Flat tax al 5%, da aprile aumentano gli stipendi: quando si applica e i chiarimenti dell’AdE

Operativa la flat tax del 5% per i rinnovi contrattuali e del 15% per il lavoro festivo e notturno: ecco chi può accedere al beneficio, i limiti di reddito 2025 e le istruzioni operative per i datori di lavoro.

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Flat tax incrementale

Le buste paga di aprile si preparano a diventare più pesanti, ma non per tutti e non nello stesso modo. Grazie alla pubblicazione della circolare n. 2/E del 24 febbraio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha finalmente sciolto le riserve sulla nuova flat tax 2026: una “tassa piatta” che abbatte il prelievo fiscale sugli aumenti contrattuali (5%) e sulle indennità di turno o festivi (15%). Sebbene la notizia faccia sorridere il portafoglio di molti lavoratori dipendenti del settore privato, l’agevolazione non scatta in automatico: per vedere l’aumento netto in busta paga occorre superare lo scoglio di rigidi requisiti reddituali e seguire un iter procedurale che mette i datori di lavoro al centro dell’operazione. Ecco come districarsi tra scaglioni IRPEF e nuove imposte sostitutive per capire quanto spetta davvero in busta paga.

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Flat tax su aumenti stipendio, turni e festivi: quando si applica

Il nuovo regime agevolato introdotto dalla manovra 2026 è riservato ai lavoratori dipendenti del settore privato e prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sugli incrementi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali (CCNL) e sulle indennità e le somme pagate nel 2026 per lavoro notturno, festivo, turni e riposi settimanali. Le condizioni di accesso e le aliquote ridotte sono diverse però a seconda del tipo di maggiorazioni.

Come funziona la flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali

Per quanto riguarda gli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei CCNL sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, il legislatore ha previsto un’aliquota sostitutiva particolarmente contenuta, fissata al 5%. Secondo quanto precisato dalla circolare n. 2/E del 24 febbraio 2026, il beneficio è riservato ai lavoratori che nell’anno d’imposta 2025 hanno conseguito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro. L’agevolazione non si limita ai soli aumenti tabellari erogati a regime, ma si estende anche alle quote di incremento corrisposte nel corso del 2026, qualora l’erogazione sia iniziata in periodi precedenti.

Inoltre, la flat tax si applica anche agli aumenti contrattuali che vanno ad assorbire precedenti superminimi e alle retribuzioni maturate durante i periodi di assenza giustificata, quali maternità, paternità, malattia o infortunio.

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Maggiorazioni su turni e festivi: aliquota al 15%

Per i dipendenti con un reddito riferito all’anno precedente fino a 40.000 euro, le indennità e le maggiorazioni pagate nel 2026 per lavoro notturno, festivo, turni e riposi settimanali godono invece di un’imposta sostitutiva del 15%. L’amministrazione finanziaria ha chiarito che in questo perimetro rientrano anche le indennità di reperibilità, purché previste dai contratti collettivi.

L’aliquota ridotta è però applicabile entro un tetto massimo annuo di 1.500 euro lordi. Nel computo di questa franchigia, non devono essere considerati i premi di risultato o le somme derivanti dalla partecipazione agli utili, che seguono regimi fiscali distinti.

Tipologia SommaAliquota flat taxLimite reddito (2025)Note
Aumenti CCNL5%Fino a € 33.000Include assenze giustificate
Turni e festivi15%Fino a € 40.000Tetto massimo € 1.500 lordi
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Cosa deve fare il datore di lavoro

L’applicazione di entrambe le imposte sostitutive è demandata al sostituto d’imposta, ovvero al datore di lavoro. Questo è tenuto a calcolare le somme soggette a tassazione agevolata (5% o 15% a seconda della fattispecie) e a versarle entro le scadenze ordinarie, tramite modello F24, utilizzando i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 2/E e n. 3/E del 29 gennaio 2026.

Il lavoratore conserva comunque la facoltà di optare per la tassazione ordinaria qualora la ritenesse più vantaggiosa, previa comunicazione scritta al datore di lavoro. L’applicazione dell’imposta sostitutiva avviene secondo il principio di cassa, ovvero sulle somme effettivamente corrisposte nel corso del 2026. In assenza di un sostituto d’imposta, il contribuente potrà recuperare il beneficio spettante direttamente in sede di dichiarazione dei redditi.

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