Riforma pensioni, le modalità di uscita anticipata e i bonus per chi resta

L'INPS fornisce le istruzioni per l'applicazione delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2026.

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Aumento pensioni sociali e over 70 novità 2026

Diventano operative le misure previste dalla riforma pensioni 2026. Nel dettaglio, è stato chiarito dall’INPS quali strumenti di uscita anticipata restano in vigore quest’anno e quali sono, invece, gli incentivi per chi decide di posticipare la pensione. Inoltre, sono stati resi noti gli importi delle nuove maggiorazioni sociali previste per chi ha un reddito basso e specificato le regole di accesso alla pensione nel sistema contributivo.

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La riforma pensioni 2026 proroga l’APE sociale

Con la circolare n. 19 del 25 febbraio, sono stati delineati requisiti e modalità di accesso all’APE sociale. Chi ha almeno 63 anni e 5 mesi di età, 30 anni di contributi versati e rientra nelle cosiddette categorie svantaggiate, potrà infatti richiedere questa pensione anticipata fino al 31 dicembre 2026. Per le donne, i requisiti contributivi richiesti possono essere ridotti di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni.

L’INPS ha però confermato il divieto di cumulabilità con i redditi derivanti da attività dipendente o autonoma. Quindi, chi ottiene l’anticipo non può continuare a lavorare, a meno che non si tratti di lavoro autonomo occasionale, che resta ammesso solo se il reddito derivante non supera la soglia dei 5.000 euro lordi annui. Inoltre, per chi intende accedere alla misura, l’Istituto ha previsto tre finestre temporali per la presentazione delle domande di riconoscimento dei requisiti: la prima scade il 31 marzo, seguita da quella del 15 luglio, per chiudersi definitivamente con l’ultima data utile del 30 novembre 2026.

Per garantire la copertura finanziaria di questa misura, lo Stato ha stanziato, per il solo 2026, 170 milioni di euro.

Chi sono le categorie svantaggiate che possono richiedere l’APE sociale

In base alla normativa e alle recenti istruzioni fornite dall’INPS per il 2026, rientrano nella categoria di soggetti svantaggiati i disoccupati che hanno terminato di percepire l’indennità di disoccupazione (NASpI), i caregiver che al momento della domanda assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità, gli invalidi civili che presentano una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74% e i lavoratori impiegati in attività gravose.

In quest’ultimo gruppo rientrano i dipendenti che svolgono professioni considerate particolarmente faticose o rischiose (come indicate negli allegati tecnici della norma) per almeno sette anni negli ultimi dieci, oppure per almeno sei anni negli ultimi sette. Per questa categoria sono richiesti almeno 36 anni di contributi.

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Confermate le maggiorazioni sociali

Un’altra novità introdotta per l’anno in corso riguarda il sostegno economico destinato ai pensionati che vivono in condizioni più disagiate. La manovra 2026 ha infatti previsto un aumento di 20 euro sull’importo mensile delle maggiorazioni sociali e rivisto anche il meccanismo di accesso al beneficio. Per permettere a una platea più ampia di pensionati di riceverlo, il limite di reddito annuo per averne diritto è stato innalzato di 260 euro.

Anche la procedura è stata semplificata. Come specificato dall’INPS, chi è già titolare di questo incremento non dovrà presentare alcuna nuova domanda. L’adeguamento degli importi viene infatti applicato automaticamente direttamente sul cedolino della pensione.

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Incentivo al posticipo del pensionamento (bonus Maroni)

La circolare n. 19/2026 conferma l’estensione per tutto l’anno in corso del cosiddetto “bonus Maroni”. Si tratta di un incentivo economico pensato per chi, pur avendo raggiunto il diritto alla pensione, sceglie di continuare a prestare servizio. Il meccanismo prevede che, invece di versare all’INPS la quota di contributi previdenziali a proprio carico (solitamente pari al 9,19% della retribuzione imponibile per il settore privato o all’8,85% per il pubblico), il beneficiario possa scegliere di riceverla direttamente in busta paga.

Questo si traduce in un aumento dello stipendio netto mensile. Tuttavia, il datore di lavoro continuerà a versare regolarmente la sua parte di contributi, garantendo così che la futura pensione non subisca tagli eccessivi. A coprire la quota, infatti, è direttamente lo Stato.

Chi può richiederlo

Possono accedere all’incentivo i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, che maturano entro il 31 dicembre 2026 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria. Quindi, donne con almeno 41 anni e 10 mesi di contributi e uomini con almeno 42 anni e 10 mesi di contributi. L’estensione riguarda anche chi aveva già maturato entro la fine del 2025 i requisiti per la quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) e non ha ancora usufruito del bonus.

L’incentivo non scatta in automatico. Il lavoratore deve presentare una domanda specifica all’INPS. Una volta verificati i requisiti, l’Istituto comunicherà l’autorizzazione al datore di lavoro. Quest’ultimo, a sua volta, procederà a sospendere la trattenuta dei contributi e a erogare la somma direttamente nello stipendio.

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Abolizione del computo della previdenza complementare

La nuova circolare dell’INPS conferma poi l’abrogazione della norma, introdotta nel 2025, che permetteva di sommare la rendita del proprio fondo pensione ai contributi versati allo Stato. Nel sistema contributivo puro è necessario raggiungere un importo minimo di pensione (la cosiddetta soglia sociale) per poter uscire dal mondo del lavoro a 64 o 67 anni. Quello che cambia, quindi, è che se nel 2025 era stata concessa la possibilità di utilizzare i risparmi accumulati nei fondi privati per andare in pensione prima, dal 2026 questa opzione non è più valida.

Di conseguenza, il requisito economico dovrà essere soddisfatto esclusivamente con i contributi versati all’INPS. L’Istituto ha inoltre precisato che la facoltà di computo non è più applicabile nemmeno per chi ne aveva già fatto richiesta nella propria domanda di pensione.

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Fine di opzione donna e quota 103

Infine, la circolare INPS ha precisato che, anche se il governo ha deciso di non prorogare opzione donna e quota 103 nel 2026, il termine fissato in questo caso si riferisce alla maturazione dei requisiti. Quindi, chi prima della scadenza ha raggiunto età anagrafica e anzianità contributiva necessari, può ancora accedere a queste modalità di uscita anticipata.

Nel dettaglio, opzione donna resta valida solo per le lavoratrici che hanno raggiunto i requisiti previsti entro il 31 dicembre 2024. Ovvero: età di 61 anni, 35 anni di contributi e appartenenza alle categorie svantaggiate. In questo caso, inoltre, continua a valere lo sconto di un anno per ogni figlio – fino a un massimo di due anni – che fa scendere il requisito anagrafico a 59 anni.

Mentre potranno beneficiare di quota 103 i lavoratori che hanno raggiunto un’età di 62 anni e 41 di contributi entro il 31 dicembre 2025.

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