I lavoratori autonomi rappresentano una risorsa sempre piรน importante per l’economia italiana, contribuendo in misura crescente al PIL nazionale e segnando un aumento di 123.000 unitร in un anno, secondo l’Istat. Tuttavia, al netto di una maggiore indipendenza nell’organizzazione del lavoro, godono di un livello di protezione sociale inferiore rispetto a quello garantito ai dipendenti. Ciรฒ vale soprattutto per quanto riguarda malattia, maternitร , continuitร reddituale e previdenza.
Proprio questa asimmetria, dopo aver portato nel 2017 allโapprovazione dello statuto del lavoro autonomo, torna oggi al centro del dibattito: il CNEL ha presentato una nuova proposta di riforma, mentre lโINPS ha recentemente esteso lโaccesso alle indennitร , riaprendo il confronto su cosa potrebbe cambiare concretamente per milioni di freelance nei prossimi anni.
Circa il 23% dell’occupazione in Italia: il peso economico dei freelance
Tra liberi professionisti, consulenti, collaboratori e partite IVA individuali, il numero complessivo dei lavoratori indipendenti supera i 5 milioni, con una presenza particolarmente significativa nei settori dei servizi avanzati, della consulenza professionale, della comunicazione e dellโeconomia digitale.
I dati INPS e ISTAT su disoccupazione e occupazione 2026 in Italia, confermano che il lavoro autonomo incide per circa il 21-23% degli occupati totali (in pratica, oltre 5 milioni su 24-27 milioni), con l’incremento di 147 mila autonomi a gennaio 2026 -stando al monitoraggio Istat- ma registrando un calo degli artigiani, secondo l’INPS del 5% nel 2024. Sempre lโOsservatorio INPS segnala inoltre una crescita costante dei professionisti iscritti alla gestione separata, che hanno superato quota 544 mila nel 2024, con una crescita del 68% rispetto al 2015, trainata in particolare dalle donne (+91%).
Milioni di professionisti che sostengono il sistema produttivo dunque, continuando perรฒ a confrontarsi con un welfare piรน fragile rispetto ai lavoratori subordinati. Il paradosso รจ evidente: pur contribuendo in modo significativo allโeconomia nazionale, molti freelance restano soffocati in un sistema contributivo che puรฒ assorbire fino a circa un terzo dei redditi medi annui. In assenza di tutele continuative, una parte rilevante dei lavoratori autonomi รจ cosรฌ costretta a ricorrere a redditi integrativi o al sostegno familiare per affrontare periodi di inattivitร legati a maternitร , malattia o flessioni del lavoro.
Dallo statuto del 2017 alle nuove proposte 2025-2026: come cambia il welfare dei freelance
Per rispondere a questa trasformazione del mercato, nel 2017 il parlamento italiano ha approvato la legge n. 81, con il voto definitivo del Senato della Repubblica, nota come statuto del lavoro autonomo o Jobs Act degli autonomi. Il primo intervento normativo organico rivolto in modo specifico ai lavoratori autonomi non imprenditori.
Una norma che ha rappresentato un passaggio decisivo, innanzitutto perchรฉ va a sdoganare lโidea che il libero professionista coincida necessariamente con una figura economicamente forte (ergo che fattura migliaia di euro solo perchรฉ in teoria ne avrebbe la possibilitร ), e poi perchรฉ riconosce formalmente che il freelance moderno puรฒ invece trovarsi esposto a vulnerabilitร simili a quelle di altri lavoratori, pur senza disporre delle medesime garanzie.
Pur trattandosi di un intervento innovativo, la legge ha costruito tuttavia una cornice giuridica, senza riuscire a completare integralmente il sistema di welfare strutturale per il lavoro autonomo.
Cosa stabilisce la legge 81/2017 per freelance e partite IVA
Lo statuto ha affrontato soprattutto il riequilibrio contrattuale, introducendo una serie di misure che mirano a rafforzare la posizione economica e professionale dei freelance. La norma infatti tutela i lavoratori autonomi contro clausole abusive, termini di pagamento eccessivamente lunghi e modifiche unilaterali dei contratti cercando di riequilibrare rapporti spesso sbilanciati a favore dei committenti.
Parallelamente ha ampliato le possibilitร di deduzione fiscale per spese di formazione, aggiornamento e certificazione delle competenze, riconoscendo lโinvestimento professionale come elemento essenziale di competitivitร . Sul piano sociale, la legge ha introdotto misure piรน flessibili per la maternitร – consentendo alle professioniste ad esempio di accedere alle indennitร senza obbligo di interrompere completamente lโattivitร lavorativa – e i congedi parentali, oltre alla possibilitร di sospendere alcuni obblighi contributivi in caso di malattia o infortunio di lunga durata. Ma non basta, perchรฉ resta operativo solo a metร .
Nuove proposte 2025-2026: le novitร dopo la proposta del CNEL
Cnel, Confprofessioni e diverse rappresentanze del settore hanno avanzato proposte per ampliare il sistema di protezione, con particolare attenzione al rafforzamento dellโISCRO, allโestensione dei sostegni per maternitร e genitorialitร e alla creazione di strumenti previdenziali piรน sostenibili.
