Boom offerte di lavoro in smart working: le professioni più richieste, le aziende che lo propongono e i guadagni

Lavorare da qualsiasi parte del mondo, con orari flessibili. Ecco le ultime tendenze e i professionisti più ricercati.

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Intesa Sanpaolo, Lavazza, Ferrero sono tra le imprese italiane più importanti ad aver fatto dello smart working uno dei pilastri del loro welfare aziendale. In un mercato del lavoro in continua evoluzione e che, dopo il Covid, ha fatto della flessibilità la sua (nuova) bussola, anche le aziende più piccole e meno conosciute si sono convertite alle offerte di lavoro per smart working, una modalità di lavoro in grado di far risparmiare tempo e costi. E, per questo motivo, considerata vantaggiosa sia per il mondo del lavoro dipendente che per le partite IVA. 

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Smart working in Italia: Nord vs Sud

Le offerte di lavoro per smart working proliferano in presenza di infrastrutture digitali in grado di supportarlo: fattore che, a detta dell’ISTAT, giustifica la “fortuna” che il lavoro a distanza ha avuto nel Centro-nord. “Città come Milano, Roma, Bologna e Torino – spiega l’Istituto nazionale di statistica – nel 2023 hanno registrato, tra i comuni con più di 150 mila residenti, le percentuali più alte di lavoratori da remoto, grazie anche alla presenza di grandi aziende e pubbliche amministrazioni più strutturate. Al contrario, nel Mezzogiorno, con alcune eccezioni, il lavoro da casa risulta meno frequente, riflettendo anche le caratteristiche della struttura produttiva del territorio”.

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Quali sono i lavori in smart working più richiesti

Secondo l’ISTAT i lavori in smart working più richiesti sono quelli collegati ad alcuni ambiti del settore terziario tra cui quello dei servizi dell’informazione e comunicazione (60,2%) nel quale rientrano, tra le altre, attività editoriali, telecomunicazioni, produzioni di software, servizi informatici. Un altro settore con un elevato potenziale per il lavoro a distanza è rappresentato dalle attività finanziarie e assicurative (43,7%) e, a seguire, dalle organizzazioni e organi extraterritoriali (41,0%) e dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (36,9%), settore che comprende il lavoro degli studi legali, di ragionieri, di commercialisti, centri di assistenza fiscale, attività dei consulenti del lavoro ed altro.

È interessante notare come i lavori in smart working ben pagati siano proprio quelli legati a professioni qualificate ad elevata specializzazione (30,2%), cioè quelle che richiedono competenze avanzate e autonomia decisionale. Un elemento, questo, che sfata il luogo comune dello smart working legato esclusivamente a mansioni di natura esecutiva e ripetitiva, con limitate responsabilità intellettuali o decisionali. 

Se da una parte il lavoro agile si presta a tutto ciò che è collegato in qualche modo alla tecnologia, dall’altro si rivela del tutto incompatibile, per ovvi motivi, con comparti quali commercio, manifattura e sanità. I settori con le incidenze più basse di attività in smart working, infatti, sono quelli che richiedono presenza fisica, lavoro manuale o interazione diretta con il pubblico, ovvero: attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico (2,9%), attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (3,8%), agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca (4,1%) e sanità e assistenza sociale (5,7%).

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Lavoro smart working prima esperienza: le opportunità

A privilegiare l’attività di smart working sono soprattutto le donne per ovvie ragioni di conciliazione tra vita familiare e vita professionale. Ma tra i più assidui smart workers ci sono anche i laureati. In Lombardia e nel Lazio i laureati che lavorano a distanza sfiorano addirittura la soglia del 40% (39,4% e 38,4% rispettivamente), mentre in Sicilia (18,4%), Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (19%) e Calabria (19,4%) si attestano al di sotto del 20%.

Anche se non si hanno esperienze lavorative, non bisogna disperare. Il lavoro in smart working come prima esperienza, infatti, può diventare un’opportunità concreta di occupazione anche per chi magari ha un titolo di studio ma è alle prime armi. Molte offerte per smart working, infatti, riguardano ricerca e selezione del personale, recupero crediti oppure le attività di segreteria che non richiedono competenze o esperienze specifiche. Un’altra opportunità arriva dalle lezioni on line, tra l’altro con guadagni che possono arrivare anche ai 360 euro giornalieri. Parola d’ordine, ancora una volta: flessibilità e autonomia.

Anche senza possedere grande esperienza lavorativa, l’attività di smart working può accompagnarsi a incarichi lavorativi interessanti e remunerativi anche nel mondo della comunicazione: scrivere online per blog o profili social; gestire la comunicazione social per aziende o professionisti; fornire servizi di grafica. 

