L’oro ha già superato i 5.000 dollari per oncia, segnando un incremento di oltre il 1.100% rispetto ai 390 dollari del 1996. Un risultato straordinario, che però allontana molti potenziali investitori dall’acquisto del metallo giallo. Diversificare il portafoglio con altri metalli preziosi è diventata una strategia sempre più seguita. E il platino, con il suo +99% nel 2025 e fondamentali strutturali solidi, è una delle opzioni a disposizione. Partitaiva.it ha analizzato le sue caratteristiche, le sue performance nel tempo e l’effettiva convenienza dell’investimento.
Indice
Cos’è il platino e perché è così prezioso
Da sempre simbolo di eleganza e rarità, il platino è uno dei metalli preziosi più ricercati al mondo. La sua purezza commerciale raggiunge una concentrazione del 95-98%, nettamente superiore a quella dell’oro, il che lo rende non solo esteticamente pregiato ma anche ipoallergenico: una caratteristica che lo ha reso la scelta d’elezione per l’alta gioielleria e per chi ha pelle sensibile.
A distinguerlo dall’oro è anzitutto la sua rarità estrema: ogni anno vengono estratte nel mondo circa 150 tonnellate di platino, contro le 1.500 tonnellate d’oro — un rapporto di uno a dieci. Il Sudafrica detiene il primato produttivo con circa il 70-80% dell’offerta globale, seguito da Russia e Nord America. Questa forte concentrazione geografica rende il metallo particolarmente vulnerabile a tensioni geopolitiche e interruzioni operative, fattori che si ripercuotono direttamente sulle quotazioni internazionali.
Allo stato naturale si presenta sotto forma di granuli o legato ad altri metalli. La sua malleabilità, la resistenza al calore e la lucentezza naturale — che non sbiadisce nel tempo — lo rendono ideale per applicazioni molto diverse: dai gioielli all’industria aerospaziale, dall’odontotecnica all’elettronica, fino all’industria automobilistica, chimica, alle raffinerie di petrolio e alla produzione di celle a combustibile a idrogeno.
Le origini
Il platino fu scoperto nel 1735 durante una spedizione incaricata dal re Filippo V di Spagna con destinazione il Perù. La scoperta fu poi rivendicata da Antonio de Ulloa e da Don Jorge Juan y Santacilia. Ma le sue caratteristiche uniche vennero apprezzate per la prima volta dai francesi, nel XVII secolo, alla corte di Versailles: lì il platino divenne l’unico metallo prezioso degno di Luigi XIV, passato alla storia come il Re Sole.
Oggi, a quasi tre secoli dalla sua scoperta, il platino si trova al centro di una nuova fase della storia dei mercati: non più solo simbolo di lusso, ma metallo strategico al crocevia tra l’industria del futuro e i portafogli degli investitori globali.
Il mercato del platino: dove si scambia e come funziona
Il platino viene negoziato sui principali mercati internazionali di materie prime: il New York Mercantile Exchange (NYMEX), il Tokyo Commodity Exchange e il London Bullion Market. I contratti futures vengono scambiati in unità da 50 once troy. Al 20 febbraio 2026, la quotazione si aggira intorno ai 2.084 dollari per oncia, con un range delle ultime 52 settimane compreso tra 885 e 2.915 dollari, a testimonianza di una volatilità significativa ma anche di un potenziale di rialzo straordinario.
“Il platino, come l’oro, ha avuto una notevole impennata – spiega a Partitaiva.it Alfredo Musarella, specializzato nel settore preziosi a Catania –. Ma, a differenza dell’oro, che si presume continuerà a salire, questo quasi certamente si assesterà e le aziende si stanno già organizzando. Si prevede che il platino prenda in futuro il posto dell’oro e, poiché le macchine per lavorarlo sono differenti, gli addetti ai lavori si stanno adoperando per modificare e cambiare la produzione”.
L’esplosione del 2025: +99% in un anno
Il 2025 ha segnato una svolta storica per il platino. Il metallo ha registrato un’impennata di quasi il 100% nell’arco di dodici mesi — il massimo degli ultimi 17 anni — partendo da un minimo di circa 878 dollari per oncia e raggiungendo i 2.878 dollari il 26 gennaio 2026. Una performance che ha sorpreso perfino i professionisti del settore: come ha osservato Nicky Shiels, Head of Research & Metals Strategy di MKS Pamp, il 2025 è stato collettivamente “il più grande errore di sottostima nella storia dei sondaggi degli analisti della LBMA” per tutti e quattro i metalli preziosi principali.
Alla base della performance si trovano fattori strutturali e congiunturali che si sono sovrapposti. Dal lato dell’offerta, il World Platinum Investment Council (WPIC) ha registrato nel 2025 il terzo deficit annuale consecutivo, stimato in circa 692.000 once nella revisione più aggiornata del rapporto Q3 2025 (era 995.000 once nel 2024 e circa 850.000-900.000 once nel 2023). La produzione mineraria sudafricana, vincolata da cronico sottoinvestimento e dalla ristrutturazione avviata dai grandi produttori, ha faticato a recuperare i livelli pre-pandemia: l’offerta mineraria totale del 2025 è attesa ai minimi degli ultimi cinque anni.
Dal lato della domanda, hanno contribuito al rialzo la crescente richiesta di autocatalizzatori per motori a combustione interna — con segnali di rallentamento nell’adozione dei veicoli elettrici che hanno favorito il platino — l’interesse per le infrastrutture legate all’idrogeno (+20% la domanda nel settore), la forte ripresa della gioielleria in platino dalla Cina (dove le vendite di gioielli in oro sono crollate del 32% nel primo trimestre 2025, spingendo la produzione di gioielli in platino su del 26%), e i flussi in entrata negli ETF dedicati ai metalli preziosi, con lingotti e monete che hanno registrato una crescita del 47% anno su anno.
