Riforma fiscale 2026, dalla specializzazione alla consulenza per la compliance: come cambia il ruolo del commercialista

Dalla gestione della responsabilità civile alla sfida dei nuovi testi unici: l'analisi dell'esperto Salvatore Forastieri sulla trasformazione del professionista in mediatore della compliance.

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Il futuro della professione di commercialista si sta legando, in maniera sempre più indissolubile, a quello della riforma fiscale. Prosegue il cammino del Fisco italiano verso l’agognata compliance fiscale, verso quel principio di leale collaborazione tra fisco e contribuenti che è sempre stato il sogno di governi di ogni colore politico. La semplificazione sembra ormai un passaggio obbligato per eliminare quella zona grigia fatta di infiniti passaggi burocratici e scarsa chiarezza che hanno reso la vita facile agli evasori.

Ma quale impatto producono queste novità sugli addetti ai lavori? Abbiamo provato a capirlo grazie a Salvatore Forastieri, già giudice della Corte di giustizia tributaria, Garante del contribuente e dirigente superiore del ministero Finanze e Agenzia delle Entrate.

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Commercialista, consulente per la compliance ma soprattutto “mediatore”

“I cambiamenti sono sempre difficili, ma spesso sono indispensabili”, esordisce Salvatore Forastieri. Il riferimento è ai cambiamenti in materia tributaria e alle cosiddette “riforme fiscali” di cui ogni tanto, nonostante tutto, principalmente tra gli addetti ai lavori, si avverte la necessità.

Salvatore Forastieri

“Purtroppo – prosegue l’ex Garante del contribuente per la Sicilia – fino ad ora, il sovrapporsi costante di nuove norme e nuovi adempimenti dichiarativi a carico dei contribuenti, compresa l’esasperazione dell’aspetto sanzionatorio, frequentemente non proporzionato alla gravità delle violazioni commesse (e per questo diverse volte censurato dalla Corte di giustizia europea), sono circostanze che non solo non hanno prodotto i risultati sperati, ma hanno determinato l’aumento di una zona grigia nella quale gli evasori, ed anche tutto il malaffare più in generale, hanno sempre proliferato”.

Una zona grigia e fumosa dalla quale da quasi tre anni si cerca di uscire, non senza la presenza di professionisti qualificati in grado di affrontare con competenza e trasparenza i diversi problemi che il settore tributario comporta. Ecco perché, secondo Forastieri, una professione veramente difficile è sicuramente quella del commercialista/tributarista, “perché spesso deve mediare tra il naturale desiderio dei contribuenti clienti di pagare meno tasse possibili e le tantissime norme esistenti, norme che in troppi casi non sono in grado di dare un indirizzo sicuro e privo da responsabilità per essere in regola con il fisco”.

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Riforma fiscale 2026: il nuovo ruolo strategico del commercialista

Cosa prevede la riforma fiscale? La compliance fiscale è il grande obiettivo che si è posta la legge delega 111 del 9 agosto 2023. “La nuova riforma tributaria – racconta Forastieri – è stata accolta con grande entusiasmo anche perché, affidata ad esperti, ossia a persone che oltre all’esperienza politica sono in possesso di tanta esperienza pratica acquisita attraverso la loro militanza come dirigenti nell’amministrazione finanziaria ed attraverso lo svolgimento di specifiche attività professionali, potrebbe raggiungere concretamente lo scopo della semplificazione e della chiarezza normativa”.

La riforma fiscale italiana è in pieno svolgimento con molti decreti attuativi già in vigore, ma i tempi sono stati estesi: la scadenza per l’approvazione dei decreti è stata prorogata al 29 agosto 2026. Il 2026 è considerato l’anno decisivo per il completamento della riforma.

Nel lungo cammino verso la piena attuazione della compliance fiscale, non sono mancati e non mancano gli ostacoli. Difficoltà che rendono complicato il raggiungimento di un obiettivo ambizioso e a cui fa da contraltare la sensazione di trovarsi di fronte ad un percorso ormai obbligato. L’esigenza è quella di ripensare da cima a fondo un sistema che può ancora conquistare ampi margini di efficienza se solo puntasse (finalmente) ad una reale semplificazione dei suoi processi.

I principi per la compliance fiscale

“Non è certo un lavoro facile per il legislatore delegato – spiega l’ex giudice tributarista siciliano – ripristinare (o fare apparire) principi fondamentali per la compliance fiscale, come:

  • la riduzione della pressione fiscale attraverso l’atteso l’accorpamento degli scaglioni di reddito e la diminuzione delle aliquote;
  • la riduzione del cuneo fiscale;
  • il contraddittorio obbligatorio;
  • l’autotutela;
  • il concordato preventivo biennale;
  • la definizione agevolata dei processi verbali;
  • la semplificazione di alcuni adempimenti;
  • il superamento del doppio binario nel processo tributario e nel processo penale tributario;
  • l’affermazione del principio di proporzionalità delle sanzioni tributarie rispetto alla violazione commessa.

Sono svolte epocali che vanno metabolizzate ed elaborate prima di diventare di ordinaria applicazione”. Ma ripensare il sistema fiscale significa automaticamente ripensare il ruolo del commercialista.

