L’energia rinnovabile cresce velocemente, ma non abbastanza per stare al passo con la domanda. Secondo il nuovo report dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), tra il 2026 e il 2030 i consumi cresceranno di oltre il 3,6% arrivando a circa 1.100 TWh all’anno. L’aumento è spinto dall’elettrificazione dell’industria, dai veicoli elettrici, dai data center e dall’intelligenza artificiale. Secondo l’IEA, ci troviamo ormai nell’era dell’elettricità (age of electricity), un’epoca in cui l’elettricità è diventata il motore principale della crescita economica. Tuttavia, nonostante l’energia solare, eolica e nucleare dovrebbero coprire metà del fabbisogno mondiale di elettricità entro il 2030, il divario tra domanda e offerta resta ancora ampio, con conseguenze importanti sui prezzi e non solo.
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Energia rinnovabile in Italia: numeri e obiettivi da centrare
Secondo i dati più recenti di Terna, nel 2025 l’Italia vedrà l’aggiunta di circa 7 GW di nuovi impianti a fonti rinnovabili, principalmente fotovoltaici. Tuttavia, l’obiettivo del Piano nazionale energia e clima (PNIEC) per il 2030 prevede circa 10 GW di capacità aggiuntiva ogni anno. Un obiettivo che però al momento sembra difficile da raggiungere. Infatti, il numero di impianti installati nel 2025 è diminuito rispetto all’anno precedente. Filippo Bovera, docente di sistemi elettrici per l’energia al Politecnico di Milano, sottolinea che il nodo principale è la lentezza nell’installazione degli impianti rinnovabili, nonostante il forte abbassamento dei costi di produzione. “Il ritmo attuale è troppo lento rispetto all’obiettivo di 10 GW all’anno”, spiega a Partitaiva.it Anna Pinnarelli, professoressa di Sistemi elettrici per l’energia dell’università della Calabria.
Il problema principale, dunque, è nell’insufficienza della rete e nella natura intermittente delle rinnovabili. “L’energia prodotta da solare ed eolico è variabile – sottolinea -. Non possiamo prevedere con certezza quando e quanto produrranno. Questo naturalmente crea difficoltà nel garantire la continuità della fornitura”.
Burocrazia e infrastrutture: gli ostacoli sistemici
Il rallentamento nel raggiungimento degli obiettivi del PNIEC dipende da problemi burocratici e da una rete elettrica che non è ancora all’altezza. Nonostante la Direttiva RED III abbia introdotto alcune semplificazioni amministrative, i tempi di autorizzazione restano lunghi. Secondo Pinnarelli, con l’attuale ritmo, gli obiettivi del 2030 potrebbero essere raggiunti con un ritardo di circa otto anni. “I sistemi di storage sono cruciali, ma ad oggi gli investimenti sono ancora limitati”, afferma.
Energia rinnovabile, le soluzioni per le imprese
Per far fronte alla scarsità di energia rinnovabile, le aziende italiane stanno adottando diverse soluzioni. Ad esempio, il Politecnico di Milano ha scelto di installare impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici. “È vero che un impianto installato su tetto ha un costo in media del 50% superiore a quello a terra, ma i risparmi derivanti dall’autoconsumo diretto di energia sono oggi circa il doppio di quelli garantiti dall’acquisto di energia solare a prezzo fisso in modalità off-site”, spiega Filippo Bovera, docente di Sistemi elettrici per l’energia del Politecnico di Milano.

Un’altra opzione per le aziende sono i Power Purchase Agreements (PPA), contratti bilaterali che permettono di acquistare energia rinnovabile a lungo termine a costi più bassi. “Questo tipo di accordo riduce i costi di fornitura, allineandoli ai costi di produzione degli impianti rinnovabili e consente di consumare energia a zero emissioni”, aggiunge.
La domanda di energia in Europa: le sfide globali
A livello europeo, la domanda di energia è trainata dall’elettrificazione dei trasporti, dall’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale e dagli effetti dei cambiamenti climatici estremi. Secondo l’esperta, infatti, l’integrazione dell’IA nelle reti elettriche è ormai inevitabile. “Necessaria per prevedere i picchi di domanda e ottimizzare la distribuzione dell’energia in tempo reale, nonché lo sviluppo di soluzioni per l’elettrificazione dei processi termici e l’uso dell’idrogeno verde per decarbonizzare i settori hard-to-abate”, continua Bovera. Il mercato energetico è così sempre più esposto anche alle dinamiche geopolitiche globali, come la crescente dipendenza dal gas naturale liquefatto (GNL).
Dal punto di vista politico, è fondamentale incentivare le imprese a coordinare digitalizzazione e risparmio energetico. Separare il prezzo dell’energia rinnovabile da quello del gas renderebbe l’energia più stabile e meno vulnerabile agli shock geopolitici. “È una priorità stabilire regole chiare e uniformi a livello nazionale per l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, riducendo i conflitti territoriali e i ritardi autorizzativi. Inoltre, occorre accelerare i tempi della burocrazia adottando il principio del silenzio assenso rafforzato, se l’amministrazione non risponde entro i termini stabiliti”, precisa.
Per l’Italia, rimanere competitivi nel settore energetico globale dipenderà dalla capacità di accelerare la transizione verso un sistema energetico più sostenibile. “Credo che l’azione politica sia fondamentale per il quadro complessivo, ma anche che il futuro sia già segnato, grazie ai minori costi di produzione delle rinnovabili. Procrastinare è dannoso per il nostro sistema paese”, conclude Bovera.












Cristina Siciliano
Giornalista e scrittrice