Settore nautico, in Italia giro d’affari 16,4 mld di euro: il ruolo strategico dei porti e del dry storage

Dopo quello Genova, il salone nautico di Catania è il secondo punto di riferimento. Adesso si punta al potenziamento del porto e a ridurre costi e impatto ambientale.

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Innovazione, turismo, attività commerciali, industria, occupazione e promozione del territorio, soprattutto sui territori che vivono di mare. Il settore nautico in Italia riesce a coniugare insieme tutto questo e viene considerato il vero e proprio fiore all’occhiello della blue economy. Nonostante l’instabilità globale e la crisi economica abbiano fatto salire i costi di produzione, la nautica gode di ottima salute. Il mercato di riferimento, da quello delle piccole imbarcazioni fino ai superyacht, va a gonfie vele. E, numeri alla mano, adesso punta all’eccellenza, grazie anche alla spinta che arriva dai saloni nautici come Nauta, ormai appuntamento fisso nel Sud Italia.

Settore nautico in Italia: il giro d’affari e le imprese

Quanto si guadagna con le barche? La risposta è nel giro d’affari del settore nautico, considerato uno dei pilastri del made in Italy: secondo i dati di Sace, parliamo di 16,4 miliardi di euro e oltre 3 miliardi di valore aggiunto.

Quella della cantieristica navale è un’industria che oggi in Italia prospera con oltre mille imprese e 30 mila addetti. Il mercato nautico vede nelle navi da crociera e nelle imbarcazioni da diporto le due punte di diamante dell’export italiano. Ma Confindustria Nautica, nell’ultimo rapporto sui trend di mercato 2024/2025, ha evidenziato il significativo contributo del segmento dei superyacht, che mantiene il primato globale per ordini di unità superiori ai 24 metri, con 572 yacht in costruzione su un totale di 1.138.

“Le imprese dell’industria nautica, dopo gli eccellenti risultati ottenuti fino al 2023 – si legge nel rapporto – si sono confrontate nel 2024 con uno scenario caratterizzato da crescenti complessità congiunturali ed economiche, che ha determinato una normalizzazione della crescita del settore e una più evidente differenziazione delle dinamiche fra i prodotti di fascia elevata, la cui richiesta continua a essere importante, e la piccola nautica, che sta registrando incertezze in alcuni mercati e in alcuni segmenti tipologici e dimensionali”.

Nauta: i numeri dell’eccellenza del settore nautico

Oltre 100 espositori e una superficie di 27.000 metri quadrati. E poi, ancora, una presenza del 70% dei cantieri diretti e del 30% di dealer: Nauta, il Salone nautico del Mediterraneo, è diventato un punto di riferimento per la nautica del Sud Italia. Il 27 febbraio, nel polo espositivo SiciliaFiera di Misterbianco, in provincia di Catania, aprirà le porte della sua 24esima edizione alla presenza del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci.

Nauta conferma anche quest’anno il suo ruolo di hub strategico per professionisti e appassionati. Grazie ad una logistica moderna e ideale, ha saputo dare di sé un’immagine di eleganza, oltre che di eccellenza che oggi proiettano la manifestazione verso i livelli di Genova e Dusseldorf. Ma l’evento 2026 porta con sé anche un forte valore simbolico: “Si tratta di un momento di rilancio per il settore della nautica – spiega a Partitaiva.it Alessandro Lanzafame, presidente di Nauta – ma anche di un punto di ripartenza dopo il ciclone Harry, che ha causato enormi danni a questo mondo, soprattutto nelle coste siciliane. Nauta è diventato un punto di riferimento, secondo per grandezza a livello nazionale dopo Genova, con la presenza del 70% di cantieri diretti. Questo significa che negli anni la manifestazione è cresciuta e si candida a diventare leader in Italia”.

Francesco Di Sarcina, Alessandro Lanzafame e Piero Formenti

Il ruolo strategico dei porti

A Partitaiva.it Lanzafame ha annunciato che l’inaugurazione del salone Nauta offrirà l’occasione per la firma del protocollo di intesa tra Nauta e Confindustria Nautica per il sistema fieristico italiano dei saloni nautici. Ma ospiterà anche la tavola rotonda sul nuovo Piano regolatore del Porto di Catania che ci consentirà di capire lo sviluppo che questo strumento può rappresentare per il settore”.

Il futuro del settore nautico passa proprio attraverso il potenziamento delle sue infrastrutture di riferimento, i porti. Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’evento, Francesco Di Sarcina, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale ha detto chiaramente a quale obiettivo si sta lavorando: “Vogliamo fare del porto di Catania una piazza di città e allo stesso tempo esaltarne la vocazione commerciale perché qui si dà lavoro a tanta gente e questo è un aspetto che non va assolutamente sottovalutato”.

“Il comparto nautico per il porto di Catania ha un valore straordinario e un’importanza strategica – prosegue Di Sarcina – ancora di più con la progressiva attuazione del nuovo Piano regolatore portuale approvato di recente, che riserva una grande attenzione sia alla piccola nautica da diporto, sia ai grandi yacht. Perciò accogliamo ben volentieri una manifestazione ormai storica per la città etnea che dà risalto agli stakeholder del settore e rappresenta anche un’opportunità di prezioso incontro”.

Il futuro è il dry storage

La 24esima edizione di Nauta vedrà la sottoscrizione di un protocollo di intesa tra Confindustria Nautica e Nauta. “Un vero e proprio patto per sostenere la crescita e lo sviluppo della cultura nautica sui territori”, ha commentato Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica.

“Siamo stati tra i primi a credere nel potenziale enorme di Nauta – ha aggiunto Gaetano Fortunato, membro del Consiglio generale di Confindustria Nautica con delega del presidente ai rapporti con il Sud Italia – e sin dall’inizio non abbiamo avuto dubbi ad investire la nostra immagine su questo evento”.

Perché sceglierlo

Un potenziale che si scontra con criticità, tra qui anche quelle di natura burocratica, ma che a detta di Confindustria Nautica va sfruttato anche in ottica futura attraverso il cosiddetto dry storage, cioè i porti a secco. “Ormai in tutti i luoghi del mondo dove la nautica è molto forte, come la Costa Azzurra o la Florida – ha sottolineato Fortunato – le imbarcazioni fino a dieci metri non vengono più tenute in acqua tutto l’anno. Il dry storage consente di mettere l’imbarcazione in acqua in pochissimi minuti, con costi minimi e un impatto ambientale sensibilmente ridotto”.

Anche il ciclone Harry, secondo Fortunato, impone una riflessione in tal senso, pure in termini di sicurezza: “Quella del dry storage – sottolinea – è una prospettiva ormai necessaria, ma anche l’unico modo per riavvicinare la gente al nostro settore. La media degli utenti del mare è di circa 50 anni e ogni anno l’età aumenta. Bisogna fare qualcosa di nuovo, seguendo l’esempio di chi ha fatto scelte di un certo tipo. Se parliamo di blue economy, il dry storage diventa il tassello fondamentale”.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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