Cryptovalute e stablecoin, arriva il Clarity act: cosa cambia e le preoccupazioni delle banche

L'esito della nuova normativa influenzererà indirettamente anche gli operatori europei.

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Il Clarity act supera il primo scoglio legislativo: la Commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti ha infatti approvato il disegno di legge sulla regolamentazione degli asset digitali – che in Europa dal 2028 vedranno una tassa unica sulle plusvalenze – con 15 voti favorevoli e 9 contrari. A fare la differenza sono stati due senatori democratici (Ruben Gallego e Angela Alsobrooks) che hanno votato insieme alla totalità dei colleghi repubblicani.

Pur non essendo ancora legge, il via libera del provvedimento in Commissione è un segnale politico molto chiaro e rilevante per un settore che da anni attende norme più chiare. Ecco perché e cosa cambierà.

Che cos’è il Clarity act e cosa prevede

Per comprendere quale sia la portata della novità, si ricorda che il Digital asset market clarity act ha come obiettivo quello di definire un quadro normativo organico per i mercati degli asset digitali, stabilendo standard in materia di sicurezza, trasparenza e tutela dei consumatori. Il provvedimento rientra nel più ampio percorso di normalizzazione del settore crypto avviato dall’amministrazione Trump ed è stato accolto con favore dalla maggioranza delle aziende del settore e dal mondo del venture capital.

Parallelamente sta inoltre avanzando anche il GENIUS act, che è invece dedicato specificamente alle stablecoin. “Il continuo avanzamento del Clarity act, insieme al GENIUS act dedicato alle stablecoin, riflette una crescente consapevolezza del fatto che gli Stati Uniti abbiano bisogno di un quadro normativo coerente, duraturo e competitivo a livello globale – ha dichiarato a Partitaiva.it Alessandro Ronchi, CEO e co-founder di Cryptosmart, exchange che ha lanciato per la prima volta in Italia il servizio regime amministrato nelle criptovalute –. In qualità di realtà italiana nel settore degli asset digitali, con una visione internazionale, accogliamo con favore i continui sforzi volti a far progredire la normativa sulla market structure negli Stati Uniti, verificheremo quali saranno i prossimi riscontri del mercato e gli effetti differenziali rispetto al MiCA”.

In ogni caso, prosegue Ronchi, “è certamente prematuro parlare di svolta. Tuttavia, il provvedimento conferma che esiste una volontà politica bipartisan di costruire regole stabili. Per anni il settore ha operato in un vuoto normativo che ha scoraggiato gli investitori istituzionali e reso difficile la compliance. Un quadro chiaro, anche se imperfetto, è sicuramente preferibile all’incertezza attuale”.

Quali sono le preoccupazioni sulle crypto ancora sul tavolo

L’audizione in commissione, durata circa due ore e mezza, non è stata priva di tensioni. Il settore bancario ha espresso le sue riserve sulla possibilità che la legge possa incentivare i gruppi crypto a offrire rendimenti sulle stablecoin, sottraendo raccolta ai depositi bancari tradizionali. Rimangono aperti anche i nodi sull’efficacia del provvedimento nel contrastare le transazioni illecite e i potenziali rischi per la stabilità finanziaria, in particolare per i fondi pensione.

Su quest’ultimo punto, l’esperto non esclude che le preoccupazioni del settore bancario abbiano un fondamento. “Se le stablecoin potranno remunerare i detentori come un conto deposito – afferma Ronchi – la competizione con le banche tradizionali diventa più concreta. Il punto è capire se questo sia un problema da regolamentare o un’innovazione da accettare. Il dibattito è aperto anche tra gli economisti”.

Sul fronte politico, invece, diversi senatori democratici che non hanno votato a favore in commissione hanno comunque lasciato aperta la porta a un sì in aula, a condizione che vengano introdotte alcune modifiche. In questo caso il principale ostacolo sembra essere di natura etica: in discussione c’è la possibilità di vietare ai funzionari governativi di alto livello di trarre profitto da legami commerciali con l’industria crypto, anche alla luce degli ingenti investimenti del settore nelle elezioni del 2024.

Tra gli altri punti tecnici ancora irrisolti, uno dei più rilevanti riguarda la distinzione tra asset digitali classificabili come securities e quelli considerati commodity e, di conseguenza, quale autorità, tra SEC e CFTC, avrà giurisdizione su buona parte del mercato. “Una linea sottile ma non priva di ripercussioni – spiega ancora il CEO di Cryptosmart – Da come verrà tracciata dipenderà molto: un errore in questa fase potrebbe generare anni di contenzioso e lasciare gli operatori in una nuova forma di incertezza, diversa da quella attuale ma non meno paralizzante”.

Il percorso verso l’approvazione definitiva

Il disegno di legge ha bisogno di almeno 60 voti favorevoli in aula al Senato per superare l’ostruzionismo parlamentare. Pertanto, occorre il consenso di almeno sette senatori democratici per proseguire lungo questo percorso. Superato lo scoglio, il testo dovrà passare alla Camera dei rappresentanti, dove una versione precedente del provvedimento era già stata approvata lo scorso anno.

Nelle prossime settimane, il lavoro si concentrerà sull’integrazione tra il testo della Commissione bancaria e quello della Commissione agricoltura del Senato, che segue un iter parallelo. È in questa fase che potrebbe trovare spazio anche la norma etica sui conflitti di interesse dei funzionari pubblici, su cui i senatori hanno indicato di essere vicini a un accordo, pur senza ancora formalizzarlo.

Il confronto con l’Europa 

Guardando al quadro globale, l’Europa ha preceduto gli Stati Uniti con il regolamento MiCA, entrato in vigore in modo graduale tra il 2024 e il 2025. Il confronto tra i due modelli sarà uno degli elementi più interessanti da osservare nei prossimi anni. “Washington cerca di recuperare con un approccio però più frammentato, diviso tra più commissioni e più autorità di vigilanza – conclude Ronchi –. MiCA ha puntato sulla centralizzazione e sulla certezza del diritto. Quale dei due sistemi risulterà più efficace lo dirà il mercato”.

In altri termini, se è vero che per gli operatori europei e internazionali l’esito del Clarity act è una questione geograficamente lontana, così non lo è nella sostanza. Exchange, emittenti di token e società di gestione patrimoniale che operano su scala globale dovranno infatti adeguare la propria compliance alle regole americane, che per dimensioni del mercato restano le più rilevanti al mondo.

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Roberto Rais

Giornalista e autore

Giornalista e autore, consulente e coordinatore editoriale, collabora con agenzie di stampe e società editoriali italiane ed estere specializzate in economia e finanza, gestione di impresa e organizzazione aziendale.

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