Decreto Transizione 5.0, credito d’imposta fino al 220% per investimenti in digital e green: come richiederlo

Con una dotazione finanziaria di 6,3 milioni di euro, l'obiettivo è supportare il sistema produttivo non solo nella digitalizzazione (già prevista dal piano 4.0), ma anche nel risparmio energetico

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Entrano in vigore dal 21 gennaio 2026 le disposizioni contenute nel decreto Transizione 5.0, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e dal 21 gennaio, dopo il parere tecnico favorevole della Commissione parlamentare. Il provvedimento introduce, per il biennio 2026-2027, un nuovo regime di incentivi per le imprese, basato una maxi-deduzione fiscale riconosciuta per gli investimenti in digitalizzazione e risparmio energetico.

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Cosa prevede il decreto Transizione 5.0 e cosa cambia per le imprese

Con il nuovo decreto, il credito d’imposta previsto dal Piano transizione 4.0, cedibile o compensabile in F24, scompare. Al suo posto arriva il cosiddetto “iperammortamento“, che permette alle imprese di recuperare – tramite deduzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi – una quota maggiorata delle spese per l’ acquisto di beni strumentali. Il bonus non è diretto ma spetta, di fatto, come sconto sulle imposte, attraverso una riduzione dell’imponibile IRES o IRPEF.

L’aliquota base prevista è pari al 180%. In questo modo, chi compra un macchinario (tra quelli ammessi) che costa 100.000 euro, può portare in deduzione 180.000 euro, abbattendo l’imponibile su cui si pagano le tasse. La percentuale sale al 220% per gli investimenti in beni materiali e immateriali non inquinanti.

Nel dettaglio, per ottenere l’aliquota massima, devono rispettare gli standard di efficienza energetica individuati dalla normativa UE. Tuttavia, per le spese che superano i 2,5 milioni, scatta lo scaglione per i grandi investimenti. Ovvero, per superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro, l’aliquota per la quota eccedente è pari al 150%.

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Quali sono gli investimenti ammessi

Gli investimenti ammessi nel nuovo regime sono i beni materiali e immateriali acquistati dall’impresa. Rientrano nella categoria dei beni materiali: macchine utensili, robot, magazzini automatizzati, sistemi di pesatura e sollevamento, macchine intelligenti. Mentre sono immateriali: software di gestione produzione (MES), sistemi ERP, piattaforme per il monitoraggio dei consumi energetici, software di progettazione 3D e intelligenza artificiale applicata ai processi industriali.

A questi si aggiungono gli impianti per l’energia rinnovabile (fotovoltaici, sistemi di accumulo e a biomassa o eolici). Infine, anche le spese per aggiornare le competenze dei lavoratori sono ammesse, ma nel limite del 10% dell’investimento totale e fino a un massimo di 300.000 euro.

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La conversione in legge

Dopo l’ok del Senato, il decreto è arrivato insieme a una serie di emendamenti alla Camera. L’iter si è concluso poi con la conversione in legge e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che ha reso operative le misure approvate. Il provvedimento definitivo ha confermato la possibilità di beneficiare degli incentivi per gli investimenti effettuati fino al termine del 2025, ma introduce maggiore flessibilità per la conclusione dei progetti avviati, rispondendo alle difficoltà di approvvigionamento tecnologico segnalate dalle imprese.

Per favorire l’accesso al credito d’imposta, la legge prevede procedure accelerate. Nel dettaglio, quello che è stato deciso è di passare il controllo e la vigilanza sulle procedure, prima in mano al ministero dell’Ambiente (MASE), al GSE (gestore servizi energetici), che avrà il potere di revocare i crediti in caso di irregolarità e recuperare le somme con sanzioni.

Poi c’è stato un rafforzamento del supporto per le spese di certificazione energetica, che per le PMI possono essere incluse nel credito d’imposta fino a un massimo di 10.000 euro. Inoltre, è stato chiarito espressamente che gli aiuti del piano Transizione 5.0 non sono cumulabili con il credito Transizione 4.0, se richiesti per gli stessi costi.

Per accedere ai bonus saranno infine necessarie due certificazioni: una ex ante (sulla riduzione dei consumi prevista) e una ex post (sull’effettiva realizzazione). Solo per l’agricoltura è stata introdotta una norma che richiede una ulteriore dichiarazione asseverata, ovvero in caso si installazione di impianti in terreni agricoli l’attività non deve essere compromessa, per questo deve essere garantita la continuità di almeno l’80% della produzione lorda vendibile.

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Quando arrivano gli aiuti: attesa la conversione in legge

Il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 gennaio 2026 ed è entrato in vigore dal 21 gennaio 2026. Ora si aspetta l’emanazione dei decreti attuativi del MIMIT. Questi definiranno le procedure di riconoscimento dei nuovi aiuti, ma anche modalità e scadenze da rispettare per l’invio delle domande di accesso.

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