti variabili climatiche, l’approvvigionamento e la tenuta economica delle aziende sono sempre più a rischio.

La paralisi dello Stretto di Hormuz: merci bloccate per 23,7 miliardi

Il blocco dei passaggi commerciali nello Stretto di Hormuz sta minacciando direttamente la sicurezza alimentare ed energetica globale. Secondo i dati condivisi nel report di Assoporti, l’ammontare dei flussi commerciali attualmente bloccati a causa delle ostilità ha raggiunto la cifra straordinaria di 23,7 miliardi di dollari.

Sono sotto pressione anche le catene di approvvigionamento internazionali, strutturalmente esposte alle tensioni geopolitiche e all’instabilità dei mercati. In questo momento, il problema più urgente riguarda i fertilizzanti, elemento fondamentale per l’agricoltura, poiché senza di essi diventa impossibile garantire la giusta produttività e il rendimento dei raccolti in tutto il mondo.

Le conseguenze per le PMI

Secondo le valutazioni espresse dai Consorzi Agrari d’Italia, l’attuale congiuntura economica presenta elementi di criticità superiori a quelli registrati durante la crisi del 2022. All’epoca, l’impennata dei costi dei fertilizzanti veniva parzialmente compensata dalle quotazioni elevate riconosciute al grano sui mercati internazionali. Oggi, al contrario, le imprese agricole si trovano a dover sostenere costi di produzione estremamente elevati senza che il mercato riconosca un valore adeguato alle produzioni. Questo fenomeno sta determinando una progressiva ed insostenibile erosione dei margini aziendali e della capacità di investimento delle aziende agricole e delle PMI di trasformazione.

I rincari attesi

La contrazione dei flussi di transito sta generando ripercussioni dirette sulle derrate agricole primarie. I dati raccolti dalla FAO evidenziavano già alla fine dello scorso aprile ritardi strutturali nelle spedizioni di cereali stimati fino a 3 milioni di tonnellate al mese.

La strozzatura logistica ha inoltre innescato una rapida reazione inflazionistica. L’ultimo bollettino ufficiale della FAO, diffuso nel mese di giugno 2026, certifica un incremento dei prezzi dei cereali pari al 2,6% nel mese di maggio rispetto ad aprile, traducendosi in un aumento su base annua che sfiora il +5%.

Crollano le semine di mais alimentare

Per il tessuto produttivo italiano, le tensioni internazionali si riflettono in modo pesante sulle filiere di eccellenza. L’allarme investe direttamente l’Associazione italiana lavorazione mais alimentare aderente ad Assitol, realtà che rappresenta oltre il 90% del comparto nazionale, con un giro d’affari complessivo superiore a mezzo miliardo di euro (oltre 500 milioni di euro di fatturato).

Le rilevazioni fornite da Assitol indicano che le semine di mais alimentare in Italia stanno subendo un calo compreso tra il 10% e il 15%, mentre le rese produttive fanno registrare una contrazione che arriva fino al 20%. Si tratta di un doppio colpo per le nostre PMI, causato direttamente dai minori investimenti operati dagli agricoltori nell’acquisto di fertilizzanti e mezzi tecnici a causa dei costi proibitivi e della scarsa marginalità.

Perché si rischia lo shock alimentare

Le preoccupazioni espresse dalle associazioni professionali, tra cui Terra Viva, evidenziano inoltre il rischio che l’instabilità geopolitica inneschi una spirale inflazionistica prolungata sulle filiere agroalimentari europee. I rincari strutturali accumulati su fertilizzanti, mangimi, energia, trasporti e logistica si trasferiranno progressivamente sui prezzi alla produzione e di listino di beni primari quali grano, latte, carne e sui prodotti alimentari trasformati.

A esacerbare il contesto intervengono anche fattori esogeni legati ai cambiamenti climatici. Le proiezioni segnalano il potenziale arrivo del fenomeno meteorologico El Niño, il quale minaccia di provocare gravi siccità e una profonda alterazione dei regimi ordinari delle precipitazioni in diverse aree agricole strategiche mondiali. Questo scenario rischia di sovrapporre un’emergenza ambientale a uno shock geopolitico e commerciale già ampiamente penalizzante per la tenuta economica delle imprese del settore.

Le contromisure istituzionali: dal credito d’imposta al vertice straordinario del G7

Di fronte a uno scenario di potenziale emergenza per la sicurezza delle forniture e per la disponibilità di materie prime, le istituzioni hanno avviato interventi d’urgenza. Oggi, lunedì 8 giugno, si tiene la riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura dei Paesi del G7, convocata su iniziativa del ministro italiano Francesco Lollobrigida. L’obiettivo del vertice tra le principali economie industrializzate è definire strategie comuni per rafforzare l’autonomia produttiva dei singoli Stati, riducendo la dipendenza strategica dai mercati esteri e dalle filiere internazionali soggette a shock geopolitici.

Sul piano nazionale ed europeo, gli strumenti normativi ed economici messi in campo includono:

  • credito d’imposta al 30%, approvato dall’Italia con il decreto legge del 26 maggio scorso, è destinato a beneficio delle imprese agricole per l’acquisto di fertilizzanti effettuato nei mesi di marzo, aprile e maggio, supportato da uno stanziamento complessivo di 40 milioni di euro.
  • sospensione dei dazi doganali sui fertilizzanti provenienti da Paesi terzi per alleggerire i costi alla produzione.

Inoltre, su esplicita richiesta del governo italiano, la Commissione europea sta valutando un incremento delle risorse della riserva di crisi per compensare l’impennata straordinaria dei costi energetici e tecnici.

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