L’avviso di accertamento tributario integrativo: cos’è, come funziona e quando è illegittimo

L'avviso di accertamento tributario integrativo consiste in una seconda comunicazione dell'Agenzia delle Entrate al contribuente, e viene inviato in particolari situazioni di rischio evasione fiscale. Ecco come funziona e quando è illegittimo.

L’avviso di accertamento tributario integrativo: cos’è, come funziona e quando è illegittimo
  • L’avviso di accertamento tributario integrativo viene inviato dall’Agenzia delle Entrate al contribuente, in un momento successivo all’invio di un avviso di accertamento.
  • L’avviso di accertamento tributario integrativo è uno strumento per la lotta all’evasione fiscale.
  • In alcuni casi l’accertamento integrativo può essere considerato illegittimo.

Con l’articolo di oggi andiamo a trattare il particolare strumento dell’accertamento integrativo, messo a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria per modificare ed integrare un precedente atto di accertamento.

Si tratta di uno strumento volto a contrastare l’evasione fiscale, che può essere inviato ad un contribuente successivamente all’invio di un primo avviso di accertamento, per integrarlo con nuove informazioni per lo stesso anno per cui viene inviato. Prima di vedere nel dettaglio di cosa si tratta e come funziona, ci soffermeremo e analizzeremo la definizione di accertamento tributario.

Cos’è l’accertamento tributario?

L’accertamento tributario è uno degli strumenti a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria per contrastare l’evasione fiscale, e serve ad accertare la sussistenza di una maggiore base imponibile, non dichiarata dal contribuente, sulla quale calcolare maggiori imposte e sanzioni.

Attraverso l’attività di controllo, che sia per essere un’attività di controllo analitico, induttivo o sintetico, l’Agenzia delle Entrate qualora ne ricorrano i presupposti, rettifica quanto dichiarato dal contribuente mediante l’emissione dell’avviso di accertamento, nel quale verranno irrogate maggiori imposte oltre a sanzioni ed interessi.

Va da sé che maggiori interessi o sanzioni vengono applicate al trascorrere del tempo dal mancato versamento corretto delle imposte.

L’avviso di accertamento: cosa deve contenere

L’avviso di accertamento è quindi l’atto conclusivo dell’attività di controllo tramite il quale l’Agenzia delle Entrate notifica al contribuente la maggiore pretesa tributaria.

Trattandosi di un provvedimento amministrativo, deve essere motivato e deve contenere il presupposto necessario all’invio, pena la nullità dell’atto. Pertanto è necessario che siano illustrate le motivazioni dell’Ufficio che hanno portato ad accertare una maggiore base imponibile, dalla quale scaturisce una maggiore imposta tributaria, ed è necessario che siano illustrate le situazioni cui si ricollegano gli effetti dell’accertamento.

Inoltre l’atto deve essere sottoscritto da un funzionario, deve essere correttamente notificato al contribuente ed è necessario che siano indicate le aliquote applicate e le norme procedimentali. Il mancato rispetto delle condizioni sopra evidenziate, comporta la nullità dell’avviso di accertamento.

Tramite questo atto, l’ufficio notifica formalmente la pretesa tributaria al contribuente a seguito di un’attività di controllo sostanziale. Elenchiamo le parti essenziali che deve contenere un avviso di accertamento:

  • gli imponibili accertati e le aliquote applicate;
  • le imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d’imposta;
  • l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni nonché il responsabile del procedimento;
  • le modalità e il termine del pagamento;
  • l’organo giurisdizionale al quale è possibile ricorrere.

La mancanza di solo uno di questi elementi comporta la nullità dell’atto impositivo.

Accertamento integrativo

Quanti tipi di accertamento esistono?

Diverse sono le tipologie di accertamento nel nostro ordinamento tributario, che si distinguono in :

  • accertamento analitico;
  • accertamento induttivo;
  • accertamento sintetico;
  • accertamento extra-contabile.

L’accertamento analitico del reddito è volto alla ricostruzione del reddito del contribuente andando a verificare analiticamente la composizione dei redditi. Lo scopo di questo tipo di accertamento è quello di adeguare il reddito dichiarato al reddito effettivo, ricostruendo la base imponibile del contribuente con il controllo analitico dei redditi del contribuente.

Il metodo induttivo viene utilizzato quando, a seguito di verifica contabile, ci sono delle inesattezze e delle falsità degli elementi indicati in dichiarazione dei redditi; con questo metodo il controllo si potrà basare su presunzioni gravi precise e concordanti, quali:

  • reddito di impresa non indicato in dichiarazione;
  • sottrazione o irregolare tenuta delle scritture contabili;
  • mancanza di invio delle dichiarazioni o dei modelli per gli studi di settore/ ISA;

Data la particolare situazione per il contribuente, la legge in questi casi autorizza l’Ufficio di avvalersi di presunzioni non qualificate cioè prive di requisiti di gravità, precisione e concordanza, per poter effettuare la verifica.

