Arriva lo sgravio contributivo per la conciliazione famiglia-lavoro: quanto spetta alle aziende “virtuose”

All'interno del pacchetto di misure urgenti contenute nel decreto Lavoro, spicca un incentivo economico diretto per le imprese che decidono di investire strutturalmente nel sostegno alla natalità e nella flessibilità organizzativa.

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Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo sgravio contributivo per le aziende, destinato a premiare le realtà produttive che scelgono di investire nel welfare aziendale, facilitando la conciliazione tra impegni professionali e responsabilità familiari. Per dare seguito a questa iniziativa, con l’approvazione del decreto Lavoro sono stati stanziati circa 934 milioni di euro. Tuttavia, l’ottenimento del beneficio è subordinato all’ottenimento di apposita certificazione.

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A chi spetta lo sgravio contributivo conciliazione famiglia-lavoro

Possono accedere alla misura tutti i datori di lavoro – organizzazioni private e pubbliche, incluse le PMI e le grandi imprese – purché risultino in possesso della certificazione UNI/PdR 192:2026, una sorta di bollino di qualità che viene rilasciato alle aziende impegnate nel migliorare la quotidianità dei propri collaboratori. Non si tratta di un semplice riconoscimento formale, ma di un attestato che va richiesto e che conferma quanto un’impresa sia realmente capace di far convivere le esigenze della produzione con quelle degli affetti e della salute.

Come si ottiene la certificazione

Per ottenere la certificazione, l’azienda deve sottoporre i propri processi a un audit da parte di un ente terzo accreditato. Questo ente verifica il rispetto di specifici KPI (indicatori chiave di prestazione) stabiliti dalla prassi, assicurando che le politiche di conciliazione siano reali, strutturate e non solo dichiarate. Ad essere premiate sono le aziende che scelgono di investire su:

  • continuità di carriera e politiche contro il cosiddetto “mommy track” o le interruzioni di percorso legate alla vita privata;
  • maternità e paternità e misure di supporto attivo ai genitori;
  • agevolazioni per chi assiste familiari (i cosiddetti caregiver);
  • flessibilità organizzativa, modelli di lavoro agili e orientati al risultato;
  • welfare aziendale e salute, con programmi di benessere integrativo.
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Come fare domanda all’INPS

Una volta ottenuta la certificazione, l’azienda deve comunicare l’avvenuto riconoscimento attraverso il portale dell’INPS. La procedura avviene tramite istanza telematica, accedendo ai servizi online per le aziende e i consulenti. L’Istituto effettua una verifica d’ufficio sulla posizione dell’azienda e sulla regolarità del DURC (documento unico di regolarità contributiva), dopo di che assegna un apposito codice di autorizzazione per permettere il conguaglio dei contributi nei flussi Uniemens.

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Quanto spetta

L’esonero contributivo può arrivare fino all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, ma non può superare i 50.000 euro annui per singola impresa.

Contributi inclusi ed esclusi

Lo sgravio sconta la quota dei contributi previdenziali che l’azienda versa ordinariamente all’INPS (o altri enti previdenziali) per i propri dipendenti. Restano invece esclusi (in quanto non hanno natura previdenziale o sono destinati a fondi specifici):

  • premi e contributi INAIL;
  • quote a carico del lavoratore;
  • accantonamenti al TFR;
  • somme destinate a Fondi di solidarietà e Fondi interprofessionali.
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