Per chi opera in regime forfettario, la gestione degli incassi è un terreno minato. Poiché questo regime fiscale si basa rigorosamente sul principio di cassa, ogni euro che entra sul conto corrente concorre al calcolo della soglia limite dei 85.000 euro. Ma cosa succede se si riceve un bonifico per errore? Un doppio pagamento da parte di un cliente distratto o un acconto versato per una fattura poi annullata possono diventare un incubo burocratico.
Il rischio è reale: superare il tetto dei ricavi e perdere il regime agevolato (e la flat tax al 5% o 15%) per una semplice svista amministrativa. Ecco la guida pratica su come gestire queste somme e rendere innocuo l’errore agli occhi dell’Agenzia delle Entrate.
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Regime forfettario, perché un errore può far perdere l’agevolazione
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per le partite IVA che rientrano in specifici limiti di fatturato. Se il totale dei bonifici ricevuti nell’anno solare supera gli 85.000 euro, dall’anno successivo si passa al regime ordinario. Se si superano i 100.000 euro, invece, l’uscita è immediata.
Il problema sorge quando somme non dovute gonfiano artificialmente il fatturato. Per l’amministrazione finanziaria, ciò che entra in banca è, di norma, compenso tassabile. Spetta al contribuente dimostrare il contrario.
Cosa fare quando si ricevono somme non dovute
Non tutti gli incassi sono uguali. Ecco come gestire le tre fattispecie più comuni:
- il doppio pagamento, quando il cliente paga due volte la stessa fattura. La somma eccedente non va fatturata. Deve essere restituita immediatamente tramite bonifico, specificando nella causale “Restituzione indebito su fattura n. XY”. Si consiglia di conservare la contabile del bonifico di ritorno per dimostrare che quella somma non è mai diventata reddito;
- acconto ricevuto su fattura annullata, quando si emette fattura, si riceve l’acconto, ma poi l’accordo salta e la fattura viene stornata. È necessario emettere una nota di variazione (nota di credito). Questo documento fiscale annulla l’efficacia della fattura originale ai fini del calcolo del reddito. Anche in questo caso, la restituzione monetaria è la prova regina della neutralizzazione del ricavo;
- compenso ricevuto per errore da terzi, da un soggetto con il quale non si hanno rapporti professionali. In questo caso non si deve emettere alcun documento fiscale, si restituisce la somma e si conserva la prova documentale del giro di denaro.
La strategia per non superare la soglia degli 85.000 euro
Per evitare che l’Agenzia delle Entrate conteggi l’errore nel volume d’affari, occorre muoversi su due binari: tempestività e tracciabilità .
| Azione | Descrizione pratica |
| Restituzione immediata | Il rimborso deve avvenire, preferibilmente, nello stesso anno d’imposta in cui è avvenuto l’incasso errato. |
| Causale parlante | Nel bonifico di restituzione, scrivere chiaramente: “Restituzione somma non dovuta per errore materiale/doppio pagamento” |
| Nota di credito | Obbligatoria se per quell’incasso era stata emessa una fattura elettronica. La nota di credito azzera il valore fiscale dell’operazione. |
| Dossier documentale | Conservare una cartella con: fattura originale, nota di credito, estratto conto dell’entrata e contabile del bonifico di uscita. |
Quando l’errore fa superare i 100.000 euro
Se il pagamento ricevuto per errore fa lievitare il fatturato oltre la soglia dei 100.000 euro, la situazione è più complessa, perché comporterebbe il passaggio immediato all’IVA e al regime ordinario per tutte le operazioni dell’anno in corso.
In questo scenario, la prova della restituzione diventa essenziale. Se si riesce a dimostrare che la somma è un “indebito oggettivo” e la si restituisce, quella cifra non concorre al superamento del limite. Senza restituzione tracciata, l’uscita dal regime è praticamente certa.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it