L’Amministrazione finanziaria utilizza l’accertamento sintetico quando il reddito dichiarato non è adeguato al tenore di vita del contribuente e della sua famiglia. Il reddito complessivo viene determinato sinteticamente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta e spetta al contribuente l’onore della prova.

L’accertamento mediante gli studi di settore o ISA è un metodo di accertamento extra-contabile che si basa su calcolo dei ricavi presunti dall’impresa, basandosi su un metodo statistico e informatizzato.

Gli studi di settore erano uno strumento di affidabilità economica basato sui dati statistici con i quali l’Agenzia delle Entrate riusciva a determinare presuntivamente i ricavi dell’azienda. Quindi  questo sistema permetteva di capire la capacità potenziale di produrre reddito da parte di un contribuente tramite l’analisi dei dati dichiarati e di altri elementi extracontabili.

L’ente verificatore, se il contribuente dichiarava meno di quanto indicato dagli studi, era passibile di un’azione di accertamento, appunto extra contabile.

Oggi sono stati introdotti gli Indicatori Sintetici di Affidabilità fiscale ISA, una nuova metodologia statistico-economica che stabilisce il grado di affidabilità fiscale di imprese e professionisti, mettendo in pensione gli studi di settore.

L’accertamento con adesione

Quando viene notificato un accertamento fiscale e ci si accorge che quanto rilevato dall’Amministrazione potrebbe corrispondere al vero, o meglio, ci rendiamo conto che in un eventuale contenzioso, le possibilità di vederci annullato l’atto sono scarse, si può valutare di mediare con l’Agenzia al fine di vederci ridurre la pretesa fiscale, o si può valutare di presentare un’istanza di adesione agli uffici finanziari.

Questo strumento ci consente di rideterminare la pretesa tributaria in contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria, beneficiando di sanzioni ridotte ad 1/3 del minimo ed evitando le spese del contenzioso tributario. La procedura da seguire per definire la “discussione” con l’Agenzia delle Entrate è la seguente:

  • instaurazione del contraddittorio;
  • comparizione delle parti nella data fissata e discussione della vertenza;
  • eventuale esito positivo del colloquio;
  • stesura dell’atto di accertamento con adesione;
  • versamento delle somme o della prima rata;
  • rilascio dell’atto di accertamento con adesione da parte dell’Ufficio.
Accertamento integrativo illegittimo

Come funziona l’accertamento integrativo

Chiarito il concetto di accertamento tributario, passiamo adesso ad analizzare la possibilità da parte dell’Amministrazione Finanziaria di poter integrare e modificare gli atti già notificati mediante l’emissione, in base alla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi, di un accertamento integrativo.

La condizione necessaria al fine di poter emettere il nuovo avviso è che siano rinvenuti elementi nuovi, tali da modificare la pretesa tributaria, successivamente al primo accertamento. Pertanto nell’accertamento integrativo devono essere indicati, a pena di nullità, i nuovi elementi e gli atti o fatti emersi all’Ufficio.

L’Agenzia delle Entrate ha tempo fino alla scadenza degli ordinari termini di accertamento per emettere l’accertamento integrativo. E’ bene precisare che l’accertamento integrativo non rende nullo il precedente atto, ma lo integra con nuovi elementi.

Quando l’accertamento integrativo è illegittimo

Risulta importante non confondere l’accertamento integrativo con l’Autotutela Sostitutiva, poiché con quest’ultimo strumento, l’Amministrazione Finanziaria emette un nuovo avviso di accertamento che corregge vizi formali del primo atto annullandone gli effetti.

Dovrà considerarsi illegittimo l’accertamento integrativo quando L’Amministrazione risulta già essere in possesso degli elementi su cui si basa l’accertamento al momento della notifica del primo atto.

Infine va sottolineato che quando l’Agenzia delle Entrate notifica all’azienda un accertamento integrativo, è necessario che la motivazione di quest’ultimo richiami chiaramente i nuovi elementi sopravvenuti. In caso contrario, l’accertamento integrativo è nullo per vizio di motivazione.

Avviso di accertamento tributario integrativo – Domande frequenti

Cos’è l’accertamento integrativo?

L’avviso di accertamento tributario integrativo consiste in un avviso successivo al primo, inviato da parte degli enti preposti al controllo fiscale, al contribuente.

Quando viene inviato un accertamento integrativo?

Un accertamento integrativo viene inviato dall’Agenzia delle Entrate al contribuente quando emergono ulteriori elementi aggiuntivi rispetto al primo accertamento notificato.

Quando un accertamento integrativo è illegittimo?

Un accertamento integrativo è considerato illegittimo quando non vengono aggiunti elementi rispetto alla prima comunicazione. Scopri di più qui.

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Daniele Incardona

Dottore Commercialista e Revisore contabile

Dottore commercialista e Revisore contabile specializzato in contenzioso tributario, in fiscalità e diritto societario.

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