L’INPS ha fornito le istruzioni per richiedere l’anticipo pensionistico con APE sociale nel 2026. La misura, rifinanziata dall’ultima legge di bilancio, si rivolge a disoccupati, caregiver, invalidi civili e addetti a mansioni gravose che abbiano compiuto 63 anni e 5 mesi. L’accesso, però, è subordinato al rispetto di precise condizioni e all’invio della domanda entro i termini indicati dall’Istituto.
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L’accesso alla prestazione è limitato ai disoccupati che hanno terminato integralmente l’indennità di disoccupazione (NASpI), ai caregiver lavoratori che assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente convivente con handicap grave, agli invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74% e ai dipendenti che hanno svolto professioni usuranti per almeno 7 degli ultimi 10 anni o 6 degli ultimi 7.
Tutti questi, per poter richiedere la pensione anticipata quest’anno, devono maturare i requisiti anagrafici – 63 anni e 5 mesi – e contributivi entro il 31 dicembre 2026.
Il requisito dei contributi minimi per la domanda
Il requisito contributivo varia in base alla categoria di appartenenza e prevede sconti specifici per le lavoratrici madri. Per la generalità dei profili (disoccupati, caregiver e invalidi) sono necessari 30 anni di contributi. Chi svolge mansioni gravose deve invece certificare almeno 36 anni di versamenti, che scendono a 32 anni per gli operai edili e i ceramisti.
Le donne possono beneficiare di uno sconto contributivo di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni. In questo caso, il requisito minimo può scendere a 28 anni per disoccupate, caragiver e invalide, e a 34 anni per le lavoratrici impiegate in attività gravose.
Scadenze da rispettare
L’accesso all’APE sociale non avviene in modo automatico al raggiungimento dei requisiti, ma è subordinato all’invio di apposita domanda da parte dei beneficiari, entro precise finestre temporali. Questo permette all’INPS di monitorare la spesa e, rispetto alle risorse stanziate (170 milioni dalla manovra per il 2026), di stilare le graduatorie degli aventi diritto.
Dal 1° gennaio, chi ha già maturato i requisiti (o li maturerà a breve) può presentare domanda entro il 31 marzo 2026, che è il termine fissato per la prima finestra di monitoraggio. C’è poi una seconda finestra, per chi raggiunge i requisiti dopo, che permette di presentare le istanze entro il 15 luglio 2026. In questo caso, però, le domande inviate vengono accettate se sono rimasti fondi dopo la prima tranche. Il 30 novembre 2026 è invece termine ultimo per le richieste tardive. Anche in questo caso l’accoglimento è subordinato all’effettiva disponibilità di risorse finanziarie non utilizzate nelle finestre precedenti.
Istanza di verifica dei requisiti e domanda
È importante ricordate che la procedura è divisa in due fasi. La prima è l’istanza di verifica dei requisiti e la seconda è la domanda di prestazione vera e propria. Chi è già in possesso di tutti i requisiti può presentare le due domande contemporaneamente. In alternativa, è possibile presentare la richiesta di verifica indicando quando si raggiungeranno effettivamente l’anzianità anagrafica e/o contributiva. Una volta ottenuto il via libera dall’Istituto, al compimento dell’età minima e accumulati i contributi necessari, si può inoltrare la domanda di pensione.
Qualora le richieste superino i fondi disponibili, l’INPS applica criteri di priorità basati sulla maggiore prossimità del richiedente alla pensione di vecchiaia e, a parità di età , sulla data di invio della domanda.
Per accedere all’APE sociale nel 2026, la procedura si svolge esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale dell’INPS. Il cittadino può accedere direttamente all’area riservata tramite SPID, CIE o CNS. All’interno del portale è presente il servizio dedicato “APE sociale – anticipo pensionistico”. È possibile avviare la pratica anche chiamando il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure lo 06 164 164 (da rete mobile, a pagamento).
In alternativa, può farsi assistere dagli enti di patronato, che offrono assistenza gratuita per la compilazione, la raccolta dei documenti (come le certificazioni per i lavori gravosi o i caregiver) e l’invio telematico, garantendo la correttezza dei dati per evitare rigetti.
A quanto ammonta l’importo dell’assegno
L’ammontare dell’assegno spettante con l’APE sociale, che non è soggetto a rivalutazione, corrisponde alla pensione teorica che spetterebbe se il lavoratore si ritirasse immediatamente. Tuttavia, l’importo massimo garantito è di 1.500 euro. Quindi, se il calcolo dei contributi versati – fino a quel momento – genera una rata mensile superiore a questa cifra scatta un meccanismo di plafonamento. L’importo erogato viene cioè “tagliato” e vengono pagati dall’INPS 1.500 euro al mese.
La parte eccedente della pensione non viene persa definitivamente, ma resta congelata. Il lavoratore inizierà a percepire l’importo pieno, comprensivo della quota superiore ai 1.500 euro, solo una volta raggiunta l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, quando il sussidio cesserà per lasciare il posto al trattamento previdenziale definitivo. Va ricordato infatti che l’APE sociale è un’indennità mensile che accompagna il beneficiario fino al perfezionamento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o per un’altra forma di pensionamento anticipato.
Limiti di cumulo e incompatibilitÃ
Il sussidio è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorative dipendenti o autonome, se il reddito derivante da queste supera i 5.000 euro lordi annui. Chi percepisce già trattamenti di disoccupazione o indennizzi per la cessazione definitiva dell’attività commerciale non può accedere alla misura.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it