Evasione IVA, stretta UE sulle frodi, basta il sospetto per far scattare i controlli diretti: chi rischia

La tracciabilità delle transazioni transfrontaliere diventerà immediata e centralizzata. La compliance fiscale non sarà più solo una questione nazionale

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L’Unione europea sta rafforzando le misure di lotta all’evasione dell’IVA. Recentemente, i ministri dell’Economia e delle Finanze (ECOFIN) a Bruxelles hanno raggiunto un accordo per rendere più efficaci i controlli. In particolare, mentre in passato le autorità investigative dovevano richiedere informazioni sui soggetti sospetti singolarmente a ogni Paese, con le nuove norme sarà possibile accedere direttamente alle banche dati delle amministrazioni nazionali per effettuare verifiche. Tuttavia, il sistema non prevede controlli a tappeto e non coinvolgerà indistintamente tutti. Solo se si verificano infatti alcune specifiche condizioni questo sarà possibile.

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Lotta all’evasione IVA, cosa prevede il nuovo piano UE

Grazie all’aggiornamento delle norme europee (il regolamento 904/2010), gli uffici incaricati di indagare sulle frodi – come la Procura europea (EPPO) e l’ufficio antifrode (OLAF) – potranno consultare in modo immediato i dati di EUROFISC (la rete specializzata nell’analisi dei segnali di rischio per le operazioni che avvengono tra Stati diversi), ma anche le informazioni sull’IVA registrate a livello europeo.

L’accesso diretto a queste informazioni avviene attraverso un’integrazione tecnologica delle banche dati nazionali in un unico sistema di consultazione europeo. Nello specifico, grazie alla piattaforma TNA (transaction network analysis), l’EUROFISC utilizzerà un nuovo software che incrocia le informazioni provenienti dai diversi Stati per individuare le anomalie o comportamenti sospetti che indicano la presenza di una frode.

Questa verrà integrata a sua volta dal sistema VIES (vat information exchange system), un motore di ricerca elettronico che permetterà alle autorità di verificare in tempo reale la validità delle partite IVA e di monitorare le transazioni commerciali tra aziende situate in diversi Stati membri. Le nuove norme permettono agli organismi di controllo di interpellare questo database centralizzato senza dover attendere il via libera burocratico di ogni singolo Paese.

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Come funziona per l’Italia

L’anagrafe tributaria italiana e i dati relativi alla fatturazione elettronica sono già collegati al sistema europeo VIES. Di conseguenza, quando le autorità europee effettueranno una ricerca, il sistema mostrerà automaticamente i dati messi a disposizione dall’Italia, senza che sia necessario l’intervento manuale di un funzionario per autorizzare l’invio della singola informazione.

Inoltre, l’Italia è uno dei Paesi più attivi nella rete EUROFISC, con la Guardia di Finanza che agisce come punto di contatto tecnico. Le fiamme gialle infatti caricano gli indicatori di rischio nazionali sulla piattaforma TNA, permettendo al software europeo di incrociare i sospetti italiani con quelli di altri Paesi membri (ad esempio, segnalando se un’azienda a Roma sta effettuando scambi anomali con una società a Berlino).

Grazie a questo accesso diretto, se l’EPPO individua una frode IVA che coinvolge aziende italiane, può allertare i reparti operativi sul territorio nazionale in tempi brevi. Non è più necessario attendere mesi per rogatorie o scambi di lettere ufficiali tra ministeri: la prova digitale è già disponibile e pronta per essere utilizzata per sequestri o perquisizioni.

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Evasione IVA, quando scattano i controlli

L’EPPO, che ha il compito di perseguire i reati penali che danneggiano il bilancio dell’Unione, può accedere alle banche dati nazionali ogni volta che esiste un sufficiente sospetto di frode. Questo significa che, in presenza di indizi, gli investigatori possono agire senza dover attendere ulteriori conferme formali.

Ai controlli dell’EPPO – che interviene sui casi più gravi che richiedono un’azione penale – si affiancano poi quelli dell’OLAF, il cui raggio d’azione è più specifico e si concentra principalmente sulle operazioni doganali e su quei casi che colpiscono direttamente le finanze dell’UE.

Le operazioni nel mirino delle autorità

Il bersaglio principale delle autorità UE sono le cosiddette “missing trader intra-community fraud” (le cosiddette frodi carosello). Questi schemi, basati su operazioni simulate tra soggetti di diversi Stati membri per generare crediti IVA indebiti, drenano ogni anno tra i 12,5 e i 32,8 miliardi di euro. E per le PMI rappresentano una forma di concorrenza sleale.

Infatti, le organizzazioni criminali che evadendo l’imposta riescono a immettere prodotti sul mercato a prezzi artificialmente bassi. Per una piccola o media impresa che opera onestamente, in questi casi, diventa quasi impossibile competere con chi può permettersi prezzi distorti dall’evasione fiscale.

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Quando entrano in vigore le nuove regole

Entro luglio 2026 il Parlamento europeo è chiamato a dare un parere sull’accordo e procedere con l’approvazione formale delle nuove regole, che permetteranno di rendere operativi i sistemi di controllo più rapidi.

L’intesa raggiunta dai ministri dell’Economia rappresenta solo una parte di un piano molto più ambizioso che punta a rendere le transazioni commerciali in Europa completamente trasparenti e digitali. Nel frattempo, infatti, verranno aggiornate le leggi che proteggono le finanze dell’Unione e quelle che regolano il funzionamento degli uffici investigativi (EPPO e OLAF), per assicurarsi che abbiano tutti gli strumenti necessari per agire efficacemente.

L’obiettivo finale è arrivare alla completa digitalizzazione entro la fine del 2030. In questa fase, tutte le operazioni commerciali tra aziende di diversi Stati membri (operazioni B2B) dovranno essere comunicate digitalmente, portando alla nascita di una vera e propria fattura elettronica europea.

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