Un emendamento presentato dai relatori Tiziana Nisini, Walter Rizzetto e Chiara Tenerini al decreto Lavoro 2026 potrebbe modificare le regole per l’accesso ai bonus per le nuove assunzioni. La proposta è quella di modificare la normativa laddove prevede che gli incentivi all’occupazione vengano riconosciuti solo se si applicano i contratti collettivi nazionali firmati dai sindacati e dalle associazioni datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Se l’emendamento venisse approvato, queste agevolazioni potrebbero essere richieste anche dalle imprese che applicano CCNL meno diffusi o siglati da organizzazioni minori, a patto che rispettino determinate condizioni.
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Bonus per le assunzioni estesi ai contratti minori: come funziona l’estensione
Il decreto lavoro 2026 ha stabilito che per poter beneficiare degli incentivi occupazionali, le imprese devono garantire ai lavoratori un salario giusto, affidando alla contrattazione collettiva il compito di determinare una retribuzione adeguata.
In base alla norma attualmente in vigore, il parametro di riferimento è il trattamento economico complessivo (TEC) stabilito dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (i cosiddetti contratti leader), che tiene conto del settore, della categoria produttiva, dell’attività prevalente, della dimensione e della natura giuridica del datore di lavoro.”
L’emendamento proposto modifica proprio le modalità di misurazione di questo trattamento economico, consentendo alle aziende di accedere agli incentivi sulle assunzioni anche se applicano CCNL sottoscritti da sigle sindacali o datoriali minori, a condizione che tali contratti garantiscano un trattamento economico complessivo equivalente a quello dei contratti leader.
Se la somma delle diverse componenti economiche raggiunge la soglia minima richiesta, l’ostacolo all’ottenimento dei benefici decade, a prescindere dalla firma di provenienza del contratto.
Come si calcola il trattamento economico complessivo (TEC)
L’emendamento specifica quali elementi compongono il TEC per verificare l’equivalenza tra i contratti. Vengono incluse le voci retributive fisse e continuative (dirette, indirette o differite), quali:
- mensilità aggiuntive (tredicesima ed eventuale quattordicesima);
- indennità contrattuali fisse e continuative;
- prestazioni di welfare contrattuale estese alla generalità dei dipendenti.
Rimangono invece escluse dal conteggio tutte le somme variabili o discrezionali concesse ad personam.
L’opposizione dei sindacati
La possibilità di equiparare i contratti minori a quelli siglati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative ha suscitato la netta opposizione di CGIL, CISL e UIL. I sindacati confederali hanno espresso preoccupazione per il rischio che tale meccanismo possa legittimare indirettamente i cosiddetti contratti pirata.
La critica principale riguarda la composizione della busta paga. Un contratto con una retribuzione base più bassa potrebbe risultare formalmente equivalente a un contratto leader grazie all’inserimento di indennità o coperture di welfare. Tuttavia, per il lavoratore, la proporzione tra stipendio base, welfare e indennità comporta differenze sulla determinazione del trattamento di fine rapporto (TFR), sulla contribuzione previdenziale e sulla quota di reddito immediatamente disponibile.
Tempistiche per la conversione
Il testo del decreto è atteso per la discussione alla Camera a partire dal 9 giugno e la conversione in legge dovrà avvenire entro il termine tassativo del 29 giugno. Fino al completamento dell’iter parlamentare e alla pubblicazione del testo definitivo in Gazzetta Ufficiale, restano in vigore le regole attuali, che vincolano l’accesso agli incentivi al rispetto dei CCNL maggiormente rappresentativi.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it