Bonus 100 euro nella CU 2026: chi deve restituirlo

Con l'avvio della certificazione unica 2026, molti lavoratori rischiano di dover restituire il trattamento integrativo (ex bonus Renzi). Se il reddito 2025 supera i 28.000 euro, scatta il recupero forzoso: ecco come gestire il conguaglio.

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L’arrivo della certificazione unica (CU) 2026 rischia di riservare una sorpresa amara per migliaia di lavoratori dipendenti. Con il completamento dei conguagli fiscali relativi all’anno d’imposta 2025, emerge infatti il pericolo concreto di dover restituire il bonus 100 euro (il trattamento integrativo IRPEF) erogato mensilmente in busta paga.

Il superamento delle soglie di reddito, spesso dovuto a scatti contrattuali o premi di produzione, trasforma il beneficio in un debito verso lo Stato che il datore di lavoro è tenuto a recuperare.

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Le soglie di reddito 2025 e il rischio restituzione

Il diritto al trattamento integrativo è strettamente legato al reddito complessivo prodotto nell’anno precedente. Per la CU 2026, i parametri di riferimento sono i seguenti:

Reddito complessivo 2025Esito nel conguaglio CU 2026
Fino a 15.000 euroBonus confermato (100 euro mensili)
Tra 15.001 e 28.000 euroSpetta solo se le detrazioni superano l’imposta lorda
Oltre 28.000 euroRestituzione integrale

Il rischio restituzione scatta non solo per chi ha ricevuto aumenti legati ai rinnovi dei CCNL, ma anche per chi non ha comunicato al datore di lavoro altri redditi (come quelli derivanti da locazioni o cedolare secca) che concorrono alla formazione del reddito complessivo, facendo saltare il tetto dei 28.000 euro.

Come avviene il recupero: la regola delle 8 rate

Se dal conguaglio emerge che il bonus non spettava, il datore di lavoro deve procedere al recupero delle somme. Per evitare un impatto troppo pesante su un’unica busta paga, l’Agenzia delle Entrate prevede una clausola di salvaguardia:

  • sotto i 60 euro il recupero avviene in un’unica soluzione nel primo stipendio utile;
  • sopra i 60 euro il debito viene automaticamente rateizzato in 8 rate di pari ammontare, a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio (solitamente febbraio o marzo).
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Controllare la CU 2026: i punti chiave

Per capire se si è in debito, è fondamentale saper leggere i quadri tecnici della certificazione unica, che deve essere consegnata ai dipendenti entro il 16 marzo 2026:

  • il punto 391 riporta il codice “1” se il bonus è stato erogato durante l’anno;
  • il punto 393 indica la somma effettivamente recuperata dal datore di lavoro durante le operazioni di conguaglio;
  • il punto 394 segnala l’importo che resta ancora da recuperare nelle rate successive.

La soluzione nel modello 730/2026

Qualora il sostituto d’imposta non riesca a completare il recupero o se emergono ulteriori redditi in sede di dichiarazione, il debito residuo dovrà essere gestito nel modello 730/2026. In questa sede, il contribuente ha però un’ultima carta da giocare: è possibile abbattere il debito facendo valere detrazioni aggiuntive (spese mediche, interessi del mutuo, ristrutturazioni edilizie) che potrebbero compensare, in tutto o in parte, la restituzione del bonus.

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