Legge PMI 2026, utili detassati fino a un milione per le imprese in rete e riforma Confidi: cosa cambia

Dal Senato il via libera definitivo alla legge per le piccole e medie imprese: agevolazioni fiscali per i contratti di rete, riordino normativo per le startup innovative e rilancio dei Confidi.

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Il Senato ha approvato in via definitiva la legge annuale per le piccole e medie imprese, un provvedimento che introduce la detassazione degli utili d’esercizio destinati al fondo patrimoniale comune dalle imprese in rete, con un tetto massimo di un milione di euro annui e delega al governo la redazione di un testo unico per le startup innovative e gli incubatori certificati. Nel pacchetto anche il rilancio dei Confidi, strumenti di rilievo per l’accesso al credito delle PMI, e misure a sostegno delle filiere della moda nelle aree colpite da crisi industriale.

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Imprese in rete: come funziona la detassazione degli utili

Uno degli aspetti di maggiore rilievo della legge riguarda i contratti di rete. In particolare, è previsto che gli utili d’esercizio che le imprese aderenti destinano al fondo patrimoniale comune, con l’obiettivo di finanziare investimenti previsti dal programma condiviso entro l’esercizio successivo, non concorrono alla formazione del reddito d’impresa. Il limite è fissato a 1.000.000 di euro annui per ciascun soggetto aderente alla rete.

Perché l’agevolazione si applichi, tuttavia, gli utili devono essere effettivamente versati nel fondo patrimoniale comune e trovare corrispondenza in bilancio in una riserva vincolata, con indicazione nella nota integrativa. Il vincolo è alla realizzazione degli investimenti previsti: se questi non vengono eseguiti nei tempi stabiliti, la detassazione decade.

Per esempio, ipotizzando la presenza di tre società a responsabilità limitata che aderiscono a un contratto di rete con un programma comune di acquisto macchinari. Se gli utili complessivi ammontano a 400.000 euro, senza l’agevolazione l’IRES al 24% genererebbe un’imposta di 96.000 euro, con un utile netto reinvestibile di 304.000 euro. Con la detassazione, l’intera somma confluisce nel fondo patrimoniale e può essere reinvestita integralmente, con un risparmio fiscale di 96.000 euro. Il moltiplicatore dell’effetto cresce all’aumentare degli utili accantonati, fino al tetto del milione.

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Startup innovative: in arrivo il testo unico

La legge delega il governo a emanare un testo unico per il riordino dell’intero quadro normativo che disciplina le startup innovative e gli incubatori certificati. L’obiettivo è evidentemente quello di virare in modo più netto verso la semplificazione: via le norme che hanno esaurito la loro funzione, unificazione della disciplina frammentata su più provvedimenti, riduzione degli adempimenti non necessari. Il tutto con un occhio alle tecnologie più avanzate, che potranno essere utilizzate per alleggerire ulteriormente gli oneri burocratici.

La notizia potrebbe aprire margini di valutazione molto positivi, considerato che il settore attende da tempo un intervento organico. La normativa sulle startup innovative in Italia si è stratificata nel tempo a partire dal decreto-legge n. 179 del 2012, con modifiche e integrazioni successive che hanno reso il quadro di riferimento difficile da leggere anche per gli addetti ai lavori.

“Ogni anno in Italia nascono migliaia di startup, ma la complessità normativa rimane uno degli ostacoli principali, soprattutto nella fase seed. Un testo unico che semplifichi davvero l’accesso alle agevolazioni potrebbe fare la differenza tra chi riesce ad attrarre capitali e chi si perde nella burocrazia”, spiega a Partitaiva.it Salvatore Viola, esperto di startup e comunicazione digitale, condividendo come questa non sia l’unica novità che può impattare sulle imprese nei prossimi mesi.

Buone notizie per il crowfunding

Sul fronte del finanziamento delle imprese innovative, infatti, la semplificazione normativa è attesa anche dagli operatori del settore equity crowdfunding, che in Italia ha visto crescere i volumi in modo significativo negli ultimi anni ma rimane penalizzato da una sovrapposizione di regole nazionali ed europee. “L’equity crowdfunding è oggi uno strumento maturo, capace di rendere più vario l’accesso agli investimenti in startup. Ma funziona davvero solo se il contesto normativo è chiaro e stabile. Ogni ambiguità nella disciplina delle startup si riflette direttamente sulla fiducia degli investitori retail”m aggiunge l’esperto.

In questo senso, la delega al governo potrebbe aprire uno spazio funzionale anche per allineare la normativa italiana alle indicazioni del regolamento europeo ECSP (European Crowdfunding Service Providers), entrato pienamente in vigore nel 2023.

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Confidi, la riforma vuole sbloccare il credito alle PMI

La legge interviene anche sui Confidi, i consorzi di garanzia collettiva che aiutano le imprese ad accedere al credito bancario. Il sistema ha mostrato negli anni criticità strutturali (si pensi alle caratteristiche di frammentazione, sottocapitalizzazione, difficoltà di vigilanza) che ne hanno ridotto l’efficacia proprio quando le PMI ne avrebbero avuto più bisogno. Il provvedimento introduce una delega al governo per superare queste difficoltà e rilanciare il ruolo dei confidi come leva di accesso al credito per le piccole imprese.

Il tema è particolarmente sentito in un contesto in cui le condizioni di finanziamento restano selettive e le PMI faticano a presentare garanzie adeguate alle banche. Un sistema di garanzia collettiva efficiente riduce il rischio per gli istituti di credito e abbassa il costo del capitale per le imprese.

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Startup, il nodo della cultura imprenditoriale

Al di là degli strumenti normativi, gli esperti del settore sottolineano come la crescita dell’ecosistema startup non possa che passare anche da un cambiamento culturale. “In Italia il fallimento è ancora vissuto come uno stigma, mentre nei sistemi più maturi è parte integrante del percorso imprenditoriale. Un testo unico che preveda anche percorsi semplificati per la chiusura e il rilancio sarebbe un segnale importante”, continua Viola.

Insomma, l’impressione è che la legge PMI 2026 non risolva tutto, ma ponga comunque alle basi più solide per almeno tre direttrici: la collaborazione tra imprese attraverso i contratti di rete, il rilancio delle startup innovative con regole più chiare, e il rafforzamento del sistema delle garanzie collettive. L’efficacia concreta dipenderà dai decreti attuativi che il governo dovrà emanare nei tempi previsti dalla delega.

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Roberto Rais

Giornalista e autore

Giornalista e autore, consulente e coordinatore editoriale, collabora con agenzie di stampe e società editoriali italiane ed estere specializzate in economia e finanza, gestione di impresa e organizzazione aziendale.

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