Pensioni 2060, crollo del tasso di sostituzione: assegni al 64,8% dell’ultima busta paga

L'Italia è prima in UE per spesa previdenziale, ma terzultima per valore delle retribuzioni.

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Il futuro previdenziale degli italiani si fa sempre più incerto. Secondo le ultime proiezioni del Focus sulle pensioni di Confcooperative con il Cnesis, il sistema pensionistico sta andando incontro a una drastica riduzione del cosiddetto tasso di sostituzione, ovvero il rapporto percentuale tra l’ultimo stipendio percepito e la prima rata della pensione. Le stime per il 2060 descrivono uno scenario preoccupante: l’assegno pensionistico medio scenderà al 64,8% dell’ultima retribuzione.

Questo dato, che arriva dopo il conclamato rischio degli esodati nel 2027, segna un crollo significativo rispetto ai decenni passati, quando il sistema retributivo garantiva pensioni molto più vicine alla totalità dello stipendio, evidenziando le criticità di lungo periodo del sistema contributivo e dell’invecchiamento demografico.

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La forbice tra stipendio e pensione si allarga

Il calo del tasso di sostituzione al 64,8% significa che un lavoratore che oggi guadagna, ad esempio, 2.000 euro netti, si ritroverà nel 2060 con una pensione di poco superiore ai 1.200 euro. Questa perdita di potere d’acquisto del 35% circa rappresenta una sfida sociale senza precedenti, con il rischio concreto di un aumento della povertà tra la popolazione anziana.

Le cause di questa tendenza sono molteplici:

  • il calcolo basato interamente sui contributi versati (metodo contributivo), unito a carriere lavorative spesso frammentate, riduce l’importo finale;
  • la bassa crescita del PIL influisce negativamente sulla rivalutazione dei montanti contributivi;
  • il calo delle nascite e l’allungamento della vita media mettono sotto pressione la sostenibilità del sistema.
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La necessità di una previdenza integrativa

Le proiezioni dell’istituto sottolineano come il solo sistema pubblico non sarà più in grado di garantire il mantenimento dello stile di vita goduto durante la fase lavorativa. Per colmare questo gap previdenziale, diventa sempre più determinante il ruolo della previdenza complementare e dei fondi pensione, strumenti che saranno necessari per integrare quella fetta di reddito che lo Stato non riuscirà più a coprire.

Il tema della previdenza sarà al centro dei prossimi dibattiti politici, poiché l’obiettivo della sostenibilità dei conti dovrà necessariamente scontrarsi con l’esigenza di garantire assegni dignitosi alle generazioni che entreranno in quiescenza nei prossimi decenni.

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