Dopo anni di crescita lenta, trainata soprattutto da piattaforme come Moneyfarm ed Euclidea, il mercato degli investimenti finanziari digitali è tornato a muoversi. Questo grazie a portafogli automatizzati, piani di accumulo attivabili via smartphone con pochi euro, app che promettono di far rendere la liquidità ferma sul conto e piattaforme che, almeno sulla carta, aprono anche al private equity. Anche le grandi reti di consulenza tradizionali hanno avviato un percorso di digitalizzazione per intercettare una clientela più giovane, che non rinuncia al rapporto umano ma lo vuole flessibile: appuntamenti via app e consulenze in videochiamata. In questo contesto cresce anche la platea dei finfluencer o financial influencer, un trait d’union tra utenti sui social e finanza. Ma come capire di chi potersi fidare?
Indice
- Chi sono i finfluencer?
- Finfluencer affidabili: trasparenza contro scorciatoie
- Social media e investimenti finanziari: il rischio dell’errore collettivo
- Finfluencer con conflitti di interesse
- Come riconoscere un consulente finanziario autorizzato? Regole, albi e responsabilità
- Cosa fare in caso di truffa
Chi sono i finfluencer?
I finfluencer o finalcial influencer sono creatori di contenuti sui social che divulgano informazioni su finanza, investimenti, criptovalute e mercati. Talvolta si tratta di esperti in materia, ma in molti casi di venditori di illusioni, consulenti non autorizzati che possono avere conflitti di interesse e rappresentare un rischio elevato per i potenziali investitori.
Tra linguaggio semplificato, promesse di rendimenti facili ed estetiche costruite sul successo personale, distinguere tra informazione, marketing e truffa è sempre più difficile. Capire a chi affidarsi e da chi tenersi alla larga, è ormai parte integrante dell’educazione finanziaria, che in Italia scarseggia.
Finfluencer affidabili: trasparenza contro scorciatoie
Secondo l’esperto, il primo elemento da valutare non è il numero di follower né la performance dichiarata, ma il modo in cui vengono spiegate le scelte di investimento. “Chi conosce davvero i mercati non offre scorciatoie né formule miracolose, ma spiega logiche, assunzioni, rischi e limiti – spiega a Partitaiva.it Massimiliano Silla, consulente finanziario indipendente -. L’affidabilità si misura nella capacità di contestualizzare e interpretare la complessità, non di semplificarla fino a renderla irrealistica”. Uno dei segnali più evidenti di scarsa affidabilità è l’esibizione dello stile di vita come prova di competenza finanziaria. Auto di lusso, viaggi e orologi diventano strumenti di marketing, ma poco hanno a che fare con la qualità di una strategia d’investimento. “Nei mercati contano rendimenti corretti per il rischio, non lo stile di vita esibito sui social”, continua.

Promesse di guadagni certi e linguaggio emotivo
Un altro indicatore critico è la promessa, esplicita o implicita, di risultati garantiti. In un sistema finanziario strutturalmente esposto alla volatilità, l’assenza di incertezza è già di per sé un’anomalia. “Chi garantisce guadagni in un contesto dove la volatilità è parte strutturale del sistema finanziario sta vendendo un’illusione”, suggerisce l’epserto. Un’illusione spesso rafforzata da un linguaggio che fa leva sull’urgenza e sulla paura di restare esclusi. Espressioni come “ultima occasione”, “non perdere il treno” o “questa volta è diverso” sono segnali tipici di una comunicazione che punta più sulla FOMO che sull’educazione finanziaria. L’assenza di avvertenze chiare sui rischi completa il quadro di contenuti che, più che informare, cercano di spingere all’azione immediata.
Social media e investimenti finanziari: il rischio dell’errore collettivo
Tra i pericoli più sottovalutati c’è quello che l’esperto definisce l’errore collettivo. I social amplificano mode e sentimenti, creando ondate di entusiasmo che spesso arrivano quando il movimento di mercato è già avvenuto. “Quando un tema diventa virale, spesso il mercato ha già scontato quell’informazione”, aggiunge Silla. Il rischio è entrare tardi, seguendo una narrazione che guarda al passato più che al futuro.
A questo si aggiunge la proliferazione di profili falsi e canali che imitano istituzioni finanziarie, broker o consulenti reali. Bastano pochi dettagli convincenti e un link sbagliato per cadere in truffe sempre più sofisticate. La prima difesa, in questo scenario, resta la verifica puntuale delle fonti e dei soggetti coinvolti.
Finfluencer con conflitti di interesse
Distinguere tra un’opinione genuina e una promozione è uno degli esercizi più difficili per chi si informa online. Per l’esperto la domanda chiave è sempre la stessa: chi trae beneficio da quel consiglio? Se un creator spinge costantemente lo stesso broker, utilizza link affiliati o promuove prodotti senza analizzarne criticità e costi, il confine con la pubblicità è già stato superato. “Quando la narrativa è tutta “pro” e nulla “contro”, è quasi certo che ci sia un conflitto di interessi – prosegue -. In finanza, i conflitti di interesse non sono mai un dettaglio secondario, perché influenzano direttamente la qualità delle decisioni suggerite”.
Come riconoscere un consulente finanziario autorizzato? Regole, albi e responsabilità
La normativa italiana non lascia spazio ad ambiguità. “La consulenza finanziaria personalizzata può essere svolta solo da professionisti iscritti all’Albo OCF – spiega l’esperto -. Tutto il resto rientra nella comunicazione o nella formazione, anche se spesso viene presentato come consulenza. Non esistono guru o esperti digitali che possano dare indicazioni specifiche senza questa abilitazione. Le certificazioni internazionali, come CFA o CFP®, rappresentano un valore aggiunto, ma non sostituiscono l’iscrizione all’albo”.
Chi opera online in modo corretto deve rendere visibili partita IVA, riferimenti normativi, iscrizione all’albo e specificare se lavora in regime di indipendenza o per conto di un intermediario. La trasparenza, ancora una volta, è il primo filtro.
Cosa fare in caso di truffa
Invece, nel caso in cui si sospetti di essere vittime di una truffa, il tempo diventa un fattore decisivo. La prima mossa è interrompere immediatamente ogni contatto ed evitare ulteriori versamenti, spesso richiesti con il pretesto di sbloccare fondi inesistenti. Dopodiché, come suggerisce Massimiliano Silla, è opportuno contattare la banca per bloccare le transazioni sospette, sporgere denuncia alla Polizia postale, segnalare il caso alla Consob e conservare ogni prova disponibile, da screenshot a ricevute e comunicazioni.
Il recupero delle somme non è sempre possibile, soprattutto quando le strutture fraudolente operano fuori dall’Unione europea. Ma una segnalazione tempestiva può aumentare le probabilità di successo e, soprattutto, impedire che altri cadano nella stessa rete.
I social hanno reso la finanza più accessibile, ma anche più rumorosa. Le opportunità di informazione convivono con nuove forme di manipolazione e abuso. “In questo caso, la difesa più efficace resta una combinazione di conoscenza, prudenza e indipendenza di giudizio. Sono queste le basi per costruire scelte finanziarie solide, a prescindere dal rumore di fondo dei social”, conclude.










Cristina Siciliano
Giornalista e scrittrice