Dalla certificazione delle aziende alla misurazione dell’impatto nei ministeri: la parità di genere diventa un asset sempre più centrale per il sistema Italia. Dopo che oltre 12 mila imprese hanno adottato lo standard UNI/PdR 125 per ottenere sgravi e premialità, dal 10 febbraio 2026 la sfida si sposta sul fronte della spesa pubblica.
La nuova prassi UNI/PdR 180:2026 introduce indicatori concreti per valutare l’impatto di ogni euro speso da enti locali e uffici pubblici. Per la platea delle partite IVA e delle MPMI, è il segnale che il mercato premierà sempre di più chi ha già integrato l’inclusione nel proprio modello di business. La nuova metodologia, che inaugura una nuova fase di Valutazione d’impatto di genere (VIG) nelle politiche pubbliche, è stata elaborata da UNI-Ente Italiano di Normazione in collaborazione con il network Inclusione Donna. Si tratta di una sorta di “termometro” che consente di analizzare l’effetto delle decisioni amministrative, verificando se producono davvero risultati nella riduzione delle disuguaglianze.
Indice
- La nuova prassi che misura l’impatto delle politiche pubbliche
- Il percorso iniziato con la certificazione delle imprese (UNI/PdR 125:2022)
- Parità di genere come leva competitiva, anche per le microimprese
- Appalti e parità di genere, Sila Mochi: “Arriva domanda di virtuosità che le imprese chiedono da tempo”
La nuova prassi che misura l’impatto delle politiche pubbliche
La prassi nasce con l’obiettivo di rendere più trasparente e misurabile l’azione della pubblica amministrazione, integrando la prospettiva di genere nei processi decisionali e nella programmazione economica. Già formalmente in vigore, si tratta però di uno strumento volontario: la sua efficacia dipenderà dalla diffusione e dall’adozione concreta da parte delle amministrazioni.
La UNI/PdR 180:2026 introduce infatti un sistema di indicatori e linee guida che aiutano le amministrazioni pubbliche a valutare le conseguenze delle proprie decisioni in termini di parità tra uomini e donne. La metodologia si applica a diversi ambiti della vita pubblica:
- ministeri ed enti locali;
- scuole e ospedali;
- tutte le amministrazioni coinvolte nella gestione della spesa pubblica.
L’obiettivo è integrare la prospettiva di genere nella programmazione economica, nella definizione delle politiche e negli investimenti pubblici. In concreto, la prassi permette di analizzare le politiche in tre momenti chiave:
- ex ante, prima della loro approvazione;
- in itinere, durante la fase di attuazione;
- ex post. per verificare i risultati ottenuti.
In questo modo, le istituzioni hanno la possibilità di valutare l’efficienza delle risorse pubbliche anche rispetto alla riduzione del divario di genere.
Il percorso iniziato con la certificazione delle imprese (UNI/PdR 125:2022)
L’introduzione della nuova prassi si inserisce in un percorso più ampio avviato negli ultimi anni per promuovere la parità di genere nel mondo del lavoro. L’UNI/PdR 125:2022 ha rappresentato un passaggio fondamentale, introducendo lo standard che consente alle aziende di certificare le proprie politiche in materia di:
- inclusione ed equità retributiva;
- opportunità di carriera;
- conciliazione tra vita privata e lavoro.
La certificazione è tra le misure previste dal PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), con l’obiettivo di incentivare modelli organizzativi inclusivi. Secondo i dati di Unioncamere, oggi oltre 12 mila imprese italiane hanno ottenuto la certificazione di parità di genere, segno di un interesse crescente verso strumenti che promuovono politiche eque.
Parità di genere come leva competitiva, anche per le microimprese
Spesso si pensa che questi strumenti siano destinati solo alle grandi multinazionali. In realtà, la certificazione prevista dalla UNI/PdR 125 è stata progettata anche per le piccole e microimprese. Lo standard prevede infatti indicatori proporzionati alla dimensione organizzativa, con un sistema di valutazione semplificato. Proprio la maggiore semplicità organizzativa delle microimprese rende il percorso di certificazione più accessibile rispetto alle aziende più grandi. Oltre al valore sociale, la certificazione è uno strumento competitivo per le MPMI:
- premialità nei bandi pubblici e nelle gare d’appalto (come previsto dal Codice dei contratti pubblici);
- sgravio contributivo fino all’1% (fino a un massimo di 50 mila euro annui).
Un incentivo che rappresenta un segnale politico e istituzionale importante sul ruolo della parità nelle politiche economiche.
Appalti e parità di genere, Sila Mochi: “Arriva domanda di virtuosità che le imprese chiedono da tempo”
Uno degli aspetti più interessanti della certificazione riguarda proprio il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione e ha già contribuito a cambiare il comportamento di molte aziende. “La 125 ha generato la cosiddetta offerta, cioè un numero crescente di imprese che si certificano e dimostrano di essere attente alla parità di genere – spiega a Partitaiva.it Sila Mochi, presidente del network Inclusione Donna che ha partecipato, con il ruolo di project manager, al tavolo tecnico per la redazione della UNI/PdR 125:2022 e della UNI/PdR 180:2026 -. Oggi migliaia di aziende sono sul mercato offrendo servizi e prodotti con questo valore aggiunto”.
Il punto, però, è che l’offerta da sola non basta. “Serve che la pubblica amministrazione utilizzi davvero i criteri di parità nella gestione delle risorse pubbliche – precisa la presidente -. Se chi gestisce la spesa pubblica introduce questi criteri nei processi decisionali e negli affidamenti, allora si crea quella domanda di virtuosità che il mondo delle imprese chiede da tempo”. In altre parole, non basta che le imprese siano virtuose: è necessario che anche le istituzioni valorizzino concretamente queste scelte.
Il ruolo della PA nella riduzione del gender gap
La UNI/PdR 180:2026 introduce 13 indicatori che aiutano le amministrazioni a valutare l’impatto di genere, dalla programmazione degli investimenti alle procedure di gara. “Questi indicatori – continua Mochi – servono ad allenare la PA a cambiare cultura nella gestione delle risorse, specialmente nelle modalità con cui si assegnano appalti e finanziamenti”.
Il meccanismo si collega all’articolo 47 del decreto legge 77/2021 (PNRR), che prevede quote di assunzione per donne e giovani nelle gare pubbliche. “Se il sistema funzionerà – conclude Mochi – domanda pubblica e offerta privata potrebbero finalmente incontrarsi, orientando la spesa verso chi investe davvero nella parità”.
L’appuntamento a Milano
Il tema sarà al centro anche di un evento in programma il 14 maggio a Milano, presso l’Auditorium Dimetronic, dalle 17 alle 19, promosso con il sostegno del Comune di Milano e con il via libera della consigliera alle Pari opportunità, Diana De Marchi.














Natalia Piemontese
Giornalista