Spopolamento Sud Italia: ecco l’identikit del nuovo migrante, le mete più scelte e gli stipendi

Le migrazioni intellettuali sono per lo più riferibili alle donne. Tutti i dati dello spopolamento e delle aspettative di chi parte.

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Lo spopolamento del Sud Italia procede inesorabile. Il Mezzogiorno continua a perdere giovani competenze qualificate, con una mobilità sempre più anticipata già al momento dell’iscrizione all’università, che riduce strutturalmente le possibilità di rientro. Accanto a questa dinamica si afferma un fenomeno in rapida crescita: la mobilità “sommersa” degli anziani, i “nonni con la valigia”, che conservano la residenza al Sud ma raggiungono figli e nipoti emigrati al Centro-Nord. Questi i principali dati del Report della Svimez “Un Paese, due emigrazioni”, presentato in collaborazione con Save the Children, nel corso di un convegno a Roma.

Spopolamento Sud Italia, il ritratto del nuovo migrante: donna, 35 anni, laureata

Dove vanno i giovani che scappano dall’Italia? Serenella Caravella, ricercatrice Svimez, ha illustrato numeri e costi delle emigrazioni, tracciando il “profilo” del nuovo migrante: “Ha meno di 35 anni, possiede una laurea (specialmente se donna), sceglie ancor più che in passato una destinazione estera e la sua migrazione trascina la mobilità degli anziani spinta dal desiderio di ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati al Centro-Nord e dalla crescente difficoltà di invecchiare nei territori di origine, caratterizzati da carenze nei servizi sanitari e assistenziali”.

Serena Caravella

Dal 2002 al 2024 quasi 350 mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord, per una perdita secca (al netto dei rientri) di 270 mila unità. Nel periodo, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024. Ai flussi migratori interni, si affianca la crescente scelta della rotta Sud-estero: tra il 2002 e il 2024 oltre 63 mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato il Paese. Al netto dei rientri, si registra un progressivo spopolamento del Sud Italia con una perdita complessiva 45mila giovani qualificati.

La migrazione intellettuale è donna

Illustrando i dati più salienti del report, Caravella ha evidenziato come sia cresciuto il numero di italiani emigrati all’estero. Il “picco” si è registrato nel 2024, quando più di 8 mila giovani qualificati del Mezzogiorno hanno “scelto” l’estero mentre 23mila hanno scelto il Centro-Nord. In un anno la perdita netta di giovani laureati del Sud, sommando migrazioni interne ed estere, ammonta a 24 mila unità. Il fenomeno delle migrazioni intellettuali è fortemente femminile: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195 mila donne laureate dal Sud al Centro-Nord, 42 mila in più degli uomini.

La quota di qualificati tra i migranti meridionali diretti al Centro-Nord è cresciuta soprattutto tra le donne: dal 22% nel 2002 a quasi il 70% nel 2024, contro un aumento dal 14,6% al 50,7% tra gli uomini. Il Nord guadagna dal Sud, ma perde verso l’estero. Anche il Nord registra una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024, 154 mila laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord. Il fenomeno ha raggiunto il picco nel 2024: 21 mila giovani laureati under 35 centro-settentrionali si sono trasferiti all’estero, valore doppio di quello del 2019 (circa 10 mila). Il Centro Nord compensa ampiamente le proprie perdite estere grazie ai flussi dal Mezzogiorno: +270 mila saldo netto positivo nei confronti del Mezzogiorno tra il 2002 e il 2024. 

L’università al Sud sempre più attrattiva, ma il “dopo” è altrove

Se da un lato è vero che la mobilità non attende più la fine degli studi e si anticipa già al momento dell’avvio degli studi universitari, dall’altro lato non può passare inosservato un segnale importante in controtendenza che riguarda la migliorata capacità attrattiva degli atenei meridionali: a parità di immatricolazioni negli atenei meridionali (108 mila), per i corsi di laurea triennali e a ciclo unico, gli immatricolati meridionali negli Atenei nel Centro-Nord si sono ridotti dai 24 mila studenti nell’a.a. 2021/2022 a 17 mila nell’a.a 2024/2025.  

Gli stipendi post laurea: Sud vs Nord

Nonostante timidi segnali positivi, lo spopolamento del Sud Italia appare irreversibile, i divari permangono e si ripercuotono anche sulle retribuzioni. Ecco perché i giovani vanno via dall’Italia: a tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati italiani che lavorano all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi resta in Italia. All’interno del Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione media più bassa (1.579 euro), contro i 1.735 euro del Nord Ovest. 

Il differenziale retributivo tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest’ultimo (1.862 contro 1.487 euro).

Gli stipendi post laurea all’estero

Gli italiani emigrati all’estero possono arrivare a guadagnare quasi 10 mila euro lordi in più l’anno rispetto ad un lavoratore del Sud. Basta guardare la retribuzione lorda annua media dei lavoratori dipendenti laureati occupati presso imprese con più di dieci addetti:

  • 50.948 euro (Ue27);
  • 46.953 euro (Italia);
  • 44.601 euro (Nord-Est Italia);
  • 41.363 (Isole);
  • 40.3693 (Sud).

Investimenti in formazione: spopolamento Sud Italia manda in fumo 11 miliardi 

L’emigrazione dei laureati dai territori in cui si sono formati si traduce in una dispersione dell’investimento pubblico sostenuto per la loro istruzione a beneficio delle regioni e dei Paesi di destinazione. La Svimez quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo associato alla mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord: un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore delle aree più forti del Paese. A questo si aggiunge il costo delle migrazioni estere: per il Mezzogiorno la perdita di investimento formativo è stimabile in 1,1 miliardi di euro annui, mentre il Centro-Nord registra una perdita superiore ai 3 miliardi di euro l’anno per l’emigrazione all’estero dei profili più qualificati.

