La Corte Suprema degli Stati Uniti dichiara illegittimi i dazi unilaterali di Trump. Ma le imprese italiane ed europee restano ora sospese tra una vittoria legale storica e l’incubo di una nuova barriera commerciale: il Tycoon ha imposto nuovi dazi per tutti al 15%. Si riaccende il timore di una guerra commerciale globale e delle sue conseguenze.
Indice
La sentenza della Corte Suprema sui dazi di Trump
Il terremoto è partito dalla Corte Suprema degli Stati Uniti che, con una decisione destinata a rimanere negli annali, ha dichiarato illegittimi i dazi unilaterali imposti da Donald Trump sulla base dei poteri d’emergenza, stabili della legge federale del 1977 (International emergency economic powers act). I giudici hanno stabilito che l’uso della decretazione d’urgenza non può trasformarsi in un potere assoluto di tassazione sulle importazioni senza un solido avallo legislativo.
I rimborsi per le imprese
Aziende e associazioni di categoria americane hanno sollecitato il Tesoro ad avviare procedure elettroniche per i rimborsi. E anche in Italia Federcontribuenti ha acceso i riflettori sulla possibilità di recuperare le somme indebitamente versate e di vedere risarciti i danni. Tutto questo con un’azione legale internazionale, a tutela delle imprese italiane danneggiate. Quelle che hanno esportato negli USA durante il periodo di applicazione delle sovrattasse sono perciò invitate a effettuare una ricognizione dei dazi versati e della documentazione doganale, al fine di valutare l’entità del risarcimento richiedibile.
I nuovi dazi al 15% e il crollo del Bitcoin
Tuttavia, il clima di festa per la sentenza è durato poco. La Casa Bianca ha infatti confermato che, nonostante lo stop della Corte Suprema ai vecchi prelievi, da domani 24 febbraio 2026 entrerà in vigore una nuova tariffa globale del 15%. Una mossa che sposta l’asticella ancora più in alto rispetto alle stime iniziali e che ha immediatamente gelato i mercati globali.
L’incertezza si è manifestata con forza nel settore degli asset digitali: il Bitcoin è scivolato sotto la soglia dei 65.000 dollari, trascinato verso il basso dal timore degli investitori per una guerra commerciale globale. Il mercato teme che questa mossa possa innescare una spirale inflattiva o una serie di ritorsioni a catena tra Washington, Bruxelles e Roma.
Intanto la Cina, seconda potenza commerciale e partner commerciale USA, chiede agli Stati Uniti di rispettare la sentenza della Corte Suprema.
Cosa faranno Italia e Unione europea?
Mentre le imprese preparano le carte per i rimborsi, il fronte politico è in fermento. Il governo italiano e la Commissione europea sono impegnati in un dialogo serrato per capire come gestire lo stop alla riscossione dei vecchi dazi e, contemporaneamente, come rispondere alla nuova barriera del 15%. La diplomazia punta a ottenere esenzioni specifiche per i settori chiave (come l’automotive, il lusso e l’agroalimentare), ma resta pronta l’opzione di contromisure simmetriche. Il Parlamento europeo ha infatti congelato l’accordo commerciale di luglio e chiede un chiarimento a The Donald.
La reazione dei mercati
Le Borse europee presentano oggi un andamento incerto. Ftse Mib sale dello 0,85%, anche grazie a Enel che segna +6,5%. Parigi resta più o meno invariata, Francoforte perde lo 0,56%. Ftse 100 di Londra sale appena dello 0,11%, mentre l’Ibex di Madrid dello 0,9%. Lo Stoxx 600 perde lo 0,25%.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it