Platino vs oro: un confronto sempre più favorevole
Per decenni il platino ha scambiato a premio rispetto all’oro. Negli anni Duemila era comune vederlo valere il doppio del metallo giallo. Con il crollo della domanda dal settore automobilistico a combustione interna e la rivalutazione dell’oro come bene rifugio globale, il rapporto si è lentamente invertito: nel corso del 2025 il rapporto oro/platino ha toccato il picco di 3,59, per poi scendere bruscamente intorno a 2,47. Storicamente, i punti di svolta in questo rapporto hanno segnalato importanti riallocazioni di capitale verso il platino.
Negli ultimi dieci anni l’oro è cresciuto di oltre il 300%, mentre il platino solo del 100%. Tuttavia, nel 2025 lo slancio si è chiaramente invertito: il platino ha guadagnato quasi il 100%, contro una crescita dell’oro di circa il 63%. Questa sovraperformance ha acceso l’interesse degli investitori istituzionali, che stanno iniziando a riconoscere il platino come asset storicamente sottovalutato rispetto al suo valore intrinseco. Il platino resta comunque un metallo più volatile dell’oro, con oscillazioni di prezzo più ampie e rapide.
Le previsioni per il 2026 e oltre
Le previsioni degli analisti per il 2026 sono contrastanti ma in media orientate a una stabilizzazione o moderata correzione rispetto ai picchi del 2025. Secondo il WPIC, il mercato dovrebbe tendere all’equilibrio nel 2026, con un piccolo surplus stimato di 20.000 once — la fine del ciclo triennale di deficit strutturali — a condizione però che le tensioni sui dazi commerciali si allentino. Se le tensioni dovessero invece persistere, il mercato potrebbe tornare in deficit anche nel 2026.
Sul fronte dei prezzi, UBS ha alzato le stime a 1.550 dollari per oncia, mentre MKS Pamp stima un prezzo medio di 1.700 dollari per oncia nel 2026, con un massimo potenziale a 2.000 dollari. FXEmpire identifica uno scenario più ottimistico con una fascia obiettivo tra 2.170 e 2.300 dollari, a condizione che le condizioni macro rimangano favorevoli. Al 2030, le proiezioni oscillano tra 1.427 e 2.410 dollari per oncia.
Conviene investire nel platino? Pro e contro
Dopo la crescita del 99%, la domanda che molti si pongono è se convenga ancora comprare il platino oggi. La risposta dipende dall’orizzonte temporale e dalla tolleranza al rischio dell’investitore.
Il deficit strutturale dell’offerta — tre anni consecutivi in cui la domanda ha superato la produzione — rimane il principale argomento rialzista. Le scorte globali di platino sopra la terra si stanno esaurendo: secondo il WPIC, se il deficit dovesse riprendere dopo il 2026, le riserve disponibili potrebbero ridursi drasticamente entro la fine del decennio. Aprire nuove miniere richiede oltre dieci anni, quindi l’offerta non può reagire rapidamente ai prezzi.
Il platino è storicamente sottovalutato rispetto all’oro: il rapporto tra i due metalli resta vicino ai minimi storici, a 2,47 contro una media storica ben inferiore a 1. Questo gap suggerisce margine di rivalutazione nel medio-lungo termine. Inoltre, la domanda industriale è diversificata e crescente: idrogeno, celle a combustibile, elettronica, catalisi chimica e settore medico sono tutti driver strutturali che l’oro non ha.
Sul fronte investimento, esistono strumenti accessibili anche al risparmiatore retail: ETF fisici sul platino (disponibili su Borsa Italiana), lingotti e monete (anche tramite piattaforme online come BullionVault), e futures per gli investitori più sofisticati. Il platino può funzionare bene come asset di diversificazione all’interno di un portafoglio che già include oro.
Il rischio di correzione
Dopo un +99% in dodici mesi, tuttavia, il rischio di correzione è concreto. Il prezzo ha già subito una brusca discesa dal massimo di 2.878 dollari del 26 gennaio 2026 agli attuali 2.084 dollari in poche settimane, dimostrando una volatilità elevata. Chi entra oggi lo fa su livelli storicamente molto alti, ben lontani dai 885 dollari del minimo annuo.
Il mercato del platino è più piccolo e meno liquido di quello dell’oro, il che amplifica i movimenti di prezzo in entrambe le direzioni. Secondo UBS, se il platino dovesse rimanere significativamente più costoso rispetto al palladio, parte della domanda da parte dei catalizzatori automobilistici potrebbe spostarsi verso quest’ultimo, comprimendo la domanda. Inoltre, un’accelerazione inattesa nell’adozione dei veicoli elettrici ridurrebbe la domanda per gli autocatalizzatori.
La concentrazione geografica dell’offerta in Sudafrica e Russia rappresenta un rischio politico e operativo rilevante. Infine, una politica monetaria più restrittiva — come segnalato dalla Fed con la nomina del prossimo presidente Kevin Warsh, considerato più hawkish — tende a rafforzare il dollaro e a ridurre l’attrattiva delle materie prime denominate in dollari. Per chi vuole esporsi, gli esperti consigliano la gradualità, con un’ottica pluriennale e come componente minoritaria di un portafoglio diversificato, non come scommessa a breve termine su un metallo che ha già corso moltissimo.










Giuliana Avila Di Stefano