I lavori in smart working, dunque, spaziano da ruoli più tradizionali (contabilità, recruiter) e creativi (video editor, designer) e servizi (tutor online, personal trainer), offrendo grande flessibilità e autonomia, con molte opportunità nel settore tech e dei contenuti online, fino al digitale (sviluppatore web, social media manager, copywriter, esperto SEO) e al supporto (assistente virtuale, operatore call center).

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Aziende italiane che assumono in smart working, chi sono e quanto pagano

Mars Italia, Beeyond, eCampus, TIM e Siemens sono solo alcune tra le aziende italiane che assumono in smart working. Mars Italia è considerata pioniera dello smart working, avendola sperimentata già a partire dagli anni Novanta. La multinazionale statunitense, leader nella produzione e commercializzazione di snack, mette anche a disposizione gli strumenti tecnologici (laptop, software, connessione a internet) necessari a svolgere il lavoro da remoto. Mars Italia paga circa 28.700 euro all’anno per ruoli come sales representative fino a oltre 45.600 euro per posizioni di responsabilità come account manager a Milano.

Programmatori, analisti, disegnatori grafici: sono questi i profili più richiesti dall’azienda Beeyond per attività in smart working. Anche l’Università telematica eCampus, cerca esperti di tecnologie web e informatiche ma anche semplici correttori di bozze. Secondo la piattaforma on line Jooble, TIM figura tra le migliori aziende smart working in Italia. Offre retribuzioni competitive che superano del 41% la media e che possono raggiungere i 23 mila euro l’anno per smart working part time. Sarebbe a dire: 1.918 euro al mese, 443 euro alla settimana o 11,33 euro all’ora.

Basta fare un giro sulle principali piattaforme specializzate per imbattersi in offerte di lavoro in smart working che provengono da aziende anche meno blasonate ma che non per questo non meritano di essere attenzionale. Eccone alcune. Smartcall, ad esempio, ha sede a Milano e a Caserta ed è costantemente alla ricerca di operatori di call center così come altre figure professionali, team leader e addetti al back office.

WaveMarketing è una società di consulenza specializzata in acquisizione clienti per aziende locali, composta da un team di oltre 30 persone con sede a Milano e Assisi. Offre fino a 2000 euro al mese per attività di copywriting con orari flessibili. Rigorosamente da remoto si svolge anche l’attività di collaboratore e-commerce offerta dall’azienda Wavemarketing.eu e che riguarda la promozione e distribuzione digitale di prodotti tramite canali online, con compenso mensile che può arrivare a superare i 2.600 euro.

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Boom attività smart working, quando e perché è cambiato il modo di vivere il lavoro

Gli ultimi dati ISTAT sulle offerte di lavoro per smart working ci dicono che in Italia, nel 2023, il 13,8% degli occupati (circa 3,4 milioni) ha svolto almeno un giorno di lavoro in modalità agile. Erano il 15,1% nel 2021, soltanto il 4,8% nel 2019. La pandemia segna la svolta decisiva: “Il lavoro a distanza – spiega l’ISTAT – è così diventato una componente strutturale della società, ridefinendo le relazioni tra lavoro e vita privata, tra spazi fisici e digitali, tra periodi di attività e di riposo, riducendo parallelamente i tempi e i costi degli spostamenti”. 

Nel 2018 la quota di smart workers e telelavoristi era appena del 4,8%. L’ISTAT sottolinea come, nonostante le nuove modalità di organizzazione del lavoro abbiano avuto un forte slancio durante il lockdown e si siano cristallizzate nel corso del tempo, nel nostro Paese la percentuale di occupati che utilizzano il lavoro a distanza resta comunque inferiore a quella della maggior parte degli altri Paesi europei, tra cui Finlandia, Irlanda, Svezia, Belgio, Germania e Francia.

Anche l’ultimo Rapporto Censis lo conferma: è cambiato il valore attribuito al lavoro. Quest’ultimo, oggi, ha assunto un ruolo ridimensionato rispetto al passato e subordinato alla qualità della nostra vita che schizza invece in cima alla lista delle nostre priorità. Una dimensione, quella privata e personale, che è diventata preponderante rispetto al resto: l’88,2% degli occupati ritiene che dovrebbe essere un diritto riconosciuto a tutti quello di avere tempo per il proprio benessere soggettivo. E la crescita dello smart working e delle offerte di lavoro che prevedono questa particolare modalità di lavoro si collocano proprio sul solco di una visione nuova, di un modo nuovo di concepire e vivere la vita lavorativa.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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