“Sono necessarie nuove politiche pubbliche per il diritto a restare, orientate a valorizzare le competenze formate nel Mezzogiorno, mutuando gli strumenti di incentivo al rientro dei cervelli”, ha detto nel corso della presentazione il direttore della Svimez, Luca Bianchi, secondo il quale le migrazioni dei giovani laureati dal Mezzogiorno rappresentano sempre più spesso una risposta obbligata alla carenza di opportunità economiche, occupazionali e sociali nei territori di origine.

“In questa prospettiva – ha spiegato – la Svimez propone l’introduzione, a livello europeo, di un Graduate Staying Premium, basato su una detassazione parziale dei redditi da lavoro dei giovani laureati neoassunti nei primi cinque anni di attività nelle regioni europee collocate nella trappola dei talenti. Il Graduate Staying Premium potrebbe configurarsi come uno degli strumenti innovativi delle politiche per l’occupabilità nella programmazione europea 2028-2034, intervenendo su uno dei principali fattori che alimentano la mobilità dei giovani qualificati. La misura consentirebbe infatti di aumentare il salario netto di ingresso, riducendo il divario rispetto alle aree più forti e rendendo concretamente più praticabile il diritto a restare”.

Migrazioni e divario di cittadinanza: le storie di Paola (nata a Caltanissetta) e Andrea (nato a Pinerolo)

Paola è nata a Caltanissetta, in Sicilia. Andrea è nato a Pinerolo (To). Entrambi vivono oggi a Torino dove si sono appena laureati in Ingegneria. Paola ha conseguito la laurea triennale all’università di Palermo e nel capoluogo piemontese si è trasferita per frequentare la magistrale. Paola fa parte di quel 21% di laureati STEM del Sud che scelgono un Ateneo del Centro-Nord. Andrea, invece, è nato e cresciuto in Piemonte e proprio a Torino ha completato il ciclo di studi. 

Le offerte di lavoro e le loro reazioni

Secondo Almalaurea, a tre anni dalla laurea, lo stipendio mensile medio in Italia si attesta sui 1.712 euro al Nord e sui 1.509 euro al Sud, a fronte di 2.254 euro che si guadagnano invece all’estero. Paola e Andrea sono stati contattati da un’azienda del tessuto imprenditoriale piemontese. Andrea, che rientra nella folta schiera di giovani (216 mila) che secondo l’Istat tra il 2002 e il 2024 sono migrati all’estero, non ha accettato la proposta di lavoro perché lo stipendio era troppo basso e ha deciso di spostarsi all’estero, accogliendo l’offerta molto più remunerativa di una società con sede a Londra dove si è trasferito.

Paola, invece, dopo il colloquio, ha accolto l’offerta di lavoro, decidendo di rimanere a vivere a Torino dove, negli anni, ha costruito la sua famiglia. Paola rientra tra le 195 mila giovani laureate che, sempre tra il 2002 e il 2024, dal Sud si sono spostati al Nord. I suoi due bambini possono usufruire di servizi educativi e formativi che altrimenti non avrebbero avuto a Caltanissetta. Nella città siciliana, infatti, i posti nido pubblici (0-2 anni) sono appena il 22,7% a fronte del 42,7% di Torino. Inoltre, mentre nel capoluogo torinese il tempo pieno alle scuole elementari ha una copertura dell’86,8% (dati Mim), a Caltanissetta la percentuale scende drasticamente al 48,1%. Anche i genitori di Paola, ormai in pensione, hanno deciso di trasferirsi a Torino per stare vicino alla figlia e ai nipoti e godere di un miglior servizio sanitario. Li chiamano i nonni con la valigia e sono i 219 mila over 75 che tra il 2002 e il 2024 si sono spostati dal Sud al Centro-Nord (ma di questi il 40% non ha cambiato residenza).

Spopolamento Sud Italia, un pezzo di Paese che perde ogni prospettiva di sviluppo

La storia di Paola e Andrea racconta quello che sta accadendo nel nostro Paese. Oggi, tra gli adolescenti, è già molto diffusa la consapevolezza di doversi spostare altrove e a voler andare all’estero sono anche i figli di famiglie immigrate. Secondo Save The Children, tale consapevolezza riguarda il 26,9% degli adolescenti del Nord, il 37,5% degli adolescenti del Sud e il 58,5% degli adolescenti di famiglie immigrate. “La mancanza di opportunità per le giovani generazioni – rileva Svimez – si traduce in una mobilità crescente e a senso unico, dal Sud verso il Nord e da tutto il Paese verso l’estero. L’aspirazione di trasferirsi all’estero è condivisa da un numero rilevante anche di 15-16enni di origine italiana, uno su tre (34,9%).

Queste migrazioni rappresentano una perdita rilevante di capitale umano e una dispersione di investimenti formativi: parliamo di 7,9 miliardi di euro per il Sud e 3 miliardi di euro per il Nord. Ma non solo. Secondo Svimez, infatti, “la partenza della componente più giovane e dinamica della società incide drammaticamente sulle dinamiche demografiche e sociali, aggravando soprattutto la condizione del Mezzogiorno, cioè un pezzo di Paese che si spopola sempre di più e vede progressivamente ridursi le opportunità di crescita sociale e le prospettive di sviluppo”.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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