Dal 13 febbraio 2026, il formulario di identificazione dei rifiuti verrà mandato definitivamente in pensione per far posto al nuovo formulario digitale (denominato xFIR). Per anni, ogni volta che un carico di scarti partiva da un’azienda per andare ad un centro di smaltimento o di riciclo, doveva essere accompagnato da questo foglio. Dal prossimo mese, invece, si fa spazio al nuovo sistema telematico. Tuttavia, l’obbligatorietà del passaggio al digitale non è uniforme per tutti gli attori economici, ma è modulata in base alla dimensione aziendale e alla pericolosità dei rifiuti gestiti.
Nuovo formulario digitale (xFIR): per chi scatta l’obbligo
Secondo le direttive diffuse dal portale RENTRI – piattaforma digitale gestita dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – per le aziende con più di 10 dipendenti da febbraio scatta l’obbligo totale. Ogni tipologia di rifiuto, sia esso pericoloso o non pericoloso, dovrà essere accompagnata esclusivamente dal formulario in formato digitale. Per quelle con meno di 10 dipendenti vige invece un regime misto. L’xFIR è obbligatorio per i rifiuti pericolosi, mentre per quelli non pericolosi rimane ancora consentito, a discrezione dell’azienda, l’utilizzo del formato cartaceo. Lo stesso vale per: le attività agricole, agro-industriali, della silvicoltura, della pesca, così come il comparto delle costruzioni, demolizioni e scavi, il commercio, i servizi e la sanità. In questi casi si segue la regola della pericolosità. Quindi digitale obbligatorio per i rifiuti pericolosi, facoltativo per gli altri.
Queste regole valgono in generale per le realtà obbligate a iscriversi al sistema RENTRI. Ovvero per tutti quegli attori della filiera che, per dimensioni o per tipologia di materiali trattati, hanno un impatto significativo sull’ambiente. La mancata o incompleta tenuta del registro può costare tra i 2.000 euro e i 10.000 euro. Al contrario, i produttori che gestiscono esclusivamente rifiuti non pericolosi e non rientrano negli obblighi di iscrizione al registro possono continuare a utilizzare il supporto cartaceo.
xFIR, come funziona
A differenza del modulo in quattro copie, l’xFIR è un documento informatico unico online e viene aggiornato via via che il rifiuto si sposta. Il produttore (o il trasportatore su delega) genera il formulario sul portale RENTRI (o tramite software gestionale apposito) e il sistema assegna immediatamente un numero identificativo e una vidimazione digitale. Prima che il rifiuto parta, il produttore e il trasportatore firmano il documento digitalmente. In questo caso non serve più la penna, ma si usa l’app RENTRI o la firma digitale.
Durante il trasporto, il documento è digitale. Se le autorità fanno un controllo, il trasportatore mostra il QR code o il PDF dell’xFIR direttamente dal suo smartphone o tablet.
Come avviene il passaggio pratico
Dal 13 febbraio, i trasportatori e i destinatari dovranno essere pronti a gestire entrambi i formati. Infatti, se un produttore non è obbligato al digitale, continuerà a consegnare il foglio di carta. Se invece è obbligato, tutta la filiera dovrà seguire il percorso digitale.
Ogni azienda obbligata al passaggio all’xFIR, deve entrare nel portale RENTRI e associare i cellulari o i tablet che i propri dipendenti (autisti o magazzinieri) useranno per firmare. Questo avviene inquadrando un QR code generato dal portale. Non serve una chiavetta USB per ogni autista. Il sistema mette a disposizione una firma remota gratuita. Una volta configurata, basterà inserire un PIN o un codice OTP (come quello della banca) sul telefono per firmare legalmente l’xFIR.











Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it