Piano Italia-Germania per le imprese, cosa prevede l’accordo: meno tasse, taglio bollette e semplificazione

La strategia italiana è stata definita in un tavolo tecnico-politico che ha visto la partecipazione dei principali dicasteri economici

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Durante l’ultimo vertice tenutosi a Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni ha riunito i ministri Tajani (Esteri), Giorgetti (Economia), Urso (Imprese) e Pichetto Fratin (Ambiente) per affrontare il problema delle tasse sempre più alte per le imprese. Al centro dell’agenda politica c’è l’abbattimento dei costi energetici, definito in un tavolo tecnico-politico che ha coinvolto anche il governo tedesco. Italia e Germania, sostenute dal Belgio, hanno deciso di presentare a Bruxelles un piano comune per ridurre la pressione fiscale e regolatoria per il comparto industriale.

Asse Roma-Berlino: il piano per abbassare le tasse delle imprese

I pilastri dell’accordo tra Roma e Berlino includono interventi tecnici immediati e riforme strutturali a lungo termine volti a proteggere la competitività delle industrie italiane e tedesche, messe sotto pressione dai costi energetici superiori a quelli dei competitor extra-UE, come Stati Uniti e Cina. In particolare, i due governi sostengono la revisione del sistema CBAM (carbon border adjustment mechanism), che entra a pieno regime nel 2026 e prevede l’applicazione di una tassa sul carbonio sulle merci importate (come acciaio, alluminio e cemento). Quello che chiedono all’UE, in questo caso, è di fissare una soglia minima di 50 tonnellate annue – sotto la quale le imprese, soprattutto le PMI che importano piccoli lotti di componenti in acciaio o alluminio, siano esentate dal pagamento.

Inoltre, la proposta italo-tedesca punta a una semplificazione dei criteri di rendicontazione imposti dal CBAM. Attualmente, le imprese non devono solo dichiarare quanta merce importano, ma devono fornire i dati esatti sulle emissioni di CO2 prodotte dal fornitore estero. Ottenere dati certificati e affidabili da fornitori in Paesi come Cina, India o Turchia è però difficile. Se un’impresa non riesce a ottenere i dati reali dal fornitore estero, l’UE applica dei valori standard (valori di default). Questi sono volutamente sovrastimati per spingere le aziende a cercare dati reali. Nel 2026, questi valori standard sono maggiorati del 10% (per poi salire ancora del 20% nel 2027), traducendosi di fatto in un costo extra. Per evitare ciò, quindi, i due governi stanno spingendo per permettere l’uso di autocertificazioni (da parte di chi non riesce ad avere info certe dagli operatori extra UE) o l’applicazione di standard realistici e non gonfiati.

Proventi ETS per alleggerire le bollette

Un altro punto centrale dell’intesa riguarda il modo in cui vengono utilizzati i fondi raccolti tramite il sistema ETS. Questo meccanismo obbliga le aziende che producono più emissioni a pagare per la CO2 rilasciata. La proposta è di utilizzare questi soldi per alleggerire le bollette, reinvestendo una fetta più grande di questi ricavi per aiutare le industrie che consumano enormi quantità di energia – come quelle che producono ceramica, vetro o acciaio – che sono le più esposte ai rincari. Invece di far finire queste somme nel bilancio generale dello Stato o dell’Unione europea, l’asse Roma-Berlino propone di restituirle, attraverso contributi a fondo perduto, alle imprese che scelgono di elettrificare i propri impianti o di passare all’idrogeno.

Mercato unico dell’energia e neutralità tecnologica

Italia e Germania sostengono poi la creazione di un mercato dell’energia unico, basato sulla diversificazione e sulla neutralità tecnologica. L’idea è cioè quella di non scommettere solo sul nucleare (come proposto dalla Francia), ma di sostenere tutte le tecnologie che aiutano a inquinare meno senza far impennare i prezzi. Questo approccio include, ad esempio, l’uso dei biocarburanti per i trasporti e il ricorso al gas naturale abbinato a sistemi che catturano l’anidride carbonica.

Inoltre, il piano prevede di accelerare la costruzione di infrastrutture comuni, come il South Corridor, un immenso progetto per il trasporto dell’idrogeno che collegherà il Nord Africa alla Germania, passando proprio attraverso l’Italia.

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