Tra le proposte 2025-2026 spicca il disegno di legge CNEL (approvato come proposta e attualmente allโesame della Camera dei deputati), che mira a potenziare il welfare freelance nella gestione separata Inps:
- indennitร per la maternitร a 808 euro al mese per 5 mesi (per redditi inferiori a 12.000 euro annui);
- congedo parentale allโ80% (dal 30%);
- malattia estesa a 90 giorni;
- fondo dedicato da 5 milioni di euro iniziali per finanziare prestazioni integrative e a rafforzare gli strumenti di tutela esistenti.
Misure che mirano a colmare i vuoti dello statuto, in primis sostenendo le mamme autonome -che rappresentano il 50% delle beneficiarie- e quindi la crescita del Paese. Infatti, considerando la forte espansione del lavoro autonomo in settori chiave come consulenza e digitalizzazione, rafforzare il welfare dei freelance diventa una leva strategica per la competitivitร italiana (oltre a riconoscere il welfare come diritto pienamente consolidato per milioni di partite IVA), laddove invece lasciarli privi di tutele significherebbe continuare ad accrescere la precarietร e a frenare il Pil.
Welfare freelance, tra criticitร attuali e realtร quotidiana: lโanalisi del commercialista Claudio Tarantino
ร il reddito il vero punto debole e il tema dellโequo compenso resta centrale. In molti settori, in particolare nella comunicazione, nei servizi creativi e nelle professioni digitali, persistono fenomeni di compressione tariffaria, ritardi nei pagamenti e forte asimmetria contrattuale. Lโassenza di redditi prevedibili rende piรน difficile pianificare contributi, investimenti formativi, coperture assicurative e continuitร professionale. Un circolo vizioso a tutti gli effetti.
Sui freelance pesa poi lโassenza di un sistema organico: โIl principale limite del welfare per freelance e partite IVA รจ la sua natura ancora frammentaria e poco strutturata – spiega a Partitaiva.it Claudio Tarantino, commercialista specializzato in freelance e partite IVA in gestione separata -. A differenza del lavoro dipendente, dove le tutele sono automatiche e integrate, nel mondo autonomo gli strumenti esistono ma sono spesso discontinui, parziali e non sempre adeguati a garantire una reale sicurezza economica nei momenti di difficoltร . In sostanza, piรน che un vero sistema di welfare, abbiamo una serie di interventi puntuali che non riescono a coprire in modo organico i rischi tipici dellโattivitร autonoma, come la discontinuitร del reddito.โ
Secondo Tarantino, lโerrore piรน frequente รจ la mancanza di pianificazione. “Molti freelance tendono a concentrarsi sul breve periodo, trascurando lโimpatto delle scelte fiscali e contributive nel medio-lungo termine. Ad esempio, si presta poca attenzione allโaccantonamento per imposte e contributi, ma soprattutto si sottovaluta il tema previdenziale: versare il minimo possibile oggi significa spesso costruire una tutela molto debole per il futuro.โ
Anche sul fronte degli strumenti esistenti, come ISCRO, maternitร e malattia, il limite riguarda la reale efficacia delle misure ma anche l’informazione. โGli strumenti esistono e negli ultimi anni sono stati anche ampliati -conferma l’esperto- ma il problema รจ duplice: da un lato la scarsa conoscenza, dallโaltro la loro limitata efficacia. Molti freelance non sono pienamente informati su misure come ISCRO, indennitร di maternitร o tutele per la malattia. Tuttavia, anche quando cโรจ consapevolezza, i requisiti di accesso sono piuttosto stringenti, gli importi contenuti e le durate limitate.โ
Cosa possono ottenere oggi i freelance: tutele realmente disponibili
L’introduzione dell’ISCRO ha segnato il primo passo verso una tutela del reddito per i lavoratori autonomi della gestione separata Inps, che accoglie la maggior parte dei professionisti senza cassa autonoma (1,7 mln iscritti nel 2024, +3% annuo), inclusi i principali freelance digitali. Tuttavia, l’indennitร resta vincolata a rigidi criteri selettivi: per l’anno 2026, la soglia di reddito per l’accesso รจ fissata a 12.749,18 euro (valore rivalutato annualmente dall’Istat). Quindi, nonostante tutti i lavoratori autonomi contribuiscano direttamente al finanziamento della misura con un’aliquota specifica dello 0,35%, l’accesso effettivo rimane marginale.
Secondo il X Rapporto sulle libere professioni in Italia, curato dallโOsservatorio di Confprofessioni, oltre il 30% dei freelance iscritti alla gestione separata sperimenta “carriere discontinue“. Per l’ISCRO, questo rappresenta un paradosso: possono richiedere l’indennitร solo se il reddito dell’anno precedente รจ inferiore al 70% della media del biennio anteriore, escludendo chi vive una crisi cronica ma stabile. Le associazioni di categoria (come ACTA e Confprofessioni) segnalano inoltre l’assenza di contributi figurativi. A differenza della NASpI per i dipendenti, durante il periodo di percezione dell’ISCRO non si accreditano contributi ai fini pensionistici.
I freelance possono inoltre accedere a strumenti come indennitร di maternitร e paternitร , congedi parentali e coperture economiche per malattia o degenza ospedaliera, purchรฉ in regola con i requisiti contributivi previsti.












Natalia Piemontese
Giornalista