Obblighi di sostenibilità per le aziende, si cambia. In meglio o in peggio? La risposta è racchiusa nella nuova direttiva Ue Omnibus 2026/470, che introduce novità significative sul fronte della rendicontazione di sostenibilità europea.
Cosa prevede il pacchetto Omnibus I? Il cuore del provvedimento è rappresentato dalla modifica di due pilastri normativi: la direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e la CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive). Ecco tutte le novità di quella che è stata definita una “rivoluzione” per la semplificazione del sistema di obblighi che gravano sulle imprese.
Indice
Direttiva Omnibus sostenibilità: meno burocrazia, più competitività. Vantaggi per tutti?
Che cos’è la direttiva omnibus dell’UE? Si tratta di un atto legislativo che modifica diverse direttive esistenti contemporaneamente. Un’unica proposta, dunque, che racchiude più novità per armonizzare il quadro normativo. Un’operazione simile è già avvenuta nel recente passato con la direttiva (UE) 2019/2161 in materia di protezione dei consumatori.
Meno burocrazia, più efficienza. Alla base della direttiva Omnibus sulla sostenibilità, entrata in vigore lo scorso 18 marzo, vi è la ferma convinzione che l’alleggerimento del carico amministrativo possa generare un consistente vantaggio competitivo. Bruxelles sembra aver compreso che sacrificare la crescita economica sull’altare del Green Deal sarebbe un errore: la nuova bussola è l’equilibrio tra mercato e ambiente. Tuttavia, questo bilanciamento tra competitività e sostenibilità non convince tutti. Per gli ambientalisti e diversi economisti il rischio è una minore trasparenza sui dati climatici. E poi, a prescindere dalla norma, per stare sul mercato, sia le piccole che le grandi aziende sono chiamate a rendicontare l’impatto dell’intera catena del valore soprattutto quando svolgono il ruolo di fornitori di grandi aziende che l’obbligo lo subiscono e devono rendicontare le emissioni e i rischi ESG dell’intera catena di fornitura.
Pacchetto Omnibus I: come cambia la normativa sulla sostenibilità
La normativa sulla sostenibilità registra una brusca virata verso la semplificazione. Ecco i punti chiave del cambiamento.
1. Direttiva CSRD e bilancio di sostenibilità
La CSRD impone di divulgare rischi, impatti e obiettivi legati ai fattori ESG. La novità principale è il restringimento dell’ambito di applicazione:
- saranno obbligate solo le imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato netto;
- con la semplificazione ESRS, c’è una riduzione della mole di dati richiesti. Eliminati anche gli standard settoriali obbligatori che diventano ora volontari, con modelli semplificati;
- le aziende inizialmente obbligate nel 2026 avranno tempo fino al 2028 per adeguarsi.
2. Direttiva CSDDD (due diligence)
La direttiva sulla due diligence, che obbliga a gestire l’impatto sociale e ambientale lungo la filiera, vede alzarsi l’asticella. Entrata in vigore nel 2024, obbliga le grandi imprese a monitorare e gestire l’impatto ambientale e sociale (diritti umani) lungo l’intera catena del valore. Da adesso, le aziende chiamate ad identificare, prevenire o mitigare le violazioni nei loro processi produttivi e di fornitura saranno quelle con più di 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato. Gli obblighi, inoltre, vengono ridotti:
- la due diligence si concentra prevalentemente sui fornitori diretti;
- la frequenza dei controlli viene ridotta;
- vengono alleggeriti i profili di responsabilità.
L’obiettivo è rendere più sostenibile, anche sotto il profilo operativo, l’implementazione dei processi di gestione dei rischi ESG lungo la catena del valore.
Obblighi sostenibilità per imprese, Confederazione PMI Italia: “Ad oggi complessità e costi elevati”
L’iniziativa di Bruxelles punta a chiudere la stagione della burocrazia asfissiante. Partitaiva.it ha chiesto un parere a Tommaso Cerciello, presidente della Confederazione PMI Italia, che rappresenta oltre 300.000 iscritti.
“Il termine Omnibus ESG – esordisce Cerciello – si riferisce a un insieme di interventi normativi e regolatori dell’Unione Europea finalizzati a semplificare, armonizzare e rendere più coerente il quadro delle regole ESG (Environmental, Social, Governance). Negli ultimi anni, l’UE ha introdotto diverse normative ESG, tra cui: CSRD (reporting di sostenibilità); SFDR (trasparenza prodotti finanziari) ed EU Taxonomy”.

Secondo Cerciello, anche se fondamentale, la normativa sulla sostenibilità ha finito per generare complessità operativa per le imprese, ma anche sovrapposizioni e costi di adeguamento elevati. “Con Omnibus ESG – spiega il presidente di Confederazione PMI Italia – l’Ue ha messo su un un pacchetto di revisione normativa che mira a semplificare, riducendo o addirittura eliminando duplicazioni tra normative. Pensiamo ad esempio all’allineamento tra CSRD e SFDR. Va accolto con favore il tentativo concreto di definire meglio cosa deve essere rendicontato, da chi e con quali standard, soprattutto se questo significa ridurre gli oneri burocratici a carico delle piccole e medie imprese e delle imprese non quotate”.
Normativa sostenibilità, da “compliance complessa” a “leva strategica”
Per Cerciello, la direzione è chiara: “Solo chi saprà tradurre la normativa in valore pratico avrà un vantaggio competitivo reale – aggiunge -. Creare un sistema ESG più leggibile, comparabile e utilizzabile dagli investitori significa favorire gli investimenti, supportare il Green Deal Europeo, ma al contempo rendere le imprese europee più competitive, senza appesantirle inutilmente”. Il passaggio chiave è l’evoluzione del concetto di sostenibilità:
- da obbligo a leva strategica, con l’integrazione dei fattori ESG nel controllo di gestione e nella strategia commerciale;
- il rafforzamento dei dati ESG diventa il presupposto per restare competitivi su un mercato globale sempre più esigente;
- il posizionamento ESG diventa un asset per attrarre investitori e partner commerciali, dunque per migliorare la propria reputazione.
Per le imprese, insomma, si preannuncia un passaggio obbligato, un processo di adeguamento inevitabile a quei cambiamenti ormai in essere e dettati dall’esigenza di far convivere l’imperativo della sostenibilità ambientale con quello, altrettanto irrinunciabile, della crescita economica.













Patrizia Penna
Giornalista professionista