Donne laureate in Italia, voti più alti ma sottopagate: ecco quanto guadagnano in meno rispetto agli uomini

Il panorama accademico italiano restituisce l’immagine di una componente femminile estremamente performante, capace di superare i colleghi uomini per regolarità negli studi e qualità dei risultati

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Secondo il Rapporto di genere 2026 di Almalaurea, presentato all’università di Modena e Reggio Emilia, le donne laureate in Italia continuano a guadagnare meno rispetto ai colleghi. Nonostante la formazione eccellente, diversi sono gli ostacoli strutturali che impediscono la progressione di carriera. Tra questi, un fattore determinante risiede nella scelta dell’indirizzo di studio. Le lauree che oggi assicurano retribuzioni di ingresso più elevate e migliori prospettive di carriera sono quelle dove la presenza femminile è minore.

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Quante sono le donne laureate in Italia

Rappresentando quasi il 60% dei laureati complessivi, le studentesse dimostrano anche una maggiore efficacia nel completare il ciclo di studi. Nel dettaglio, riguardo al voto di laurea, la media femminile si attesta a 104,5 su 110, superando il 102,6 registrato dalla componente maschile. Inoltre, c’è una maggiore regolarità e costanza nel concludere il percorso formativo. Infatti, il 60,9% delle donne conclude gli studi nei tempi previsti, contro il 55,4% degli uomini.

Tuttavia, nonostante questi indicatori di successo, la presenza femminile tende a diradarsi man mano che si sale nei livelli della formazione superiore. Se tra i laureati le donne sono la maggioranza, la loro quota scende al 49,7% tra i dottori di ricerca (dato riferito al 2024).

Indicatore accademicoDonneUomini
Quota sul totale dei laureati~60%~40%
Voto medio di laurea (su 110)104,5102,6
Laurea conseguita nei tempi previsti60,9%55,4%
Quota tra i dottori di ricerca (PhD)49,7%50,3%
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Lauree STEM, ancora poche le laureate

Una delle ragioni principali per cui uomini e donne finiscono per avere percorsi lavorativi così diversi comincia già tra i banchi dell’università, al momento di scegliere cosa studiare. Si nota infatti una netta divisione tra le facoltà: mentre nell’area dell’Educazione e della Formazione quasi la totalità degli studenti è composta da donne (oltre il 95%), nelle cosiddette materie STEM – ovvero scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – la presenza femminile si ferma al 41,1%. Questo numero è rimasto praticamente identico negli ultimi dieci anni e cala ancora di più, arrivando al 36,7%, se si guarda a chi decide di proseguire con un dottorato di ricerca in ambito scientifico.

Ambito o livello di studioPresenza femminile (%)
Area Educazione e Formazione> 95,0%
Settori STEM (scienza, tech, ingegneria, matematica)41,1%
Dottorati di ricerca in ambito scientifico36,7%

Il problema è che proprio i settori tecnologici e scientifici sono quelli che oggi solitamente offrono stipendi iniziali più alti e carriere più veloci. Di conseguenza, il fatto che meno donne scelgano queste strade contribuisce in modo decisivo a mantenere quella differenza di guadagno tra i generi che vediamo poi nel mondo del lavoro.

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Gli stipendi delle donne: quanto guadagnano rispetto agli uomini in Italia

Come emerge dal report AlmaLaurea, le donne guadagnano mediamente il 15% in meno rispetto ai colleghi uomini. Questa differenza non è solo numerica, ma riflette una maggiore precarietà contrattuale, dato che le professioniste hanno meno accesso ai contratti a tempo indeterminato (52,1% contro il 57,8% degli uomini) e sono più spesso legate a contratti a termine.

Indicatore Occupazionale (a 5 anni dal titolo)DonneUominiDivario
Tasso di occupazione88,2%91,9%-3,7%
Contratti a tempo indeterminato52,1%57,8%-5,7%

Il divario retributivo diventa ancora più marcato quando si considera la genitorialità. La nascita di un figlio, infatti, agisce come un acceleratore delle disuguaglianze, penalizzando la crescita salariale femminile e rendendo più difficile il raggiungimento di posizioni di vertice nelle aziende. Allo stesso tempo, si osserva anche una distanza nei tassi di occupazione, con gli uomini che raggiungono il 91,9% a fronte dell’88,2% delle donne.

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