NASpI, comunicazione del reddito entro il 31 gennaio: chi rischia la sospensione

Chi rispetta la scadenza ha diritto ai nuovi importi rivalutati comunicati dall'INPS

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Entro il 31 gennaio, i beneficiari NASpI sono tenuti a trasmettere all’INPS la previsione reddituale per l’anno 2026. L’omissione di questo passaggio comporta la sospensione del sussidio con decorrenza retroattiva al 31 dicembre 2025. Infatti, c’è solo un caso in cui i soggetti sono esonerati da questo obbligo.

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Chi sono i beneficiari NASpI obbligati alla comunicazione del reddito

Tenuti all’adempimento sono tutti coloro che nel corso del 2025 hanno dichiarato un reddito diverso da zero. Tra questi rientrano quelli che hanno svolto attività lavorativa, con entrate compatibili con il sussidio nell’anno precedente. I lavoratori subordinati mantengono infatti il diritto alla prestazione in forma ridotta se il loro reddito è stato inferiore a 8.500 euro annui. E lo stesso vale per i titolari di più rapporti part-time che, a seguito della cessazione di uno dei rapporti, percepiscono la NASpI e mantengono un’altra attività lavorativa entro i limiti di reddito previsti. Mentre per autonomi o iscritti alla Gestione separata il limite per il reddito derivante da lavoro è di 5.500 euro annuali.

L’adempimento è obbligatorio anche per chi prevede di non avere alcun reddito per l’anno corrente. In caso di mancata comunicazione entro la scadenza, l’erogazione dell’indennità verrà sospesa. La finalità di tale comunicazione è infatti permettere all’Istituto di verificare la compatibilità della prestazione con le altre entrate del beneficiario e ricalcolare correttamente l’importo spettante.

Cosa cambia in caso di reddito diverso da zero

Chi dichiara un reddito diverso da zero (ma entro la soglia di 8.500 euro) riceve l’assegno in misura ridotta. L’INPS trattiene un importo pari all’80% del reddito comunicato, distribuendo questa decurtazione sulle rate residue del sussidio.

Se il reddito diverso da zero supera il limite di 8.500 euro non si ha più diritto alla riduzione ma si verifica la decadenza (perdita) del sussidio, a meno che non si tratti di un contratto subordinato di durata inferiore ai sei mesi. In questo caso infatti l’indennità viene sospesa per la durata del contratto e poi riattivata.

Casi di esonero

L’unico vero caso di esonero dalla comunicazione obbligatoria entro il 31 gennaio riguarda chi ha dichiarato un reddito nullo (pari a zero) nel 2025. Il sistema, in questo caso, presume la continuità della condizione di assenza di reddito. Al contrario, se il soggetto sa già che nel corso del 2026 inizierà un’attività o percepirà un reddito (anche se basso, tale da non perdere il diritto alla disoccupazione), l’obbligo di comunicazione scatta nel momento in cui tale attività ha inizio. L’unica scadenza che deve rispettare in questo caso è l’invio del modello NASpI-COM entro un mese dall’avvio dell’attività.

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Come funziona la comunicazione del reddito

Per procedere alla dichiarazione, i beneficiari del sussidio di disoccupazione devono inoltrare il modello NASpI-COM. La procedura è accessibile attraverso il portale INPS, autenticandosi con SPID, CIE o CNS. È possibile usare anche l’App IO o eIDAS, cercando il servizio “NASpI: indennità mensile di disoccupazione”. In alternativa, ci si può rivolgere ai patronati, che garantiscono assistenza come intermediari.

Avviso di notifica

Grazie ai fondi PNRR, mentre in passato l’INPS si limitava a pubblicare messaggi generali di richiamo, dal 2025 e quindi anche nel 2026 è operativa la “piattaforma proattività”, che invia ai percettori e-mail o SMS di notifica ricordando la scadenza da rispettare. In assenza di recapiti digitali, l’avviso viene inoltrato via PEC o posta ordinaria. Resta comunque la possibilità di verificare la propria posizione attraverso l’area riservata “MyINPS”.

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Importi NASpI 2026 in aumento

L’importo della NASpI non è fisso per tutti, ma viene calcolato sulla base della storia contributiva e retributiva degli ultimi quattro anni del lavoratore. Tuttavia, per il 2026, l’INPS ha stabilito dei parametri precisi che determinano l’ammontare massimo e le modalità di calcolo.

La retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni è il valore su cui l’INPS applica le percentuali di calcolo per determinare l’assegno. Nel 2026, se la retribuzione media del lavoratore è pari o inferiore a 1.456,72 euro, l’indennità spetta nella misura del 75% della retribuzione stessa. Se la retribuzione media è superiore, si aggiunge al 75% della soglia base anche il 25% della differenza tra la retribuzione media e la soglia di 1.456,72 euro.

Oltre alla soglia di calcolo, l’Istituto stabilisce un tetto massimo per l’erogazione mensile. Indipendentemente da quanto fosse elevato lo stipendio precedente del lavoratore, per il 2026 l’importo massimo mensile della NASpI non può superare i 1.584,70 euro.

La riduzione progressiva (décalage)

L’importo così calcolato non resta uguale per tutta la durata del sussidio, ma subisce una riduzione del 3% ogni mese dal 6° mese (151° giorno di prestazione). Solo per gli over 55: la riduzione parte dall’8° mese (211° giorno di prestazione).

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Durata

La NASpI spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. La durata massima non può comunque superare i 24 mesi (pari a 104 settimane), a condizione che il lavoratore possa vantare almeno 48 mesi di contribuzione nel quadriennio di riferimento.

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