L’Agenzia delle Entrate ha avviato una nuova fase di verifiche dedicata specificamente al Superbonus, che questa volta punta i riflettori sull’operato delle imprese edili. Attraverso un incrocio sistematico tra i dati delle fatture elettroniche e i prezzari regionali di riferimento, il Fisco mira a identificare le cosiddette sovrafatturazioni tattiche, ovvero costi gonfiati rispetto ai valori di mercato per ottenere incentivi più elevati. Chi ha superato le verifiche relative alla documentazione potrebbe di nuovo essere chiamato in causa e, quindi, dover fornire spiegazioni.
Nuovi controlli Superbonus: chi rischia ora
Il credito d’imposta riconosciuto per il superbonus rischia di essere dichiarato inesistente qualora il margine di profitto dell’impresa che coordina i cantieri (cosiddetto intermediario o general contractor) risulti sproporzionato rispetto all’attività realmente svolta. Questa situazione si verifica tipicamente quando l’impresa principale affida l’esecuzione pratica dei lavori a ditte in subappalto pagando una determinata cifra, per poi presentare allo Stato una fattura molto più elevata senza una valida giustificazione per lo scarto di prezzo. Se il ricarico applicato non è supportato da servizi concreti e documentabili – come la progettazione, la gestione della sicurezza o del coordinamento tecnico del cantiere – il Fisco considera tale spesa come gonfiata.
In questi casi, l’eccedenza non viene vista come un legittimo utile commerciale, ma come un costo fittizio creato al solo scopo di aumentare il valore del bonus.
Le conseguenze della “inesistenza”
A differenza di un semplice errore formale, la qualifica di credito inesistente presume che ci sia stata una volontà di simulare costi mai sostenuti. Questo comporta sanzioni che possono andare dal 100% al 200% del valore contestato, oltre all’obbligo di restituire immediatamente le somme percepite e il rischio di risvolti penali per chi ha emesso le fatture.
Chi deve restituire il bonus
Se l’impresa ha emesso fatture per lavori mai eseguiti o ha gonfiato i prezzi in modo sproporzionato (creando un ricarico senza valore aggiunto), l’Agenzia delle Entrate può agire direttamente contro di essa per il recupero del credito. Le imprese rispondono in solido con il beneficiario in casi specifici, ovvero quando hanno partecipato alla violazione con dolo o colpa grave.
In presenza di indici di rischio elevati, legati a scostamenti significativi tra prezzi di mercato e prezzi fatturati, il Fisco può disporre il blocco preventivo del cassetto fiscale, per poi recuperare l’importo, le sanzioni e gli interessi direttamente dal proprietario dell’immobile o dai condomini. Il beneficiario può essere chiamato a restituire le somme anche se è stato vittima di un’impresa inadempiente, salvo poi potersi rivalere sulla stessa in sede civile.
Strategie di difesa: la prova dei costi e la tracciabilitÃ
In caso di contestazioni, la presunzione di buona fede o la semplice asseverazione tecnica non rappresentano più una tutela sufficiente. Le imprese possono difendersi presentando un dossier probatorio analitico e documentato. Serve cioè adeguata documentazione che giustifichi ogni scostamento dai prezzari ufficiali basandosi su specifiche condizioni di mercato o di cantiere. Inoltre, per dimostrare il valore aggiunto fornito (coordinamento, progettazione, gestione del rischio) e legittimare il profitto, è necessaria la ricostruzione puntuale dei costi di acquisto della materia prima, delle ore di manodopera e degli oneri di sicurezza.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it