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Competenze e tutela del contribuente: la sfida dei nuovi testi unici

Così come non sarà facile, quando saranno tutti pubblicati e quando entreranno in vigore, il primo gennaio 2027, assimilare i testi unici che, se da un lato dovranno razionalizzare l’enorme quantità di disposizioni tributarie esistenti, dall’altro costringeranno gli addetti ai lavori ed i contribuenti a rielaborare tutte le loro pregresse conoscenze, per far fronte, ancora una volta, ad una rivoluzione normativa che, certamente fatta nel migliore dei modi, non può non creare, quantomeno nell’immediato, ulteriore confusione, e, probabilmente, occasione per l’applicazione di altre sanzioni.

“Come abbiamo già detto – chiosa Forastieri – tra il nuovo fisco ed i vecchi contribuenti ci stanno sempre i commercialisti. Professionisti i quali, da molto tempo, sono chiamati, di fatto, a svolgere un’attività di forte collaborazione con l’amministrazione finanziaria, come quando trasmettono dati e dichiarazioni, oppure come quando forniscono visti di conformità, alleggerendo in questo modo il lavoro di acquisizione dei dati da parte degli uffici e, seppure parzialmente, del controllo fiscale tipico degli stessi”.

Ma che, contemporaneamente, sono sempre costretti a “rincorrere” la novità del giorno (spesso a danno della vita familiare e della propria salute), per non fare incorrere i propri clienti nelle sanzioni previste dalla legge. “Ed anche per evitare a loro stessi – aggiunge l’esperto – di incorrere nelle grosse responsabilità che la legge, ma specialmente la giurisprudenza più recente, prevede in casi di errori, non solo per comportamenti dolosi (che giustificano pienamente il rigore della legge), ma anche per quelli frutto esclusivamente di comportamenti colposi, spesso di lievissima entità”.

Forse il settore fiscale è quello che, pur impegnando – spesso in modo prevalente – questi professionisti, dovrebbe rappresentare solo una parte del grandissimo lavoro e delle enormi competenze che l’abilitazione e l’iscrizione nell’albo professionale comportano. “Non si dimentichi – specifica Forastieri – che prima ancora di essere tributaristi, i commercialisti si occupano di contabilità e bilancio, di revisione legale, di procedure legate alle crisi d’impresa, di questioni legate alla nascita ed alle successive modifiche delle società, compresa la creazione e la gestione dei necessari assetti organizzativi, di valutazione di aziende, di passaggi generazionali in ambito aziendale, e di tanto altro ancora”.

“E, come gli avvocati – aggiunge – si occupano pure di contenzioso tributario, assumendo la difesa presso le Corti di giustizia tributaria, facendolo spesso e bene, ben conoscendo, oltre alle norme che regolano i singoli tributi, anche tutte le norme del codice di procedura civile e le altre disposizioni che regolano il processo tributario”.

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Riforma professione commercialista: verso la specializzazione necessaria

È da un bel po’ di tempo che in molti ambiti professionali la specializzazione è la regola. È noto che non tutti gli ingegneri sanno fare tutto (ci sono gli “edili”, gli “informatici”, i “gestionali”, i “meccanici”, ecc.). Così come è pure ben noto che non tutti i medici sanno curare tutte le parti del corpo. È chiaro che l’oculista non può fare bene l’ortopedico. Il neurologo non può fare bene il cardiologo, ecc.

“Anche l’onnicomprensività professionale dei commercialisti deve essere valutata bene. È impensabile che un bravo commercialista tributarista debba conoscere bene anche tutto lo scibile che riguarda le società; è impensabile che un commercialista che si occupa di contabilità (spesso anche di contabilità pubblica) possa svolgere attivamente attività che riguardano la crisi d’impresa. E così via”, precisa l’esperto.

Secondo Forastieri, appare dunque evidente che se parliamo del commercialista con la “C” maiuscola, non c’è nulla che sia di sua competenza che non debba conoscere. “Egli, peraltro, è sempre chiamato ad assumere il ruolo del regista dell’economia aziendale, garantendo fede pubblica e legalità al sistema economico. Ma, al pari del medico, la specializzazione, abbinata ad una ottima preparazione generale, forse è la soluzione migliore”, aggiunge.

E non solo per motivi legati alla sua competenza strictu sensu, ma anche per limitare la propria responsabilità, specialmente da quando, come già detto, l’orientamento giurisprudenziale tende sempre di più a coinvolgere il professionista nelle irregolarità (sia formali che sostanziali, sia colpose che dolose) dei contribuenti/clienti.

“Una responsabilità che già molti professionisti cercano di evitare, non solo stipulando adeguate polizze di assicurazione, ma anche (e soprattutto) adottando cautele abbastanza severe, magari descrivendo dettagliatamente nel documento di assunzione la natura dell’incarico professionale ricevuto, richiedendo apposite dichiarazioni scritte dal cliente sulla veridicità dei dati, rifiutando incarichi rischiosi, segnalando per iscritto anomalie o dubbi, facendo di tutto, cioè, affinché possa essere sempre dimostrata la diligenza alla quale il professionista è tenuto”, conclude.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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