Attacco Iran e caro carburanti e gas: perché lo Stretto di Hormuz minaccia prezzi e trasporti

L'escalation bellica in Iran infiamma i mercati energetici. Con lo Stretto di Hormuz sotto scacco, si temono rincari record per benzina, diesel e gas, con pesanti ricadute su trasporti e logistica.

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Guerra Iran prezzi carburante

L’instabilità in Medio Oriente torna a scuotere i mercati energetici globali. Con l’attenzione rivolta agli sviluppi geopolitici e alle possibili chiusure strategiche, l’Italia e l’Europa si interrogano sui rischi immediati per i prezzi di benzina, diesel e gas, oltre che sull’impatto diretto sui costi dei trasporti. Le conseguenze peggiori potrebbero subirle imprese e famiglie.

Perché la guerra in Iran fa aumentare il prezzo del carburante

Il punto critico della crisi attuale è lo Stretto di Hormuz. Come sottolineato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, questa arteria è vitale per l’economia internazionale: vi transita il 20% del petrolio mondiale (circa 17-20 milioni di barili al giorno) e rappresenta oltre il 30% del commercio globale di GNL (gas naturale liquefatto).

Già il solo timore di una riduzione parziale dei transiti ha innescato un effetto immediato sui listini, con una pressione significativa sui costi assicurativi e logistici.

Prezzi alle stelle: petrolio e gas in forte rialzo

Le quotazioni delle materie prime riflettono la tensione degli ultimi giorni, con balzi percentuali anche a doppia cifra.

Materia primaPrezzo registratoAumento percentuale
Gas (Amsterdam)39,40 €/MWh+23,41%
Petrolio Brent78,12 $ al barile+7,2%
Petrolio WTI71,79 $ al barile+7,1%

Mentre il comparto energetico corre, i metalli preziosi mostrano un andamento contrastante: l’oro sale dello 0,1% (5.395 dollari l’oncia), mentre l’argento cede lo 0,2%.

L’impatto sui trasporti e sulla competitività

Secondo le informative di governo, il rischio non riguarda solo il rifornimento alla pompa, ma l’intera catena di distribuzione. Si stima un aumento significativo sui costi dei trasporti fino al 30-40%.

Aurelio Regina, delegato di Confindustria per l’Energia, ha avvertito che l’attacco all’Iran porterà a una “elevata volatilità dei prezzi dell’energia” fino alla risoluzione delle tensioni. La richiesta alle istituzioni UE è chiara: mettere al centro la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività, evitando oneri che possano minare il sistema produttivo.

La reazione dei mercati: i settori che ci guadagnano e quelli che ci perdono

La crisi in Medio Oriente ha creato una netta spaccatura pure nelle Borse europee. Il settore del turismo e delle compagnie aeree ha perso il 2,9% a causa del caro carburante. Crollano titoli come Lufthansa (-6%), easyJet (-3,4%) e Ryanair (-2,3%). Anche il settore del lusso ne esce con le ossa rotte, cedendo il -3,9%, con perdite per Richemont, Swatch, Lvmh.

In rialzo, invece, il settore energia e utility con il +3,2%, spinto dai rialzi di petrolio e gas. E poi, per ovvie ragioni, il settore della difesa che guadagna lo 0,6%, con titoli come Bae (+6%) e Leonardo (+4%) in evidenza.

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